giovedì 24 dicembre 2009

A Torino il più bel regalo di Natale

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A Roma non si riesce a capire che solo con il bike-sharing è possibile modificare le preferenze trasportistiche di una grande città, specie se questa grande città è orientata piuttosto verso l'auto e il motore a scoppio. Puoi costruire piste ciclabili a tonnellate. Puoi dedicare ettare e ettari di condominio allo zerovirgola dei condomini che posseggono la bicicletta e che la usano quotidianamente. Puoi costruire percorsi per il mare litiganto per decenni se farli a destra o a sinistra del Tevere, ma gli utilizzatori di biciclette resteranno una minoranza, degli amatori.
Nelle grandi città le biciclette debbono diventare dei mezzi pubblici e, qualcuno si offenderà, ma i mezzi pubblici non si posseggono: si usano quando servono, poi si lasciano ad altri. Come i taxi, come i tram, come gli autobus.
Dovunque lo stanno capendo e stanno correndo ai ripari. Dopo aver iniziato decisamente a trasfigurare Milano (ma ci pensate??), il bike-sharing sta arrivando a Torino con un grande progetto che prenderà avvio a giugno ed avrà il merito di accrescere, speriamo, la vergogna che i nostri amministratori dovranno provare ogni volta che metteranno il naso fuori da Roma. Iniziativa simpatica del bellissimo ToBike: gli abbonamenti sono in vendita già da ora per il più bel regalo di Natale che ci sia. Segnalatelo, con invidia, a tutti i vostri amici torinesi...

http://www.tobike.it/

mercoledì 16 dicembre 2009

Un bike-sharing come Milano? Basterebbero 160 cartelloni pubblicitari ad una ditta seria

39 commenti
Prendiamo avvio dal post di ieri per raccontare la tavola rotonda che è seguita alle esposizioni dei "casi a confronto" di bike-sharing internazionale.
Per Roma ha iniziato a parlare Marco Contadini, uomo-della-ciclabilità del Comune capitolino. Il suo mantra, da un po' di tempo a questa parte, è sostanzialmente il seguente: "non sono certo che il bike-sharing sia la cosa su cui puntare e anche se fosse, secondo me è assai costoso". Insomma Contadini fa l'avvocato del diavolo, pone il problema, istilla il dubbio. Secondo lui, a quanto parrebbe, le amministrazioni comunali di Milano, Siviglia, Lione, Parigi, Barcellona, Berlino, Vienna, Brescia e molto presto Torino, Bruxelles e molte, molte altre sono amministrazioni che si sono pigliate un rischio. Sono amministrazioni che hanno azzardato i quattrini che i cittadini avevano loro affidato in una operazione spericolata, ancora non codificata, di dubbio esito.
I, fatti, però, dicono il contrario. I fatti dicono che è il bike-sharing e solo il bike-sharing il mezzo attraverso il quale imporre (imporre!) la ciclabilità di massa. Non c'è se e non c'è ma: la strada è una e non è affatto un caso se tutte le maggiori capitali europee la stanno perseguendo. Dice Contadini: "ma se scopro che con gli stessi soldi del bike-sharing posso fare 100km di piste ciclabili cosa faccio?". Urca, trasecoliamo: fossero anche milleqqqquattrocento i chilometri non ci sarebbe dubbio. Le piste ciclabili sono una opzione, importantissima, ma una opzione. Il bike-sharing è (è!) trasporto pubblico puro. E' come dire: ho un milione di euro, faccio corsie preferenziali oppure compero nuovi autobus, magari non inquinanti? E che domande: ovvio che devi comprare autobus, perché le corsie preferenziali senza autobus non servono a nulla, indispettiscono i cittadini che si vedono sottratto suolo pubblico in cambio di niente, alterano l'urbanistica delle strade. Il punto è: va fatto il bike-sharing, tutto il resto viene a cascata, con naturalezza. Con il bike-sharing si renderanno poi necessarie le ciclabili e le si faranno (ma le si faranno come cristo comanda: in mezzo alla città, nelle strade dove la gente lavora, non lungo l'Aniene o sulle banchine del Tevere); con il bike-sharing -sono i dati di Milano e di Parigi, non le chiacchiere di bikesharingroma.com- aumenta e di molto la mobilità ciclabile privata: insomma la gente, dopo aver usato il bike-sharing, compra più biciclette. In definitiva grazie al bike-sharing l'utilizzo della bicicletta esce dal novero dei quattro sfigati che la utilizzano ora e diventa una roba di massa, una roba incontrollabile, una roba grazie alla quale si può completamente mandare all'ortiche (e finalmente) il concetto ridicolo di "comunità ciclistica" poiché quando decine di migliaia di persone utilizzano la bicicletta non c'è comunità che tenga, non c'è gruppetto, non c'è richiesta patetica: la bici diventa un servizio di TPL, non una posa da ambientalisti.
Ci ha provato, a farcelo capire, il consigliere comunale di Milano Maurizio Baruffi che interveniva essendo il capo del gruppo Amici della Bicicletta a Palazzo Marino. Ha detto che "Roma deve buttarsi, che deve gettare il cuore oltre l'ostacolo". Ha detto che tra spendere una cifra in bike-sharing o spendere la stessa cifra per regalare biciclette alla gente non c'è il minimo paragone sull'efficacia. Ha detto che i soldi vanno presi dalla pubblicità e che qualsiasi ente esponga -occupando suolo pubblico- impianti pubblicitari e da questi ricavi un guadagno, deve impegnarsi a restituire parte di questo guadagno sottoforma di arredo urbano, toilette automatiche, panchine, riqualificazioni e, anche, bike-sharing. Un discorso che a Roma è qualcosa di puramente alieno, marziano. Il nodo della questione è infatti tutto qui, anche se si cerca di mistificare, anche se si fa finta che il problema sia Fabio De Lillo, anche se si fa di tutto per non dire che il problema sta in un altro assessorato, quello al commercio governato da Daniele Bordoni.
Il bike-sharing, in tutto il mondo con poche eccezioni, si gestisce con il ricavo dei mq pubblicitari che i gestori prendo in carico per ogni stazione. Qualche esempio per capirci: a Milano la società Clear Channel prende 8mq di impianti pubblicitari per ogni stazione. Essendo circa 100 stazioni stiamo parlando di 800mq circa di impianti. Calati sui nostri 4x3, quelli che stanno da qualche mese completamente massacrando la città grazie alla scarsa resistenza che Bordoni sta opponendo alla mafia che governa questo settore, si tratta di 66 impianti. Sessantasei. Con sessantasei impianti potremmo avere un servizio come Milano? No, attenzione: il mercato pubblicitario romano è, come andiamo ripetendo da tempo, spadroneggiato da una terrificante camorra che abbatte la qualità degli spazi e deperisce tutto il settore dunque gli impianti valgono meno che a Milano, molto meno. Ma off record qualche uccellino ci ha detto che Clear Channel, qualora ci fosse un bando di cui Atac non parla perché non ne può parlare fintanto che Bordoni ritiene opportuno non pestare i piedi ai criminali (ma se hai timore della criminalità organizzata, dico io, perché fai l'assessore al commercio a Roma? E' una contraddizione in termini per dinci!), qualora ci fosse un bando, dicevamo, una ditta come Clear Channel potrebbe accettare per una aliquota circa due volte e mezzo quella di Milano. Diciamo che con 160 cartelloni 4x3 avremo un servizio al livello di Milano (dunque a livello eccellente), se solo si volesse. Come tutti sapete 160 sono i cartelloni che sono stati piantati abusivamente quest'oggi nel tempo che voi avete impiegato a leggere questo nostro articolo. Signori: ma di che stiamo parlando?
Questo è quindi il nodo attorno a cui gira tutto. E non è colpa di De Lillo, non è colpa di Atac, non è colpa di nessuno se non della situazione delle affissioni a Roma e di chi non ha la voglia, la forza o il coraggio per sanarla. Ma ci rendiamo conto o no che oggi Clear Channel, a Roma, non riesce neppure a installare tutte le sue bellissime stazioni dei bus (quelle bianche, illuminate) per la resistenza degli, ehmm, imprenditori della cartellonistica romana? Ma ci rendiamo conto che a Roma ci sono 200 aziende che gestiscono le affissioni mentre sono 3 a Parigi, 2 a Madrid, 2 a New York. Ma ci vuole tanto a costatare che questo comparto ha le caratteristiche anomale e impegnarsi politicamente per sanarlo?
Lorenzo Parlati, di Legambiente, non c'era. Gianluca Pin, di Bicincittà, era tutto radioso per la partenza del loro grande bike-sharing a Torino (e ci sarà da provare sana invidia pure per la Prima Capitale d'Italia visto come sarà bello http://www.tobike.it/) ed ha aggiunto una cosa importante: il bike-sharing cambia i comportamenti delle persone perché è visibile. Perché le stazioni sono li, evidenti a tutti, incuriosiscono. Giorgio Ceccarelli della Fiab -un altro che era venuto ad un convegno sul bike-sharing per parlare male del bike-sharing- ha detto che è un po' presto, che secondo lui non ci sono ancora abbastanza dati per capire se effettivamente è questa la strada da perseguire. Anche secondo lui a Parigi e a Barcellona sono dei pazzi avventurieri insomma...
E alla fine? E alla fine si è sbracato come al solito. L'ultimo intervento del pubblico è stato appannaggio della solita associazione pseudo-centrosocialista, very-ciclofficinaokkupata e via con tutto l'armamentario arruzzonito della ciclabilità come mood politico, come atteggiamento sociale, come riscatto morale. Con instanze da condominio (ma da condominio nel vero senso della parola). Cioè dopo aver sentito parlare le più grandi multinazionali del mondo che si occupano di ciclabilità, dopo avere sentito le esperienze delle metropoli europee e su come hanno cambiato grazie al bike-sharing il modo di vivere la loro mobilità, dopo avere appreso che a Parigi il 10% degli spostamenti avvengono su bicicletta quando fino a qualche anno fa quella era una città-fatta-per-le-auto queste associazioni non si vergognano nel continuare a chiedere che le bici possano essere messe nel cortile del condominio e che possano essere trasportate in metropolitana e che si faccia la ciclabilina di qua, la ciclabilina di giù, e il ponticello sul Tevere e che vengano tolte le foglie dalla pista. Dopo ore in cui da Milano a Parigi gli è stato spiegato che la bicicletta è un mezzo di trasporto, questi signori insistono nell'interpretare il muoversi in bicicletta alla stessa stregua del possedere la bicicletta. Ma se la bici è un mezzo di trasporto, che senso ha possederla? Forse noi possediamo un vagone del tram nel cortile del condominio? Custodiamo un autobus Atac nel nostro box auto? E se c'è una stazione del bike-sharing alla fermata San Giovanni della metro e ce ne è un'altra alla fermata Spagna, che senso ha per me portarmi dietro una bicicletta mia dal punto A, al punto B quando in entrambi i punti posso prelevare biciclette condivise? Dobbiamo riuscire a capire, ma per ora siamo ottimisti, se queste persone che si producono ad ogni riunione in interventi anti-bike sharing ("il bike-sharing è una conseguenza della ciclabilità, non è il punto di partenza", mai cagata più grande fu pronunziata; oppure: "a me non interessa il bike-sharing perché ho la mia bicicletta"), dobbiamo riuscire ancora a capire, dicevamo, se questa gente è in cattiva fede, se semplicemente non viaggia e non ha mai viaggiato oppure se, pur viaggiando, non è capace di capire cosa sta succedendo a nord di Settebagni. Se vogliono le biciclette, se le vogliono curare nelle loro ciclofficine facciano comitati di collezionisti o di modellismo, non comitati che si occupano di mobilità, perché la mobilità è altra cosa e cosa terrificantemente più seria. Certo è, e su questo non siamo appiattiti sulle posizioni di Marco Contadini finché le associazioni continueranno a litigare l'amministrazione avrà ben poco incentivo ad intervenire seriamente nel settore. E, come al solito, da bravi romani, stiamo facendo il gioco dei nostri mediocri amministratori.

martedì 15 dicembre 2009

Bike sharing a confronto. Imbarazzo, vergogna, invidia e rabbia verso gli altri...

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Non abbiamo ancora ben sintonizzato l'associazione Clorofilla. Ancora non sappiamo se ci piace oppure no. Sta di fatto che questi ambientalisti di nuovo conio (finamente!), questi nemici del nimby (finalmente!), questi signori che non puntano a abbattere le ciminiere, ma puntano semplicemente a farvi uscire dei fumi puliti (finalmente!) hanno avuto un merito: portare in città i (diretti o indiretti) responsabili di altri servizi di bike-sharing, specificatamente quei servizi che -a differenza del nostro che bike-sharing non è- funzionano e che hanno letteralmente trasfigurato in meglio la mobilità delle città in cui sono stati implementati.
Ma torniamo a bomba, perché al tavolo che doveva mettere "esperienze a confronto" c'era anche un posto per l'Atac che, suo malgrado, assai malamente gestisce il servizio a Roma. Il primo (per la verità un filo soporifero) intervento è stato infatti di Sandro Bartolucci, responsabile per Atac del bike-sharing. Cosa abbiamo imparato? Che, tra le cose fatte per il bike-sharing da parte di Atac- risultano ai primi posti il rifacimento della livrea delle bici (uhm!), il sito web rinnovato (uhmmm!) e una applicazione iPhone (uao!). E che Atac, una volta preso in carico il servizio in quel fatidico primo giugno del 2009, ha "rimpolpato il parco bici di Cemusa" (ah si? Noi ci ricordavamo che a causa di un errore in fase di abbonamento erano volate via cinquanta bici per furto, anzi meglio per gentile omaggio agli utilizzatori da parte di Atac!). Abbiamo poi appreso da Bartolucci, parole sue signori e signore, che il servizio è stato virato su una "tariffazione adatta al pubblico dei turisti" (gulp!) e che l'utilizzo del servizio non è cambiato. Atac, pur sapendo dello sfacelo a cui è sottoposto il servizio, è costretta a dichiarare in pubblico (non in privato!) che "chi utilizzava il servizio prima lo utilizza anche ora, pagando la prima mezz'ora". Vabbe, no comment. Qualche numero? Qualche numero! Dal famoso 1 giugno 2009 al 10 dicembre 2009 i prelievi di biciclette sono stati meno di 35 mila. Fanno poco di più di 180 prelievi al giorno. Una roba che non serve neppure a fare le tanto decantate statistiche che l'Atac si vanta di stare archiviando. 180 prelievi al giorno vuol dire che in media, ogni giorno, ogni bicicletta è usata uno virgola qualcosina volte. Uno scempio anche solo tenere attivo il servizio in una condizione del genere. Ma 180 prelievi al giorno (considerando che il 77% stanno entro la mezz'ora) significa che Atac guadagna dal servizio circa 100€ al dì. 3000€ al mese. Avete capito? Tengono il servizio in stato di catalessi, in stato di coma indotto, per guadagnare 100€ al giorno.
Andiamo avanti e smettetela di vomitare voialtri! Le nuove stazioni di cui vi abbiamo già parlato? E' confermato che saranno 44. E' confermato che lasceranno ancora privi di bike-sharing (quando tornerà ad essere bike-sharing) posticini come il Ludovisi e Via Veneto, Castro Pretorio, l'Esquilino, il Celio, Testaccio, Ostiense, Appio Latino... Naturalmente la Stazione Termini, secondo i piani di ampliamento di Atac, non abbisogna di alcun bike-sharing, può farne a meno: a Milano devono essere degli imbecilli ad aver circondato la Centrale di ciclo posteggi. In compenso vi sarà ampia copertura del Rione Prati. Già, i nuovi stalli, ma quando verranno fatti? I finanziamenti non ci sono e non si sa se mai ci saranno e quando. L'interlocutore è il Ministero dell'Ambiente. E francamente ci fidiamo un pelino di più di Marco Contadini -l'unico che al comune ce capisce di bicicletta- che ha dichiarato che per ora non ci sono date piuttosto che del Sindaco dalle scarpe ortopediche (copyright Dagospia) che proprio oggi, a Copenaghen, ha dichiarato: "44 nuove stazioni entro due mesi; 400 entro la fine del mandato". Già, ma del mandato di quale sindaco?
Le altre esperienze a confronto le conosciamo come le nostre tasche. C'è stato un bell'intervento da parte di un consigliere comunale verde di Parigi che ha collocato il bike-sharing come elemento costitutivo per una visione nuova di città. Ha ricordato quello che noi diciamo sempre, ovvero che prima del bike-sharing Parigi era una città completamente avulsa alle biciclette; ha raccontato che condividere una bicicletta è qualcosa che fa diventare cittadini migliori perché innesca dei meccanismi solidali tra utilizzatore e utilizzatore; ha sottolineato (ogni frase di questo signore in un contesto come quello romano figurava come ipotetica lezione di vita per i nostri amministratori) come anche a Parigi i problemi delle soprintendenze siano notevoli ma che, in un modo o nell'altro, poi si riescano a fare le cose.
Si è infine passati a Milano. Giuseppe Mistretta di BikeMi ha raccontato vita e virtù del servizio di bike-sharing meneghino che sta modificando le abitudini di vita di migliaia e migliaia di milanesi. Mistretta ha anche smontato le tante cassandre che vorrebbero il servizio milanese avviato alla bancarotta: i problemi di questo anno, infatti, sono semplicemente stati burocratici: i circa duecento impianti pubblicitari che occorrono alla Clear Channel, la multinazionale che gestisce il servizio, per sostenere l'operazione non sono stati ancora tutti sbloccati dal Comune il quale ha invece di buon grado sbloccato e autorizzato tutte le stazioni. Da qui il milione di buco che è causato da un disservizio della amministrazione, non certo da un errore di budgetizzazione del BikeMi che, anzi, grazie agli abbonamenti settimanali e giornalieri macina da fare invidia.
Volete ragionare sui numeri? Accomodatevi: e vi basti questo raffronto. Milano ha oggi il quadruplo delle ciclostazioni di Roma; se entrambi i servizi fossero gestiti virtuosamente ne dovrebbe derivare che a Milano dovrebberoe esserci il quadruplo dei prelievi: da noi 180, da loro circa 700. E' così: manco per il ciufolo. "A Milano nelle ultime settimane" ha ghignato Mistretta "abbiamo agevolmente superato i 4000 prelievi al giorno". E fa pure un freddo cane...
E' seguita una piccola tavola rotonda sulla quale abbiamo da apporre alcune riflessioni e non ce ne vorrete se lo faremo domani.

lunedì 14 dicembre 2009

Bike-sharing. Domani, altre chiacchiere...

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Trattasi del convegno "Bike-Sharing. Esperienze a confronto" meritoriamente organizzato dalla Associazione Clorofilla per domani (15 dicembre) presso l'Urban Center del XI Municipio in via Nicolò Odero 13 (in the heart of Garbatella). Chiacchiere, meglio di niente...


Ore 9,30
Esperienze di Bike sharing a confronto
I casi di Roma, Milano e Parigi
Sandro Bartolucci, Responsabile servizio bike sharing Atac
Sergio Verrecchia, Project Manager bike sharing Clear Channel
Mehdi Guadi, Consigliere Municipale Parigi


Ore 10,45 Coffee break


Ore 11,00
Tavola rotonda: La bici, mezzo di trasporto pubblico individuale
Coordina:
Luca Bonaccorsi, Direttore Terra
Partecipano:
Marco Contadini, Coordinatore Sviluppo ciclabilità urbana, Comune di Roma
Athos De Luca, Consigliere Comunale, Comune di Roma
Maurizio Baruffi, Coordinatore intergruppo consiliare “Amici della bicicletta”, Comune di Milano
Lorenzo Parlati, Presidente Legambiente Lazio
Giorgio Ceccarelli, Consiglio Nazionale FIAB
Gianluca Pin, Responsabile Progetto Bicincittà

martedì 8 dicembre 2009

Ci mancava il fumo negli occhi di Natale

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Ormai la parolina magica se la giocano così, a caso, buttandola nella mischia. Come fumo negli occhi del consumatore, cittadino, pollo di turno. Stavolta è stata la volta del Natale. E della mobilità da riorganizzare per l'assalto di dicembre ai negozi. Tra le altre cose (tra cui la siderale minchiata di smantellare la ZTL fino alle 14) si è detto, senza mai specificare che, quando, come e dove, che verrà "potenziato" il bike-sharing. La cosa è uscita su tutti i giornali, è stata rilanciata dalle agenzie, ma non è stata mai più specificata, spiegata, illustrata (tantomeno sul sito ufficiale del bike-sharing). "Per il Natale potenzieremo il bike-sharing", ha detto il Comune. Intanto si butta la scemenza lì, non è vero nulla, ma qualcosa resterà, e infatti i giornali hanno abboccato...

giovedì 3 dicembre 2009

Auguri BikeMi !

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E che dobbiamo fa? Parliamo di Milano! Qui a Roma va di moda parlare male di BikeMi, da parte degli amministratori pubblici e dei tecnici del Comune. "Ha un sacco di debbbiti" dicono loro con quattro 'b'. Sarà, ma intanto a Milano il bike-sharing ce l'anno, e che bike-sharing. E noi no!

Di più: ce l'hanno da un anno tondo tondo. 3 dicembre 2008 \ 3 dicembre 2009.
E' l'occasione buona per visionare qualche numero del servizio che sta cambiando la mobilità milanese e che sta facendo, sotto sotto, vergognare molta gente a Roma.

abbonamenti annuali - 12.877
abbonamenti giornalieri - 10.958
abbonamenti settimanali - 2.571
abbonamenti sottoscritti via web - 70%
news inserite nel sito - 147
contatti al sito - 380.522
abbonamenti occasionali, nazionalità - 1° italia; 2° olanda; 3° gran bretagna; 4° germania; 5° francia
abbonamenti annuali, professione - 27% impiegati; 24% imprenditori; 15% dirigenti...
prime tre stazioni per utilizzo - 1° cadorna1; 2° duomo; 3° san babila
bici rubate - 25
bici danneggiate - 8

sabato 28 novembre 2009

La mobilità ciclabile a Roma? La uccidono le associazioni ciclistiche

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Dopo la prima riunione, convocata nella primavera scorsa, passarono il bike-sharing all'Atac e - de facto -  lo chiusero. La seconda riunione giovedì 26 novembre, soltanto dopo la morte di Eva di cui tutti sappiamo. Ogni ulteriore commento sull'attenzione dell'Assessorato alle associazioni che si occupano di mobilità ciclabile risulterebbe superfluo.

Tuttavia tante cose che ci sono piaciute son state dette l'altro giorno in assessorato, presenti tutte le associazioni di ciclisti. Tante cose che ci sono piaciute e tante che ci sono piaciute assai meno. Partiamo dalle prime. Costatiamo, finalmente, lo sciogliersi del fronte-della-pista-ciclabile. Finalmente alcune, molte, associazioni di ciclisti lo dicono: "non ce ne frega un cappero delle piste ciclabili". Care arrabbiate e realizzate -per non dare noia alla mafia dei commercianti- in territori lontanissimi dalla città urbanizzata, le piste ciclabili sono una delle mistificazioni più grandi della storia delle politiche della mobilità. All'estero, grazie ad un arredo urbano di qualità, nelle piste ci mettono le auto, non le bici, le carreggiate -prive di sosta, perché la sosta è sottoterra- sono ben delimitate; tutto il resto è zona pedonale, ciclabile e quant'altro.
Abbiamo sentito anche parlare di arredo urbano, uno degli altri temi chiave di questa città. Finché non si farà focus su questioni tipo queste, buonanotte. Ma soprattutto buonanotte finché non si farà focus sul bike-sharing.

Ehssì perché dovete sapere che il bike-sharing è completamente -o quasi- uscito dall'agenda delle associazioni ciclistiche. Non hanno capito, o non voglion capire, che l'unica strada per cambiare la faccia alla mobilità della città è quella. Al di sotto dei cinque chilometri di spostamento, la bicicletta è così competitiva che, mettendone davvero a disposizione diverse migliaia in condivisione, si sconvolge la mobilità urbana. Le nostre associazioni, invece, pensano alla ciclabilina de Ostia, alla corsietta der Mandrione, al regolamento condominiale per posteggiare le biciclette. Non hanno capito che la bicicletta si è trasformata in un mezzo di trasporto e i mezzi di trasporto non si posseggono, si usano! La metro non è di nessuno, un autobus non me lo debbo parcheggiare nel mio condominio! La verità vera è che le associazioni ciclistiche sono la vera causa per cui in questa città non si fa e non si farà nulla per la ciclabilità: niente preparazione, niente riflessione, incapacità di fare confronti con l'estero, atteggiamento -sostanzialmente- sfigato, residuati di centri sociali sparsi... E soprattuto, come dicevamo, incapacità di capire le potenzialità del bike-sharing.

Parigi? Parigi era la città con la mobilità più pericolosa del mondo: cattivo tempo, ghiaccio, pioggia, foglie, pavè, boulevard dritti dove automobilisti antipaticissimi sfrecciano a mille all'ora. La faccia della città in due anni è completamente mutata. Grazie alle piste ciclabili? Grazie ai regolamenti condominiali? Grazie ad astrattismi come l'intermodalità? Grazie alla micidiale puttanata delle "Zone 30"? No, solo l'implementazione di un servizio di bike-sharing. Barcellona? Barcellona era una specie di Napoli: qualche migliaio di bici in condivisione ed è diventata un posto gradevole e civile. I casi sono decine ormai. L'ultimo è Milano, clamoroso. A Milano non ci sono associazioni di ciclisti con vecchi signori che sbraitano cretinerie. A Milano ci sono migliaia e migliaia di persone che usano la bicicletta senza sentirsi parte di una minoranza bersagliata e sfigata. La usano non per il gusto di sentirsi gli ultimi dei mohicani. La usano non per convinzione politica o stupidamente ecologica. La usano perché gli fa comodo, li fa risparmiare sia denaro sia tempo. Semplice, no?

A Roma non si può. Perché una mafia gestisce le affissioni e perché l'amministrazione non ha nessuna voglia di lavorare su e contro questa mafia. Questo è il problema e a causa di questo problema il pur bravo Marco Contadini, maggior esperto di bici della macchina comunale e dunque perfetto conoscitore della situazione, si è assai adirato al nostro intervento dove facevamo notare la vergogna dell'attuale bike-sharing. Per fortuna, goffamente contrastato da un imbarazzante assessore ("ma non mi dite che per 50cent a mezz'ora cambia qualcosa..."), Contadini è venuto sul nostro territorio: "il bike-sharing non funziona". Contadini lo sa bene: il servizio non funziona non per colpa di qualcuno, non funziona semplicemente perché così non può funzionare e perché nessun bike-sharing al mondo ha la prima mezz'ora a pagamento.

Ci è solo spiaciuto che, per togliere d'impaccio De Lillo che doveva rispondere sull'invasione cartellonara a Roma (perché i mafiosi possono avere migliaia di cartelloni a Roma e Clear Channel, a Milano, con 206 cartelloni mandano avanti il bike-sharing?), Contadini ci abbia accusato di fare "interventi strumentali". E strumentali per chi? E contro di chi? Forse si intendeva un intento politico? Niente più lontano dai nostri intendimenti. L'unico strumento che ci interessa è la bicicletta, ma come mezzo di trasporto non come oggetto per far passare la domenica a qualche signore; come servizio di tpl, non come aggeggio di svago. A noi la bicicletta non ci interessa, non la vogliamo possedere, non abbiamo questo feticismo, semplicemente la vogliamo utilizzare (e vogliamo che la utilizzino decine di migliaia di persone) perché e solo perché è più economica, più veloce, più sana e più pratica per andare da tale a talaltro punto per andare a lavoro, per andare a studiare, per andare a un appntamento. Non per "andare in bicicletta". Non ci interessa chi in bici già ci va, ci interessa mandare in bici chi ancora non ci va e che magari lo fa controvoglia, ma "d'altronde è ben più economico e veloce". Ecco, la nostra strumentalizzazione.

La riunione è scemata con l'idea di indire un tavolo tecnico per parlare delle prossime realizzazioni. Con la confusione che si è vista l'altra sera, con le idee completamente annebbiate e con il livello zero di preparazione sui case studies internazionali, temiamo che si possa fare davvero molto moto poco.

martedì 24 novembre 2009

Il bike-sharing romano, il bike-sharing milanese, il voto di scambio e il massacro dei cartelloni a Roma

4 commenti

Un cartellone pubblicitario di quelli nuovi, orrendi, installati al di fuori di ogni regolamento (ma autorizzati dal comune) a meno di 50 mt dalle Mura Aureliane. Anzi, installati proprio addosso alle Mura Aureliane.
Ci dimostrano tutta la cattiva fede della nostra amministrazione quando dice che i soldi per rendere decente il bike-sharing non ci sono. Falso, falso, mille volte falso.
Sapete come si regge (al netto dei ritardi di pagamento da parte di ATM a Clear Channel ed ai ritardi di installazione degli impianti) il meraviglioserrimo bike-sharing di Milano? Tutto il servizio è stato quotato come equivalente di 206 impianti pubblicitari. Aspettate che ripetiamo: 206 impianti. Ok? Chiaro? Bene.
Ora tornate a guardare quell'orrenda plancia che violenta la nostra archeologia e le nostre antichità. Si tratta di un impianto della ditta ODP, autorizzato nell'ambito della micidiale sanatoria che sta consentendo a decine e decine di ditte come questa di massacrare la città. Solo questa ditta, la ODP appunto, ha montato qualcosa come 800 cartelloni negli ultimi mesi a partire dall'estate.
Avete capito, allora? Con 206 impianti ad una multinazionale si può chiedere in cambio un fantastico servizio di bike-sharing, con 800 impianti regalati ad una ditta locale cosa si può chiedere in cambio? Ehi, laggiù, chi ha detto "voti"???

E così mentre la città viene sotterrata di cartelloni di tutte le dimensioni, ci continuano a dire che il bike-sharing non si può fare perché non si possono dare gli spazi pubblicitari.

venerdì 20 novembre 2009

Atac dopo aver ucciso il bike-sharing vuole uccidere pure i ciclisti? Riceviamo e pubblichiamo da una lettrice

4 commenti
Gentile Comitato,
innanzitutto grazie per il lavoro svolto.
Anch'io, come molti altri utenti sono un reduce della gestione Cemusa e, dunque, uno dei tanti delusi dal bicinoleggio di Atac.
Vi scrivo per segnalare come al danno si sia aggiunta la beffa.
Sul sito atac.roma.it, infatti, alla funzione "calcolo percorso" la società ha inserito la possibilità di calcolare, per l'appunto, un percorso per chi, in luogo della metro o dell'autobus, volesse utilizzare il bikesharing come mezzo di trasporto.
Ottimo, direte voi...
Peccato che il percorso segnalato da Atac non tenga affatto conto dei sensi di marcia, consigliando quindi all'ignaro ciclista di sfrecciare nel traffico di roma CONTROMANO.
Oltre a far morire il servizio di bikesharing speriamo che Atac non intenda far fuori anche noi ciclisti.
Per chi volesse verificare, come ho fatto io, basta andare su atac.roma.it.
L'ennesima delusione...

martedì 17 novembre 2009

Storie da un bike-sharing

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Succede a Milano, il Corriere della Sera lo racconta e noi vi invitiamo a leggere. Perché fa piacere scoprire che in Italia vi siano delle situazioni di stampo europeo e perché fa ancora meglio capire quale tipo di violenza è stata fatta a Roma per sciatteria, per incapacità, per poca voglia di mettersi di traverso alla mafia dei cartellonari pubblicitari.

venerdì 13 novembre 2009

Per la serie, inutilizzato e inutilizzabile

4 commenti

In tutto il mondo il bike-sharing fa faville, a Roma lo si lascia in abbandono: addirittura le stazioni diventano punti di sosta selvaggia.

mercoledì 28 ottobre 2009

Trova le differenze

7 commenti

Ve la ricordate la rubrica della Settimana Enigmistica? Bhe, ora cliccate qui, troverete tutti i servizi di bike-sharing in Italia che 'girano' su piattaforma Bicincittà. Ce n'è uno che ha un'anomalia grossa come un palazzo. Trovate quale è e diteci l'anomalia. Vincerete una pompa per biciclette, proprio quella che la nostra amministrazione tenta sistematicamente di metterci nel...

sabato 17 ottobre 2009

Chissà perché, prima di Atac, ciò non succedeva assolutamente...

11 commenti

Chissà perché prima la gente difenteva il servizio, buttava a terra i motorini dei prepotenti, lasciava messaggi ai (pochi) cafoni che posteggiavano così. E invece ora...

venerdì 9 ottobre 2009

Il bike-sharing per farsi una passeggiata a Villa Torlonia...

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Ha inaugurato oggi, dopo ritardi insensati, il servizio di bike-sharing nel III Municipio. Quattro stazioni installate dopo calcoli nasometrici (ovvero a naso!) in un municipio distantissimo dalle altre stazioni presenti in centro storico. Come per l'inaugurazione del servizio a Ostia ribadiamo quanto queste iniziative siano non solo inutili, ma dannose per il bike-sharing come concetto, per la sua affermazione nella nostra città, per la sua comprensione da parte degli utenti attuali e potenziali.
Il bike-sharing, politici, assessori e presidenti di municipio ancora non lo hanno digerito, esiste e può essere definito come tale solo se le stazioni stanno a 300mt di distanza le une dalle altre; solo se coprono tutto o gran parte del territorio cittadino; solo se la tariffa sale esponenzialmente all'aumentare dell'utilizzo e solo se la prima mezz'ora è gratuita. Non siamo in presenza di nessuno degli elementi e continuiamo ad aprire stazioni a macchia di leopardo. E per fortuna -stavolta- che c'è Atac, perché altrimenti queste quattro stazioni tra Villa Torlonia e San Lorenzo non avrebbero neppure avuto lo stesso sistema di pagamento delle altre.
Mentre moltissime città -Milano in testa- si stanno attrezzando sempre di più per affermare questo servizio di trasporto pubblico (signori, trattasi di servizio di trasporto pubblico, è chiaro o no?), a Roma si continua a sommare cialtronaggine a cialtronaggine. Nella speranza diffusa che i cittadini si rassegnino a non avere mai un servizio decente.

martedì 6 ottobre 2009

Forum sulla mobilità sostenibile a Milano

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“Progettare un servizio di bike sharing: interoperabilità dei sistemi e valutazione dei benefici” è il titolo di un interessante convegno che si terrà oggi stesso, a Milano, al MIC, a partire dalle ore 10. L'evento è organizzato dal CCBS (Club Città del Bike-Sharing) e vede, tra gli altri, la partecipazione dell'assessore alla mobilità del Comune di Milano; il nostro mister De Lillo e il presidente della Fiab. Non sarebbe male se qualche lettore di BSR di passaggio a Milano facesse un salto...

giovedì 1 ottobre 2009

Un po' di rassegna stampa

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Ci conforta notare come questo articolo del periodico VITA, ripreso da Eco dalle Città, cita -pur non facendo il nome del nostro comitato- per filo e per segno tutti i "nostri" temi rispetto al bike-sharing. Insomma ci conforta vedere che alcuni concetti, che a noi sembrano banali ma che purtroppo per chi è in cattiva fede o è incompetente non lo sono, stanno passando e iniziano a circuitare.

lunedì 28 settembre 2009

Tabacchiera Dixit

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Un tonico Massimo Tabacchiera quest'oggi in Campidoglio (in occasione della presentazione delle linee guida del Piano Strategico della Mobilità Sostenibile del Comune) ha detto alcune cose come al solito non condivisibili pur in un ambito che prefigura -alla lontana, ahinoi- qualche cambiamento.

Ha tuonato che il Comune di Milano ha investito tre milioni (che peraltro la Clear Channel gli ritornerà nel giro di 15 anni, per cui non trattasi di investimento, semmai di acconto, anticipo, prestito) per far partire il bike-sharing e che dunque il consiglio comunale capitolino dovrebbe -se ne ha voglia (ha detto più o meno così!)- mettere mano al portafogli. Ma lo ha detto in un modo bizzarro, lo ha detto come dire che il Comune di Milano sti milioni li ha sprecati, o magari li ha voluti investire avventatamente. Anzi, lo ha detto proprio come se si tre milioni fossero tanti soldi. A noi pare, al contrario, che a Milano si sia deciso di cambiare completamente la faccia della mobilità urbana nel centro (ma il progetto arriverà in periferia a breve) investendo una cifra con la quale non si compra più neppure un bell'attico in centro. Le sembrano tanti, tre milioni, per ottenere questo risultato?

Ha poi detto che Milano -per fortuna, però, si sono accorti che esiste Milano e questo non ci può che giovare- oltre ai tre milioni ormai famigerati ha la pubblicità "che Roma non può avere". Testuale. Cioè praticamente si dà come dato di fatto lo status quo del racket pubblicitario romano intoccabile, immutabile nei secula seculorum. Nessun intervento è possibile farsi in un settore dominato dal degrado, dal caos, dal disordide vergognoso e unico al mondo. Deve restare così e, naturalmente, non prevede di concedere margini per inserire alcunché, menchemmeno attività come il bike-sharing che si basano sulla pubblicità.

Le cose comunque si stanno muovendo. E' confermato lo stanziamento del Ministero dell'Ambiente per portare le stazioni a 70; è stata richiesta un'audizione alle Commissioni Consiliari cometenti (Mobilità e Ambiente) per fare il punto della situazione e, Tabacchiera Dixit, presto vedremo un bike-sharing molto molto diverso. Considerato come è -anzi come non è- adesso, non possiamo che andare a migliorare!

PS. Naturalmente De Lillo se n'è uscito vantandosi delle bici a trazione elettrica "perché Roma ha i colli"... All'assessore all'Ambiente consigliamo un viaggetto a Parigi, dove i colli ci sono -eccome!-, dove di bici elettriche non ce n'è manco l'ombra e dove le stazioni del bike-sharing sono 1500, non 26!

martedì 22 settembre 2009

Milano, ancora Milano

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Il bike-sharing a Milano sta diventando una cosa trendy -dice l'assessore alla mobilità della capitale del Nord-; il 5% dei milanesi, ormai, si sposta con le bici condivise e, infine, è stata rilasciata l'applicazione per l'iPhone che permette di scoprire stazioni libere più vicine. Queste alcune chicche dal salone del ciclo. Questi i motivi per cui il nostro sentimento dell'invidia verso Milano si fa sempre più feroce. Questa la causa per cui, i nostri, devono vergognarsi come bestie!

venerdì 18 settembre 2009

Un bike-sharing al verde

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Utilizziamo questa immagine della stazione bike-sharing fuori dalla galleria Sciarra, ormai rapinata dal dehor abusivo di un ristorante, per annunciare che -non contenta di avere veramente toccato il fondo con l'incredibile inaugurazione dell'Eur- Atac aprirà al pubblico alcune stazioni del bike-sharing nel III Municipio. Verano, Piazza Bologna, Villa Torlonia (proprio sulla Nomentana, da dove Alemanno ha sfilato i pochi spiccioli che sarebbero serviti per fare una corsia ciclabile). Al di fuori di ogni logica di servizio, come al solito. I dettami internazionali del bike-sharing dicono che le stazioni devono stare una al massimo a 300mt dall'altra? E loro ne aprono qualcuna a Ostia, poi qualcuna a Piazza Bologna, magari le prossime all'Eur. Spese e proposte di trasporto pubblico completamente inutili e inutilizzabili, salvo per farsi una passeggiata a Villa Torlonia.

lunedì 7 settembre 2009

10 comandamenti per un flop annunciato

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A beneficio dei lettori vecchi e nuovi che affluiranno qui dal sito romano del Corriere della Sera che oggi ci dedica un articolo, vogliamo elencare per chiarezza, trasparenza e brevità quale sia la situazione attuale del bike-sharing romano. Con una premessa, tuttavia: a Roma da giugno 2009 non c'è alcun bike-sharing. Ma procediamo per punti:

1. a giugno 2008 a roma inaugura uno scadente servizio sperimentale di bike-sharing gestito da cemusa, multinazionale spagnola: poche stazione, poche bici, poca integrazione coi mezzi pubblici...

2. nonostante tutto il servizio ha un buon successo di pubblico, raggiungendo e superando i 3000 abbonati nella piccola area del centro storico servita dalle stazioni

3. alla fine del periodo di sperimentazione viene a lungo menato il can per l'aia finché cemusa non è costretta a rinunziare; il comune passa la gestione del servizio ad atac

4. immediatamente atac 'suicida' il servizio. a roma si passa da un bike-sharing scadente ad una cosa che bike-sharing non è: eliminando la prima mezz'ora gratuita (presente in tutti i bike-sharing del mondo) e togliendo il disincentivo a tenere a lungo la bicicletta (ogni mezz'ora costa uguale alla precedente, il prezzo non sale con il tempo), il servizio si trasforma in un banale e patetico ciclo-noleggio

5. proprio dalle pagine del corriere della sera il capo di atac, massimo tabacchiera, è capace di affermare, senza che questa ignominia gli venga contestata dall'intervistatore, che la prima mezz'ora di utilizzo è diventata a pagamento perché altrimenti veniva usata in maniera anomala dai ciclisti che cercavano di non sforarla per non pagare. peccato che questo utilizzo 'anomalo' è l'utilizzo di tutti i bike-sharing esistenti al mondo. sarebbe come dire che i marciapiedi vanno eliminati poiché i pedoni tendono ad utilizzarli invece di prendersi le loro responsabilità e rischiare la passeggiata in mezzo alla strada.

6. a condimento di tutto questo atac congegna un metodo di abbonamento che non chiede la carta di credito agli iscritti (uno caso mondiale di bike-sharing cui ci si può iscrivere dando la carta d'identità e basta!!!). si accorgono della idiozia solo dopo che utenti più svegli di loro gli fottono 50 biciclette...

7. intanto il servizio letteralmente muore. è di fatto inutilizzabile per chi lo utilizzava prima. il bike-sharing, occorre ricordarlo, nasce e si sviluppa come strumento di mobilità per quello che si chiama l'ultimo miglio da casa al lavoro o, ancor di più, dalla fermata del mezzo pubblico al lavoro. a roma, oltre che per questo utilizzo, veniva utilizzato durante la pausa pranzo (cosa da noi qui documentata e commentata) per una passeggiata, o per raggiungere colleghi e amici per un pranzo insieme. ebbene questo utilizzo prevede, per ogni giornata lavorativa, 4 prelievi di bici di media. fatti 20 i giorni lavorativi e moltiplicati i giorni per i prelievi abbiamo grossomodo 80 prelievi al mese. prima tutto questo era gratuito (come accade in tutti i bike-sharing de mondo, da milano a parigi, da lione a barcellona), oggi 80 prelievi costerebbero all'impiegato del centro storico iscritto al bike-sharing la bellezza di 40€ al mese. Togliendo un po' di ferie e di malattie fanno 400€ l'anno per un servizio che fino ad un momento prima era gratuito. e sono stime per difetto: insomma, conviene pigliare il taxi! poi, naturalmente, visto che il servizio non lo usa più nessuno né i cittadini possono muoversi in libertà con le bici pubbliche, ne l'atac incassa i famosi e ridicoli 400€ annui. semplicemente il servizio si blocca.

8. ma c'è un'altra statistica che mette i brividi. prendiamo una moneta da un euro e investiamola in mobilità sostenibile. autobus contro bike-sharing, entrambi gestiti dall'atac. con un euro ho, udite udite, 75 minuti di autobus (il biglietto bit) e 60 minuti di bike-sharing. praticamente a roma, unico caso sulla faccia della terra, andare in bike-sharing, respirare i miasmi dell'inquinamento, sudare, pedalare, liberare dei posti su bus e metro, costa di più che prendere autobus o metrò... insomma un servizio scandalosamente caro, l'unico bike-sharing al mondo che dovrebbe essere pagato dagli utenti e non dalla pubblicità. l'unico bike-sharing al mondo che è di fatto un nolo-biciclette interessante tuttalpiù solo per i turisti e che, giustappunto, fa concorrenza slealissima ai noli bici preesistenti in città.

9. volete ancora ridere? atac si è presa, a partire da giugno 2009, un anno e mezzo per sperimentare il servizio (che era già sperimentato per 12 mesi da cemusa!). avete letto bene: un anno e mezzo. fino al 31 dicembre 2011 per sperimentare qualcosa che funziona ovunque, con successo clamoroso. una sperimentazione che, poi, sperimentazione non è essendo dotata di 19 stazioni e 150 biciclette. altrove, ad esempio a milano, la sperimentazione è dotata di 103 e ha risultati eccellenti.

10. a proposito di milano, vediamo come vanno i bike-sharing fuori da questa presa per i fondelli orchestrata dalla premiata ditta alemanno-tabacchiera: parigi ha letteralmente cambiato faccia, ci sono 16mila biciclette e ormai il 10% degli spostamenti urbani si svolge su bicicletta e, si noti bene, anche parigi ha i suoi colli (altroché), anche parigi ha un traffico indiavolato, anche parigi ha boulevard pericolosissimi dove le auto sfrecciano come matte e, udite udite, anche parigi ha i suoi tremendissimi sampietrini, eppure si è trasformata in due anni da una città ostile ai pedali alla capitale mondiale delle biciclette: roma -con un clima migliore e con pochissimi giorni di pioggia e freddo all'anno- avrebbe potenzialità simili. barcellona e lione (qui il bike-sharing di massa è nato, grazie alla multinazionale jcdecaux) seguono parigi a ruota e subito dietro sta milano, dove già si parla di ampliare il servizio a 5mila biciclette a brevissimo. ma basta avere un amico o un parente a milano per farsi raccontare come è cambiata la prospettiva per chi gira in centro città: il servizio ha problemi, sì, ma tutti dovuti al troppo successo inaspettato anche dalla multinazionale clear channel che lo gestisce. ma roma sfigura anche davanti a città medio piccole: i servizi di bergamo o di brescia (con la loro brava prima mezz'ora rigorosamente gratuita) sono di gran lunga migliori di quello di roma...

conclusioni? niente di più semplice: il servizio è stato anestetizzato e violentato per poter dire, tra qualche mese, la classica frase: "eh, cosa volete, ci tocca chiuderlo, ai romani non piace, roma non è adatta alle bici...". Noi, peraltro, da par nostro una soluzione l'avevamo pure proposta...

E' tutto chiaro o occorrono ulteriore precisazioni?

martedì 1 settembre 2009

Massì, tanto ormai...

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Milano arriva a 11mila abbonati. Noialtri superiamo le 11mila maledizioni verso Atac!

giovedì 20 agosto 2009

Non ci sono parole. Solo parolacce

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Il bike-sharing zimbello d'Europa

D´estate anche il bike-sharing va in vacanza. Nel periodo in cui le strade sono vuote e girare per la città sulle due ruote ecologiche sarebbe più facile, il servizio di noleggio comunale di biciclette, gestito da alcuni mesi dall´Atac, mostra le sue lacune. Dall´inizio di agosto, infatti, i 19 cicloposteggi del centro storico risultano sforniti di bici. In totale dovrebbero essere 150, ma in realtà si fatica a trovarne due nello stesso posteggio. Per le strade, però, non si vedono, né di mattina né di sera, romani o turisti che percorrono le vie del I municipio sulle biciclette verdi del Comune. Insomma, nessuno usa il servizio e chi vorrebbe utilizzarlo non può perché non ci sono mezzi disponibili.
«Volevo andare a fare la spesa in bici, ma nel posteggio del bike-sharing da giorni non ci sono le bici» dice Marcella Galandi indicando le paline vuote di via della Panetteria. Analoga la situazione nel cicloposteggio di via del Corso, dove i turisti in visita a piazza del Popolo si fermano spesso per leggere le istruzioni di funzionamento del servizio ma, non trovando le biciclette, pensano che non sia ancora attivo. «Da quando è subentrata l´Atac nella gestione del bike-sharing, il servizio non funziona affatto» ammette Carola Valentini osservando il cicloposteggio di piazza San Silvestro, dove ieri mattina alle ore 9 non c´erano bici a disposizione.
A spiegare il "mistero delle due ruote scomparse" è la stessa Atac. «In questo periodo - spiegano dall´ufficio stampa dell´azienda di trasporto pubblico che dal 1 giugno scorso gestisce il servizio - abbiamo evitato di lasciare inutilmente troppe biciclette in giro, anche perché nei mesi scorsi dalle postazioni sono state rubate circa cinquanta bici». Insomma, il servizio c´è, ma per evitare i furti e il deterioramento dei mezzi di trasporto, quando la città si svuota anche il bike-sharing va in vacanza. Con la conseguenza che chi resta a Roma e magari vorrebbe approfittare del ponentino notturno per una passeggiata notturna sulle due ruote, non può farlo, così come non possono utilizzare il servizio nemmeno i tanti turisti che sono abituati a scoprire le maggiori capitali europee raggiungendo i monumenti sulle due ruote.
«Ma da alcuni giorni stiamo provvedendo a rifornire i posteggi di biciclette - fa sapere l´Atac - ne abbiamo già rimesse 75 su 150». Eppure, ancora ieri le due ruote mancavano dal cicloposteggio di piazza Colonna, di fronte al Parlamento, di via di S.Caterina da Siena, tra il Pantheon e largo Argentina, e di via dei Pontefici, a pochi metri da piazza Augusto Imperatore e dall´Ara Pacis.
Come se non bastasse, il bike-sharing nel mese di agosto registra anche un altro disservizio. Da giorni, infatti, nella biglietteria Atac della stazione della metro A di piazza di Spagna (una delle tre, insieme a quelle di Lepanto e Termini, dove è possibile iscriversi al servizio di bike-sharing) mancano le card. E chiamando il numero verde dell´Atac, che dovrebbe dare tutte le informazioni sul servizio, è impossibile sapere con certezza se nelle altre due biglietterie le tessere magnetiche sono disponibili.

Laura Mari - Repubblica (Cronaca di Roma) - 20 agosto 2009

mercoledì 19 agosto 2009

Inutili, inservibili, abbandonate

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Le stazioni di ciò che Atac chiama bike-sharing. Masticate dalla sosta selvaggia pure a Ferragosto.

martedì 11 agosto 2009

Eutanasia di un servizio

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Sono settimane (così almeno dicono gli addetti delle biglietterie Atac) che le tessere per quello che l'agenzia per la mobilità chiama bike-sharing (e che bike-sharing assolutamente non è) non sono reperibili. L'Atac ha preso in carico il servizio -massacrandolo- dal 1 giugno, e già da luglio era impossibile abbonarsi. Lenta e penosa eutanasia di un servizio. Così, tra qualche mese, si potrà dire che si smantella tutto "tanto nessuno lo usa"...

mercoledì 5 agosto 2009

Fate tenerezza

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Ecco qui lo spassoso reportage di Biciroma sull'inaugurazione del bike-sharing a Ostia. Non c'è che dire, iniziano quasi a fare tenerezza...

lunedì 3 agosto 2009

Vogliamo essere costruttivi

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Proviamo ad essere costruttivi. A lanciare il sasso nello stagno dell'estate per vedere se ancora tutti fanno finta di non sentire. Proviamo a vedere se almeno noi riusciamo a starcene con la coscienza a posto, nel massacro che è stato fatto del bike-sharing romano da parte di Atac. Ecco la nostra proposta. Cosa ne pensate?


La soluzione per trovare superfici pubblicitarie interessanti, durevoli e credibili per gli eventuali gestori del bike-sharing romano potrebbe essere -visto l'inaggettivabile mercato capitolino della pubblicità che, lasciato storicamente nella anarchia più totale, non permette margini di manovra da parte dell'amministrazione- potrebbe essere dicevamo una proposta innovativa rispetto a tutte le soluzioni adottate in altre realtà.

Si tratterebbe di utilizzare come superfici pubblicitarie le palizzate e le recinzioni dei cantieri comunali e municipali -o afferenti al comune ed ai municipi- relativi ad opere cantierate per medio o lungo periodo (non i piccoli cantieri di manutenzione ordinaria e stradale quindi). Il dispositivo garantirebbe ai concessionari superfici in zone variegate e pregiate: pensiamo alle stazioni della metroC e metroD, ai grandi progetti come il CampidoglioDue, la Nuvola dell'Eur, il Macro, l'acquario dell'Eur, piazza Augusto Imperatore, la città dei Giovani all'Ostiense, i due nuovi ponti sul Tevere, l'ex Mattatoio, le centinaia di pup dal centro alla periferia, i nuovi mercati come quello di Testaccio, i nuovi capolinea tranviari e i tanti cantieri di Atac come il nodo di Termini e naturalmente tutti i cantieri che negli anni verranno. La soluzione inoltre assicurerebbe un'arma in più alla lotta al degrado. Le recinzioni dei cantieri infatti sono quasi sempre bersagli di writer, vandali e imbrattatori, sono oggetto di pubblicità abusiva (anche ad opera dei partiti politici) e contribuiscono non poco a squalificare le zone interessante che così subiscono oltre al disagio per il cantiere anche un deficit di decoro. Affidare gli esterni dei cantieri a privati (magari, ove opportuno e consentito di concerto con la soprintendenza con impianti luminosi e lightbox) permetterebbe in un colpo solo di "mettere a reddito" superfici abbandonate e di aumentare la sicurezza per i cittadini abbattendo il degrado urbano.

Solo dai cantieri che abbiamo sopra elencato si può evincere l'impatto che la gestione di queste superfici pubblicitarie potrebbe avere. In sede di bando, l'Atac sarebbe insomma cosi in grado di mettere sul piatto della bilancia (unendo questa nuova proposta alla vecchia, sempre nostra e già vagliata dall'Atac stessa, di inguainare con adesivi pubblicitari i treni di metroA e B) uno stock di spazi che potranno consentire di richiedere un servizio di bike-sharing paragonabile a quello di Parigi e di Barcellona e, come auspicato dall'assessore De Lillo doppio rispetto a quello milanese e dunque dimensionato sulle 10mila biciclette per 700 stazioni circa. In tutti i 19 municipi.

sabato 18 luglio 2009

Oh mia bela Madunina che te brillet de lontan. Molto lontan...

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C'è tutto in questo servizio sul bike-sharing Milanese che un lettore ci segnala nei commenti. C'è la lucidità di chi sa che per fare un ottimo prodotto occorre guardare gli altri e poi copiarli migliorandoli, c'è un amministratore che comprende la propria città e le sue esigenze, c'è la modernità ed un approccio di qualità. Perché quello che dice l'assessore Croci è vero: il servizio milanese di bike-sharing rappresenta oggi l'eccellenza europea in assoluto soprattutto per facilità d'utilizzo.
Ma come amiamo dire, ogni cittadinanza ha i governanti che si merita. Mettete Croci accanto al nostro Marchi e vedete l'effetto che fa...

Intanto, buona visione del video: http://www.ilgiornale.it/video.pic1?ID=bike_sharing

martedì 14 luglio 2009

Ancora guardando Milano

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Vi segnaliamo questo articolo di ieri su Repubblica-Milano, non tanto per farvi\farci rosicare, quanto per far la pulce su certe cifre. Considerando che il Comune di Milano dichiara -ma solo a causa di ritardi sulla pubblicità- di avere dovuto spendere per fare un servizio da 103 stazioni che già funziona alla grande la cifra di 800mila euro (un nuovo fantastico servizio di mobilità nella seconda città d'Italia in cambio di una somma con la quale non si compra neppure 100mq in centro); ebbene oggi stesso l'assessore De Lillo, in combutta con l'assessore Marchi, dichiarano di aver pronto un milione di euro per l'allargamento del bike sharing romano (non devono averli avvertiti che il bike-sharing non c'è più da giugno e che è stato sotituito da un ciclo noleggio).
Insomma la riflessione è presto fatta: se con 800mila euro si ottiene un bike-sharing ottimo come quello Milanese, con un milione se tanto mi dà tanto avremo almeno 150 stazioni in tutta Roma rispetto alle 19 attuali. Giusto? Corretto? Bhe, intanto, buona lettura...


Il Comune triplica il bike sharing
le stazioni sbarcano in periferia

Il traguardo dei 10mila abbonamenti è stato superato. E da settembre Palazzo Marino vuole spingere sull´acceleratore per far scattare la fase due del bike sharing. Con un obiettivo: far salire il numero delle rastrelliere da 100 a 350 e quello delle bici da 1.400 a 5mila. Il servizio delle due ruote in condivisione si allargherà anche in periferia
di Alessia Gallione
Il muro dei 10mila abbonamenti annuali è stato appena superato. E, in poco tempo, si potrebbe raggiungere quota 15mila: il “punto di rottura” che manderebbe in crisi il sistema, lasciando sguarnite le stazioni e rendendo insufficienti per tutti le biciclette. È per questo che, adesso, Palazzo Marino vuole spingere sull’a cceleratore. Per far partire a settembre la “fase 2” del bike sharing. Con un obiettivo: aumentare entro il prossimo maggio anche fuori dal centro il numero delle rastrelliere da 100 a 350 e quello delle bici da 1.400 a 5mila. Ma c’è ancora un ostacolo da superare, quello della pubblicità. Degli oltre 200 impianti che servono per ripagare il servizio di due ruote in condivisione, solo 30 sono stati montati. E il conto che deve pagare Atm per coprire il mancato incasso di Clear Channel, la multinazionale che gestisce BikeMi, è arrivato a 800mila euro. È partito in sordina lo scorso dicembre. Ma in sette mesi, il bike sharing ha già raggiunto 10mila abbonati. Numeri che raccontano un successo e che devono essere sommati ai 5mila abbonamenti giornalieri e ai mille settimanali.

Le bici gialle, ormai, si vedono sempre più spesso: in media, ogni giorno, ne vengono prelevate 2.500 con punte di 3.600. Un boom che ha già mandato in affanno alcune stazioni, quelle più centrali, come Cadorna, San Babila, Duomo o Cairoli. Anche la notte visto che, da una settimana, si può pedalare fino alle 2 del mattino. Il primo traguardo verrà tagliato questa settimana, quando le rastrelliere saliranno a 103 e le bici a 1.400: è la fine della prima fase di BikeMi. Che ora il Comune vuole rilanciare. «Perché — spiega l’assessore alla Mobilità, Edoardo Croci — il bilancio è più che positivo. Il bike sharing piace ed è utilizzato: abbiamo superato i 10mila abbonamenti annuali e in quanti lo usano c’è una forte soddisfazione. Il sistema, poi, è all’avanguardia anche rispetto alle altre città europee».


Le mappa di BikeMi, oggi, riguarda soltanto il centro. Ma Croci assicura che, in questa seconda fase che prenderà l’avvio tra settembre e ottobre, le 250 nuove stazioni che verranno costruite spunteranno soprattutto al di fuori della Cerchia dei Bastioni, «di fronte alle stazioni ferroviarie, alle università, agli ospedali e ai principali luoghi di aggregazione. Privilegeremo come sempre le fermate della metropolitana perché il bike sharing è diventato a tutti gli effetti parte dei mezzi pubblici e si integra a tram, bus e metrò». Una questione aperta rimane quella degli spazi per esporre pubblicità: ogni stazione dovrebbe averne due ma, tra burocrazia e nulla osta da ottenere, a oggi solo 30 sono montati. Una decina potrebbero arrivare presto e altri 53 sono ancora in attesa dell’ultimo ok.

Il contratto fra Atm — che ha fatto la gara per il Comune — e Clear Channel però è chiaro: per far partire il servizio si sono spesi 2 milioni e 300mila euro; in tutto ne erano previsti 5, ma questa parte verrà versata per acquistare le bici e le rastrelliere della seconda fase. I costi di gestione sono coperti dalla pubblicità e, in caso di mancata autorizzazione, Atm deve versare un corrispettivo. Le spese extra sono arrivate a 800mila euro. E la cifra potrebbe salire.

lunedì 6 luglio 2009

Bergamo Alta, Bergamo Bassa, Bergamo Strana...

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Ma tu guarda quei birboni buontemponi di Bergamo. Hanno un bike-sharing che ha i primi 45minuti gratis e poi la tariffazione che sale su su fino a 5 euro se uno si trattiene troppo la bici. Ma guarda un poco che stranezze al mondo...

venerdì 26 giugno 2009

I furti delle biciclette a Roma. Ecco il vero motivo

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Non esiste a Roma alcun problema vandalismo ne, tantomeno, alcun accanimento o addirittura complotto contro le biciclette del bicinoleggio (bicinoleggio, non bike-sharing!) di Atac.
Le inchieste giornalistiche sugli avvenuti furti non hanno purtroppo evidenziato il vero motivo della scomparsa di ben un quarto del totale delle biciclette disponibili in meno di un mese dal passaggio del servizio ad Atac. La questione è banale e lineare: Atac non chiede deposito cauzionale in cambio della smartcard consegnata per prelevare le biciclette. Il servizio di Atac è l'unico a livello nazionale e internazionale a non premunirsi chiedendo numero di carta di credito o coordinate bancarie agli utenti, ne deriva che è facilissimo per gli utenti male intenzionati ottenere una carta magnetica semplicemente consegnando un documento di identità falso ed un falso codice fiscale.
Il precedente amministratore del servizio, la società spagnola Cemusa, ma comunque tutti i gestori di bike-sharing al mondo (Clear Channel a Milano, Decaux a Parigi), chiedono accesso alla carta di credito dell'utente il quale, se non riconsegna la biciclette entro le 24 ore, si vede in automatico addebitato l'importo di 250€ di penale a risarcimento della bicicletta stessa. Ne consegue che i furti si limitano notevolmente.
I maleintenzionati ci sono in tutto il mondo. Un bike-sharing che non chiede le dovute credenziali ai propri utenti purtroppo esiste solo a Roma. Nessun sabotaggio quindi, ma probabilmente Atac che si sabota da sola.

mercoledì 24 giugno 2009

Corriere della Sera, il nemico del bike-sharing che non ti aspetti

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La cronaca di Roma del Corriere della Sera persiste nella sua campagna di disinformazione sull'ex bike-sharing romano. Condendola di articoli-in-ginocchio verso Massimo Tabacchiera, inadatto capo di Atac ora presentato come salvatore della patria, ora come supereroe, ora come vittima di sabotaggi.
Da oggi nel forum del Corriere, nella pagina online della cronaca di Roma (http://roma.corriere.it) è possibile esprimere una opinione (forse), esprimere un dissenso (forse), esprimere anche un po' di sdegno su come quello che dovrebbe essere il più autorevole quotidiano italiano sta trattando la questione. Coraggio.

martedì 9 giugno 2009

Il bike-sharing in Costa Azzurra

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Nizza per sua fortuna non è più una città italiana da diversi anni. Questo le permetterà, a partire dal prossimo 17 luglio, di partire con un grande progetto di bike-sharing che coprirà (a regime a metà 2010) tutto il territorio urbano della capitale della Costa Azzurra. Gli step? Prima tappa 17 luglio: 900 bici e 90 stazioni; seconda tappa novembre 2009: si aggiungono 300 bici e 30 stazioni; per finire aprile 2010 altre 550 bici e 55 stazioni. Il comune investe 3,3 milioni di euro l'anno, meno del costo di un attico a Piazza Navona. E in più ha la possibilità di incamerare tutti i costi dei noleggi, degli abbonamenti e quant'altro, stimati in un milione l'anno. L'esborso per la collettività si riduce dunque a poco più di 2 milioni di euro. Giusto per capire le cifre di cui stiamo parlando per un servizio che cambia totalmente faccia alla mobilità urbana andando ad intercettare sino al 10% degli spostamenti complessivi con vantaggi incalcolabili in quanto a salute (chi va in bici sta meglio, si ammala meno, grava meno sul servizio sanitario nazionale), a inquinamento, a congestione, a manutenzione delle strade (se vi passo in bici la rovino davvero poco, se vi passo in auto potenzialmente di più) e molto, molto altro.
Come funzionerà il servizio gestito da una società della multinazionale Veolia? Esattamente come funzionano tutti i servizi di bike-sharing al mondo salvo quello di una città sottosviluppata del nordafrica o del sudeuropa di cui ci sfugge il nome. A Nizza, invece, l'abbonamento sarà dei classici 25€ l'anno (ridotti a 15€ per chi ha la tessera intera rete nizzarda); 10€ il mensile, 5€ il settimanale; 1€ il giornaliero. La prima mezzora? Che domande, gratuita come in tutte le città prive di imbecilli al governo. La seconda mezz'ora un euro e poi 2€ per ogni ora supplementare.

giovedì 28 maggio 2009

Il bike-sharing non c'è più, disdite i vostri abbonamenti

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Purtroppo le anticipazioni del Corriere della Sera, che abbiamo commentato con sdegno e raccapriccio qualche giorno fa, sono state confermate da una irricevibile mail ufficiale arrivata a tutti gli oltre 3mila utenti del bike-sharing romano. Anzi dell'ex bike-sharing romano. L'invito per tutti quanti gli utenti che in queste ore ci stanno scrivendo sdegnati è naturalmente di non dar seguito alle proposte di Atac e di disdire l'abbonamento. Chi si comporterà diversamente sarà considerato connivente e complice con questo inedito assassinio del bike-sharing che si è consumato nella nostra città.
Con ogni probabilità anche questo comitato (e questo blog) si scioglieranno a Giugno.

domenica 24 maggio 2009

1 giugno, la morte del bike sharing

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La gestione del bike-sharing romano, che dal 1 giugno passa ufficialmente ad Atac, ha confezionato -a quanto anticipa il Corriere della Sera- la morte del servizio sulla città di Roma. Per la prima volta al mondo una città avrà un bike sharing con stazioni a macchia di leopardo (qualcuna in centro, qualcuna a Piazza Bologna, qualcuna a Ostia) senza la minima integrazione; per la prima volta una città del mondo avrà un bike-sharing che invece di essere pagato dalla pubblicità, viene pagato dagli utenti. Sparirà il cencetto stesso che è alla base del servizio di bike-sharing, di tutti i servizi di bike-sharing sul pianeta terra: la gratuità della prima mezzora.
Non avendo le palle per affossare definitivamente un servizio considerato "di sinistra" (ma allora come mai viene sviluppato alla grande a Milano?), la giunta del pavido Retromanno adotta la strategia di una eutanasia pietosa sfilando il bike-sharing romano dal novero di tutti gli altri bike-sharing da Parigi a Barcellona, da Milano a Lione, da Siviglia a Brescia. I tecnici di Atac non si sono evidentemente chiesti come mai, in tutto il mondo, la prima mezz'ora di utilizzo è gratuita; gli stessi tecnici non si sono chiesti come mai, in tutto il mondo, la tariffa non è uguale per tutte le ore bensì cresce all'aumentare delle ore di utilizzo per disincentivare chi tende a trattenersi per troppo tempo la bici non ri-mettendola in condivisione (ché sharing significa, in italiano, 'condivisione).
Le scelte strategiche di Atac (si pagherà 0,50 cent per ogni mezzora a partire dalla prima) porteranno il servizio ad essere inutilizzabile ed inutilizzato. A vantaggio di chi? Non certo di Atac, non certo dell'utenza cheppure con un servizio così ridotto era arrivata a oltre 3mila iscritti. A vantaggio però certamente di quel partito della macchina, anzi della maghina, che è così fantasticamente rappresentato da un anno a questa parte dall'amministrazione comunale.
Dal primo giugno l'europa e l'occidente tutto ha un motivo in più per ridere della nostra città: Roma si è inventata un modello di bike-sharing che è di fatto un noleggio bici. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da disperarsi. 

PS. volete ancora ridere? La sperimentazione di questo piano durerà sino al 31 dicembre 2010. Considerando che si è iniziato a sperimentare a giugno 2008, ciò significa che si parla di due anni e mezzo di sperimentazione per un servizio che funziona dovunque e con clamorosi risultati e che quindi non ha nulla da sperimentare. Colpa dei nostri amministratori incapaci o colpa dei cittadini che si fanno tranquillamente prendere per il naso senza aprir bocca?

venerdì 22 maggio 2009

Quanto è lontana, Milano

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Crisi di crescita per il bike-sharing milanese. Ne dà notizia oggi Repubblica: il servizio -come è ovvio che sia- non riesce a star dietro alle richieste. E si badi bene che a Milano magari non ci saranno i colli (ma a Parigi sì!), ma c'è un traffico indiavolato, uno smog scandaloso, gli automobilisti sono degli emeriti imbecilli e ci stanno pure i sampietrini e le buche (anche se un po' meno). Questo per i soliti che continuano a dire: Ehssì, ma a Roma come si fa...
Ma torniamo a Milano: ressa alle stazioni al mattino, professionisti, impiegati, dirigenti che ormai fanno la gara per prendersi l'ultima BikeMi disponibile, personale della Clear Channel che non riesce a rifornire le stazioni, punto di rottura in arrivo, insomma. Problemi che tutti vorrebbero avere. Intanto la rete milanese si continua ad allargare, ogni settimana aprono nuove stazioni e entro l'estate saranno 103; entro il 2009 dovrebbero arrivarne molte molte altre anche se si sta ancora trattando. Certo è che il comune -un comune di destra, per chi crede che il bike-sharing sia un orpello per amministrazioni radicalchic- con il successone in corso non potrà aspettare molto ad allargare il servizio alle altre 350 stazioni previste per arrivare a 5000 biciclette. A quel punto l'Italia avrà l'orgoglio di avere il terzo più grande bike-sharing d'Europa. Roma la vergogna del confronto con l'altra capitale del paese...

giovedì 21 maggio 2009

Abbonate

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Ma lo volete capire o no che il Bike-Sharing è il sistema di trasporto pubblico più sexy del momento!?

lunedì 18 maggio 2009

Aspettando il 21

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Il 21 prossimo venturo Bike Sharing Roma (con molte altre associazioni 'ciclabili' della città) convocato a Porta Metronia dall'Assessore all'Ambiente Fabio De Lillo... Cosa accadrà? Ve lo diremo qui...

martedì 5 maggio 2009

Non commentiamo!

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Sì, sì è vero. Non abbiamo commentato la cessione ad Atac del servizio di bike-sharing. E allora? non possiamo giustamente ritenerci schifati da tutto questo? Non possiamo semplicemente vergognarci della nsotra situazione dopo avere messo piede (e pedale) a Milano la settimana scorsa?

lunedì 27 aprile 2009

Di male in peggio

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Tra un mese il III Municipio inaugurerà il suo sfigato bike-sharing, 4 stazioncine con 8 bici ciascuna. Completamente inutile? Magari. Completamente dannoso! Roma diventa così l'unica città in cui il bike-sharing, che è proprio il servizio per eccellenza che richiederebbe centralizzazione e coordinamento, diventa federale, diverso per ogni municipio. Come negli anni Ottanta, quando scendendo dal bus e salendo sulla metropolitana occorreva comprare un altro biglietto. Vi ricordate...?

martedì 31 marzo 2009

Consoliamoci con Milano

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Record di 2631 noleggi nella giornata del 18 marzo. 20mila abbonati previsti per luglio. 5000 biciclette previste per la fine del 2009. Aziende e enti che stanno firmando convenzioni per fornire il servizio ai loro dipendenti. Il grande problema del BikeMi milanese, insomma, è il troppo successo. Qui neppure si parla di fare un bando.

venerdì 13 marzo 2009

Per tutti voi...

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Per tutti coloro che trovano ripugnante che questa amministrazione abbia smantellato le corsie preferenziali.
Per tutti coloro che trovano orrendo che questa amministrazione abbia eliminato la ztl serale.
Per tutti coloro che trovano osceno che questa amministrazione abbia definanziato le metropolitane.
Per tutti coloro che trovano ridicolo che questa amministrazione abbia affossato la delibera che eliminava le 'macchinette' dal centro storico.
Per tutti coloro che trovano assurdo che questa amministrazione abbia tolto di mezzo le domeniche a piedi.
Per tutti coloro che trovano ributtante che questa amministrazione abbia dichiarato "i corridoi della mobilità ok solo se non disturbano il traffico privato".
Per tutti coloro che trovano vomitevole che questa amministrazione abbia eliminato e poi ripristinato malamente le strisce blu.

PER TUTTI COLORO CHE CONSIDERANO INAGGETTIVABILE L'IMPALLINAMENTO DEL NOSTRO BIKE-SHARING, L'APPUNTAMENTO E' DOMANI, SABATO 14 MARZO, ALLE 11.30 A PIAZZA DI SPAGNA. SIATECI.

giovedì 12 marzo 2009

Blog Chiuso Per Lutto

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Siamo tutti, da un anno, esasperati per l'immobilismo della macchina comunale. Roma è amministrata come fosse Ceccano o Gaeta. E anche molto peggio. La stessa sorte dell'importantissimo parcheggio del Pincio, delle nuove Metropolitane, degli spazi della ex Fiera e di molto altro ce l'ha avuto anche il bike-sharing. In nove mesi (nove!) il Comune non è stato in grado di dare rassicurazioni a Cemusa ne di preparare un bando per ampliare il servizio (che oggi è non un bike-sharing, ma una caricatura di un bike-sharing).
Secondo le ultime notizie il servizio verrà sospeso alle 23 di sabato...

mercoledì 4 marzo 2009

Se non lo usiamo è colpa vostra

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Certo se dovessero valutare il bike-sharing per l'utilizzo che se n'è fatto questo inverno saremo fritti. La stagione è stata piovosa in una maniera inaudita; le strade -letteralmente abbandonate da una amministrazione incapace- sono impraticabili anche a piedi, figurarsi in bici; ma soprattutto -e lo ripetiamo con forza- le biciclette del bike-sharing romano hanno-il-sellino-di-spugna. Una puttanata galattica -ci si perdoni il francesismo- che ne impedisce l'utilizzzo a chi non si premunisca con il pannolino di cui abbiamo parlato più volte.
Un regalo per chi, a consuntivo, avrà il coraggio di uscirsene con un "lo vedete, i romani non usano il servizio...".

martedì 24 febbraio 2009

Di che colore le volete?

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Aspettando news sul bando per il lancio del servizio (abbiamo la triste impressione che neppure i 10 mesi di regime di prorogatio servano a qualcosa), iniziamo a farci qualche domanda di scuola. Una potrebbe essere questa: di che colore ci piacerebbe che fossero le biciclette del bike-sharing romano? Rosse come sono ora? Grigie per un 'impatto ambientale' meno evidente? O magari argentate con banda bordò proprio come sono i più recenti autobus e proprio come è, ormai, il family feeling del trasporto pubblico romano? Questa potrebbe essere un'idea...

giovedì 12 febbraio 2009

Brutta notizia e brutto segnale

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Purtroppo è andato deserto, e per la seconda volta, il bando per il bike-sharing torinese. Brutta notizia e brutto segnale in vista del bando per il bike-sharing romano. I tempi di crisi -e di sostanziosa diminuzione degli investimenti in pubblicità sui quali il bike-sharing si basa- occorre proporre al mercato dei bandi ancora più appetibili e ben congegnati. Speriamo che l'assessorato all'ambiente ne sia consapevole...

venerdì 6 febbraio 2009

Quando VF sta per VaFfan...

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Già le stazioni del bike-sharing sono scandalosamente poche. Poi se vengono anche trattate così... E poco importa che l'auto sia dei Vigili del Fuoco. Guardacaso ha ritenuto meno grave parcheggiare in mezzo al cicloposteggio piuttosto che bloccare un'altra automobile...

mercoledì 21 gennaio 2009

10 mesi per un bando?

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E quanto ci mettono a scriverlo? Una riga a settimana? Quest'oggi Giovanni Parente, in un bell'articolo sul dorso romano del Sole24Ore dove cita anche il nostro comitato e il nostro blog, annuncia che è quasi chiuso l'accordo tra l'Assessorato di De Lillo e la società Cemusa che gestisce l'attuale sperimental-bike-sharing. Si tratterebbe di una ulteriore proroga di 10 mesi, durante la quale il Comune avrebbe il tempo -e ti credo- di scrivere il bando e di pubblicarlo per il definitivo allargamento del servizio. Chiediamo sin da ora all'Assessorato di potere partecipare, fornendo la nostra gratuita consulenza, alla stesura del documento.

lunedì 12 gennaio 2009

Che puntino a farlo morire così...?!

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Domani scade, nel più totale silenzio dell'amministrazione, nella più totale mancanza di proposte e di idee, il mese di proroga concesso a Cemusa per l'esercizio del bike sharing. Niente bando, niente proposte, niente sviluppi per un servizio che, a quanto pare, verrà abbandonato. Questa purtroppo è la sensazione.