martedì 15 dicembre 2009

Bike sharing a confronto. Imbarazzo, vergogna, invidia e rabbia verso gli altri...


Non abbiamo ancora ben sintonizzato l'associazione Clorofilla. Ancora non sappiamo se ci piace oppure no. Sta di fatto che questi ambientalisti di nuovo conio (finamente!), questi nemici del nimby (finalmente!), questi signori che non puntano a abbattere le ciminiere, ma puntano semplicemente a farvi uscire dei fumi puliti (finalmente!) hanno avuto un merito: portare in città i (diretti o indiretti) responsabili di altri servizi di bike-sharing, specificatamente quei servizi che -a differenza del nostro che bike-sharing non è- funzionano e che hanno letteralmente trasfigurato in meglio la mobilità delle città in cui sono stati implementati.
Ma torniamo a bomba, perché al tavolo che doveva mettere "esperienze a confronto" c'era anche un posto per l'Atac che, suo malgrado, assai malamente gestisce il servizio a Roma. Il primo (per la verità un filo soporifero) intervento è stato infatti di Sandro Bartolucci, responsabile per Atac del bike-sharing. Cosa abbiamo imparato? Che, tra le cose fatte per il bike-sharing da parte di Atac- risultano ai primi posti il rifacimento della livrea delle bici (uhm!), il sito web rinnovato (uhmmm!) e una applicazione iPhone (uao!). E che Atac, una volta preso in carico il servizio in quel fatidico primo giugno del 2009, ha "rimpolpato il parco bici di Cemusa" (ah si? Noi ci ricordavamo che a causa di un errore in fase di abbonamento erano volate via cinquanta bici per furto, anzi meglio per gentile omaggio agli utilizzatori da parte di Atac!). Abbiamo poi appreso da Bartolucci, parole sue signori e signore, che il servizio è stato virato su una "tariffazione adatta al pubblico dei turisti" (gulp!) e che l'utilizzo del servizio non è cambiato. Atac, pur sapendo dello sfacelo a cui è sottoposto il servizio, è costretta a dichiarare in pubblico (non in privato!) che "chi utilizzava il servizio prima lo utilizza anche ora, pagando la prima mezz'ora". Vabbe, no comment. Qualche numero? Qualche numero! Dal famoso 1 giugno 2009 al 10 dicembre 2009 i prelievi di biciclette sono stati meno di 35 mila. Fanno poco di più di 180 prelievi al giorno. Una roba che non serve neppure a fare le tanto decantate statistiche che l'Atac si vanta di stare archiviando. 180 prelievi al giorno vuol dire che in media, ogni giorno, ogni bicicletta è usata uno virgola qualcosina volte. Uno scempio anche solo tenere attivo il servizio in una condizione del genere. Ma 180 prelievi al giorno (considerando che il 77% stanno entro la mezz'ora) significa che Atac guadagna dal servizio circa 100€ al dì. 3000€ al mese. Avete capito? Tengono il servizio in stato di catalessi, in stato di coma indotto, per guadagnare 100€ al giorno.
Andiamo avanti e smettetela di vomitare voialtri! Le nuove stazioni di cui vi abbiamo già parlato? E' confermato che saranno 44. E' confermato che lasceranno ancora privi di bike-sharing (quando tornerà ad essere bike-sharing) posticini come il Ludovisi e Via Veneto, Castro Pretorio, l'Esquilino, il Celio, Testaccio, Ostiense, Appio Latino... Naturalmente la Stazione Termini, secondo i piani di ampliamento di Atac, non abbisogna di alcun bike-sharing, può farne a meno: a Milano devono essere degli imbecilli ad aver circondato la Centrale di ciclo posteggi. In compenso vi sarà ampia copertura del Rione Prati. Già, i nuovi stalli, ma quando verranno fatti? I finanziamenti non ci sono e non si sa se mai ci saranno e quando. L'interlocutore è il Ministero dell'Ambiente. E francamente ci fidiamo un pelino di più di Marco Contadini -l'unico che al comune ce capisce di bicicletta- che ha dichiarato che per ora non ci sono date piuttosto che del Sindaco dalle scarpe ortopediche (copyright Dagospia) che proprio oggi, a Copenaghen, ha dichiarato: "44 nuove stazioni entro due mesi; 400 entro la fine del mandato". Già, ma del mandato di quale sindaco?
Le altre esperienze a confronto le conosciamo come le nostre tasche. C'è stato un bell'intervento da parte di un consigliere comunale verde di Parigi che ha collocato il bike-sharing come elemento costitutivo per una visione nuova di città. Ha ricordato quello che noi diciamo sempre, ovvero che prima del bike-sharing Parigi era una città completamente avulsa alle biciclette; ha raccontato che condividere una bicicletta è qualcosa che fa diventare cittadini migliori perché innesca dei meccanismi solidali tra utilizzatore e utilizzatore; ha sottolineato (ogni frase di questo signore in un contesto come quello romano figurava come ipotetica lezione di vita per i nostri amministratori) come anche a Parigi i problemi delle soprintendenze siano notevoli ma che, in un modo o nell'altro, poi si riescano a fare le cose.
Si è infine passati a Milano. Giuseppe Mistretta di BikeMi ha raccontato vita e virtù del servizio di bike-sharing meneghino che sta modificando le abitudini di vita di migliaia e migliaia di milanesi. Mistretta ha anche smontato le tante cassandre che vorrebbero il servizio milanese avviato alla bancarotta: i problemi di questo anno, infatti, sono semplicemente stati burocratici: i circa duecento impianti pubblicitari che occorrono alla Clear Channel, la multinazionale che gestisce il servizio, per sostenere l'operazione non sono stati ancora tutti sbloccati dal Comune il quale ha invece di buon grado sbloccato e autorizzato tutte le stazioni. Da qui il milione di buco che è causato da un disservizio della amministrazione, non certo da un errore di budgetizzazione del BikeMi che, anzi, grazie agli abbonamenti settimanali e giornalieri macina da fare invidia.
Volete ragionare sui numeri? Accomodatevi: e vi basti questo raffronto. Milano ha oggi il quadruplo delle ciclostazioni di Roma; se entrambi i servizi fossero gestiti virtuosamente ne dovrebbe derivare che a Milano dovrebberoe esserci il quadruplo dei prelievi: da noi 180, da loro circa 700. E' così: manco per il ciufolo. "A Milano nelle ultime settimane" ha ghignato Mistretta "abbiamo agevolmente superato i 4000 prelievi al giorno". E fa pure un freddo cane...
E' seguita una piccola tavola rotonda sulla quale abbiamo da apporre alcune riflessioni e non ce ne vorrete se lo faremo domani.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma lo sapete che "stiamo" lavorando con 130 bici?

Anonimo ha detto...

Purtroppo il raffronto con le altre realtà è allucinante, ma che abbiamo fatto di male?

Alessandro ha detto...

Io penso che sia stato proprio sbagliato partire con sole 19 stazioni, tutte in una zona poi. Se poi consideriamo che il business plan, ahimé, non teneva affatto conto della "mafia cartellonara" la frittata è fatta...

homo mobilis ha detto...

Ecco, io ora, non per infierire, ma dovrei darvi una notizia.
Avete letto del progetto di bike sharing a Torino? Io ho deciso che gli dedicherò un po' di spazio, nel mio blog www.homomobilis.it. Il vostro lavoro è molto importante: teniamoci in contatto, se possibile.