mercoledì 16 dicembre 2009

Un bike-sharing come Milano? Basterebbero 160 cartelloni pubblicitari ad una ditta seria

Prendiamo avvio dal post di ieri per raccontare la tavola rotonda che è seguita alle esposizioni dei "casi a confronto" di bike-sharing internazionale.
Per Roma ha iniziato a parlare Marco Contadini, uomo-della-ciclabilità del Comune capitolino. Il suo mantra, da un po' di tempo a questa parte, è sostanzialmente il seguente: "non sono certo che il bike-sharing sia la cosa su cui puntare e anche se fosse, secondo me è assai costoso". Insomma Contadini fa l'avvocato del diavolo, pone il problema, istilla il dubbio. Secondo lui, a quanto parrebbe, le amministrazioni comunali di Milano, Siviglia, Lione, Parigi, Barcellona, Berlino, Vienna, Brescia e molto presto Torino, Bruxelles e molte, molte altre sono amministrazioni che si sono pigliate un rischio. Sono amministrazioni che hanno azzardato i quattrini che i cittadini avevano loro affidato in una operazione spericolata, ancora non codificata, di dubbio esito.
I, fatti, però, dicono il contrario. I fatti dicono che è il bike-sharing e solo il bike-sharing il mezzo attraverso il quale imporre (imporre!) la ciclabilità di massa. Non c'è se e non c'è ma: la strada è una e non è affatto un caso se tutte le maggiori capitali europee la stanno perseguendo. Dice Contadini: "ma se scopro che con gli stessi soldi del bike-sharing posso fare 100km di piste ciclabili cosa faccio?". Urca, trasecoliamo: fossero anche milleqqqquattrocento i chilometri non ci sarebbe dubbio. Le piste ciclabili sono una opzione, importantissima, ma una opzione. Il bike-sharing è (è!) trasporto pubblico puro. E' come dire: ho un milione di euro, faccio corsie preferenziali oppure compero nuovi autobus, magari non inquinanti? E che domande: ovvio che devi comprare autobus, perché le corsie preferenziali senza autobus non servono a nulla, indispettiscono i cittadini che si vedono sottratto suolo pubblico in cambio di niente, alterano l'urbanistica delle strade. Il punto è: va fatto il bike-sharing, tutto il resto viene a cascata, con naturalezza. Con il bike-sharing si renderanno poi necessarie le ciclabili e le si faranno (ma le si faranno come cristo comanda: in mezzo alla città, nelle strade dove la gente lavora, non lungo l'Aniene o sulle banchine del Tevere); con il bike-sharing -sono i dati di Milano e di Parigi, non le chiacchiere di bikesharingroma.com- aumenta e di molto la mobilità ciclabile privata: insomma la gente, dopo aver usato il bike-sharing, compra più biciclette. In definitiva grazie al bike-sharing l'utilizzo della bicicletta esce dal novero dei quattro sfigati che la utilizzano ora e diventa una roba di massa, una roba incontrollabile, una roba grazie alla quale si può completamente mandare all'ortiche (e finalmente) il concetto ridicolo di "comunità ciclistica" poiché quando decine di migliaia di persone utilizzano la bicicletta non c'è comunità che tenga, non c'è gruppetto, non c'è richiesta patetica: la bici diventa un servizio di TPL, non una posa da ambientalisti.
Ci ha provato, a farcelo capire, il consigliere comunale di Milano Maurizio Baruffi che interveniva essendo il capo del gruppo Amici della Bicicletta a Palazzo Marino. Ha detto che "Roma deve buttarsi, che deve gettare il cuore oltre l'ostacolo". Ha detto che tra spendere una cifra in bike-sharing o spendere la stessa cifra per regalare biciclette alla gente non c'è il minimo paragone sull'efficacia. Ha detto che i soldi vanno presi dalla pubblicità e che qualsiasi ente esponga -occupando suolo pubblico- impianti pubblicitari e da questi ricavi un guadagno, deve impegnarsi a restituire parte di questo guadagno sottoforma di arredo urbano, toilette automatiche, panchine, riqualificazioni e, anche, bike-sharing. Un discorso che a Roma è qualcosa di puramente alieno, marziano. Il nodo della questione è infatti tutto qui, anche se si cerca di mistificare, anche se si fa finta che il problema sia Fabio De Lillo, anche se si fa di tutto per non dire che il problema sta in un altro assessorato, quello al commercio governato da Daniele Bordoni.
Il bike-sharing, in tutto il mondo con poche eccezioni, si gestisce con il ricavo dei mq pubblicitari che i gestori prendo in carico per ogni stazione. Qualche esempio per capirci: a Milano la società Clear Channel prende 8mq di impianti pubblicitari per ogni stazione. Essendo circa 100 stazioni stiamo parlando di 800mq circa di impianti. Calati sui nostri 4x3, quelli che stanno da qualche mese completamente massacrando la città grazie alla scarsa resistenza che Bordoni sta opponendo alla mafia che governa questo settore, si tratta di 66 impianti. Sessantasei. Con sessantasei impianti potremmo avere un servizio come Milano? No, attenzione: il mercato pubblicitario romano è, come andiamo ripetendo da tempo, spadroneggiato da una terrificante camorra che abbatte la qualità degli spazi e deperisce tutto il settore dunque gli impianti valgono meno che a Milano, molto meno. Ma off record qualche uccellino ci ha detto che Clear Channel, qualora ci fosse un bando di cui Atac non parla perché non ne può parlare fintanto che Bordoni ritiene opportuno non pestare i piedi ai criminali (ma se hai timore della criminalità organizzata, dico io, perché fai l'assessore al commercio a Roma? E' una contraddizione in termini per dinci!), qualora ci fosse un bando, dicevamo, una ditta come Clear Channel potrebbe accettare per una aliquota circa due volte e mezzo quella di Milano. Diciamo che con 160 cartelloni 4x3 avremo un servizio al livello di Milano (dunque a livello eccellente), se solo si volesse. Come tutti sapete 160 sono i cartelloni che sono stati piantati abusivamente quest'oggi nel tempo che voi avete impiegato a leggere questo nostro articolo. Signori: ma di che stiamo parlando?
Questo è quindi il nodo attorno a cui gira tutto. E non è colpa di De Lillo, non è colpa di Atac, non è colpa di nessuno se non della situazione delle affissioni a Roma e di chi non ha la voglia, la forza o il coraggio per sanarla. Ma ci rendiamo conto o no che oggi Clear Channel, a Roma, non riesce neppure a installare tutte le sue bellissime stazioni dei bus (quelle bianche, illuminate) per la resistenza degli, ehmm, imprenditori della cartellonistica romana? Ma ci rendiamo conto che a Roma ci sono 200 aziende che gestiscono le affissioni mentre sono 3 a Parigi, 2 a Madrid, 2 a New York. Ma ci vuole tanto a costatare che questo comparto ha le caratteristiche anomale e impegnarsi politicamente per sanarlo?
Lorenzo Parlati, di Legambiente, non c'era. Gianluca Pin, di Bicincittà, era tutto radioso per la partenza del loro grande bike-sharing a Torino (e ci sarà da provare sana invidia pure per la Prima Capitale d'Italia visto come sarà bello http://www.tobike.it/) ed ha aggiunto una cosa importante: il bike-sharing cambia i comportamenti delle persone perché è visibile. Perché le stazioni sono li, evidenti a tutti, incuriosiscono. Giorgio Ceccarelli della Fiab -un altro che era venuto ad un convegno sul bike-sharing per parlare male del bike-sharing- ha detto che è un po' presto, che secondo lui non ci sono ancora abbastanza dati per capire se effettivamente è questa la strada da perseguire. Anche secondo lui a Parigi e a Barcellona sono dei pazzi avventurieri insomma...
E alla fine? E alla fine si è sbracato come al solito. L'ultimo intervento del pubblico è stato appannaggio della solita associazione pseudo-centrosocialista, very-ciclofficinaokkupata e via con tutto l'armamentario arruzzonito della ciclabilità come mood politico, come atteggiamento sociale, come riscatto morale. Con instanze da condominio (ma da condominio nel vero senso della parola). Cioè dopo aver sentito parlare le più grandi multinazionali del mondo che si occupano di ciclabilità, dopo avere sentito le esperienze delle metropoli europee e su come hanno cambiato grazie al bike-sharing il modo di vivere la loro mobilità, dopo avere appreso che a Parigi il 10% degli spostamenti avvengono su bicicletta quando fino a qualche anno fa quella era una città-fatta-per-le-auto queste associazioni non si vergognano nel continuare a chiedere che le bici possano essere messe nel cortile del condominio e che possano essere trasportate in metropolitana e che si faccia la ciclabilina di qua, la ciclabilina di giù, e il ponticello sul Tevere e che vengano tolte le foglie dalla pista. Dopo ore in cui da Milano a Parigi gli è stato spiegato che la bicicletta è un mezzo di trasporto, questi signori insistono nell'interpretare il muoversi in bicicletta alla stessa stregua del possedere la bicicletta. Ma se la bici è un mezzo di trasporto, che senso ha possederla? Forse noi possediamo un vagone del tram nel cortile del condominio? Custodiamo un autobus Atac nel nostro box auto? E se c'è una stazione del bike-sharing alla fermata San Giovanni della metro e ce ne è un'altra alla fermata Spagna, che senso ha per me portarmi dietro una bicicletta mia dal punto A, al punto B quando in entrambi i punti posso prelevare biciclette condivise? Dobbiamo riuscire a capire, ma per ora siamo ottimisti, se queste persone che si producono ad ogni riunione in interventi anti-bike sharing ("il bike-sharing è una conseguenza della ciclabilità, non è il punto di partenza", mai cagata più grande fu pronunziata; oppure: "a me non interessa il bike-sharing perché ho la mia bicicletta"), dobbiamo riuscire ancora a capire, dicevamo, se questa gente è in cattiva fede, se semplicemente non viaggia e non ha mai viaggiato oppure se, pur viaggiando, non è capace di capire cosa sta succedendo a nord di Settebagni. Se vogliono le biciclette, se le vogliono curare nelle loro ciclofficine facciano comitati di collezionisti o di modellismo, non comitati che si occupano di mobilità, perché la mobilità è altra cosa e cosa terrificantemente più seria. Certo è, e su questo non siamo appiattiti sulle posizioni di Marco Contadini finché le associazioni continueranno a litigare l'amministrazione avrà ben poco incentivo ad intervenire seriamente nel settore. E, come al solito, da bravi romani, stiamo facendo il gioco dei nostri mediocri amministratori.

39 commenti:

Anonimo ha detto...

Certo finché le cose come stanno le dice solo questo blog si andrà poco lontano!

Anonimo ha detto...

MOBILITA' SOSTENIBILE
«Macchè nuove piste ciclabili:
politici romani, dovete pedalare»

Si spacca il fronte delle associazioni di ciclisti romani
dopo l'annuncio dei 40 chilometri di percorsi in progetto

Anonimo ha detto...

Il corriere si sta occipando della questione... anche la Repubblica..

Speriamo che il "problema" MILANO si risolva presto...

Se no continua ad essere un VULNUS per i terici del Bikesharing-nonsostenibile- economicamente...

Cmq, quì a Milano il bikesharing è una figata... dalla stazione centrale puoi eviate di prendere il TAxi e andare a casa in bicicletta(con un pò di fantasia ti carichi pure il TRolley)

E quando l'autobus tarda prendi bikemi e arrivi in 5 minuti alla metro...

Saluti e buona lotta!

Anonimo ha detto...

Credo che spaccare il fronte delle associazioni dei ciclisti romani sia un grosso errore: la proposta deve essere unica ed univoca, se ognuno dice la sua, il messaggio diventa debole e la politica non fa nulla ( che è quello che vuole..!)

sessorium ha detto...

Anonimo forse non ci siamo capiti: le associazioni dei ciclisti proprio non devono esistere. La ciclabilità deve diventare una parte del trasporto pubblico. Ti risulta che vi siano associazioni degli utenti dei taxi?
Io voglio utilizzare la bicicletta per spostarmi come MEZZO, non come FIME. E io non sono affatto un ciclista, un ciclista sarà Bugno o Chiappucci o Indurain. Io sono un cittadino che usa la bicicletta, non un ciclista; come non sono un tranviere quando prendo un tram, ma semplicemente un passeggero.

Ma quando lo capirete che l'esistenza stessa di associazioni di ciclisti è deleteria per la diffusione VERA della ciclabilità in una città come Roma.

Qui si parla di cambiare la faccia della città, e questi pensano ai condomini ed alla ciclabile a destra o a sinistra del Tevere per andare al mare la domenica. Ma insomma...

Alessandro ha detto...

Certe associazioni ciclistiche sembrano nate, poi, da residuati di lotta politica.

Tutti devono usare questo mezzo senza preconcetti ideologici: ha ragione sessorium nel dire che non servono le associazioni perché sembrano creare una parte, cosa che non dovrebbe esistere in tema di ciclabilità.

Anonimo ha detto...

Leggete questo articolo.. è molto utile per cercare di convincere il SIndaco a far sostenere il BIKE SHARING con i proventi della PUBBLICITa'...

E' un discorso che avete fatto voi...

Monumenti coperti da pubblicità
Ormai è un business milionario


Monumenti in gabbia, nascosti agli occhi di romani e turisti dalla pubblicità, mentre sotto si lavora al restauro.

[...]«Ma il punto è un altro - denuncia il consigliere comunale Pd Athos De Luca - le tariffe mensili per esporre pubblicità sui teloni del centro storico sono altissime e alla ditta appaltatrice assicurano guadagni stellari.

[...]In altre parole: la soprintendenza non si fa pagare abbastanza, mentre consente a chi prende in carico lavori e gestione della pubblicità spropositati guadagni».

[...]Tenuto conto che l´agenzia ricaverà circa 100 mila euro al mese dall´esposizione della pubblicità,

DA http://roma.repubblica.it/dettaglio/monumenti-coperti-da-pubblicita-ormai-e-un-business-milionario/1809347

Anonimo ha detto...

Non sono convinto di ciò che dice Sessorium, soprattutto per una città come Roma. La pericolosità delle strade ostacola lo sviluppo delle bici in città. Mi vuoi dire che andando in bici a Vle Marconi, Colli Portuensi o qualsiasi altra strada di scorrimento, ti senti siucuro ? E una volta che ti becca uno in macchina e tu stai in bici che fai protesti poi, da una sedia a rotelle o peggio ? Io vedo le associazioni proprio come mezzo per lo sviluppo delle cicalbili, in modo che la gente possa andare in bici in siucurezza, senza rischiare la vita !

Saluti
Maurizio

sessorium ha detto...

Non diciamo sciocchezze! Hai presente i boulevard parigini? Decine e decine di stradoni di chilometri, larghissime, impossibili da percorre e da attraversare in bici, con auto che sfrecciano giorno e notte a velocità sostenute. Eppure? Eppure a Parigi il comune ha messo 20mila biciclette in condivisione e il 10% di tutti gli spostamenti urbani si svolgono ormai su bici.

Roma è insicura, a Roma ce stanno li sampietrini, a Roma ce stanno li sette colli. Ma la vogliamo fare finita di fornire scuse patetiche a chi non è in grado di governare la mobilità di questa città?

Anonimo ha detto...

Ti indico un link che parla delle ciclabili nelle altre città, Parigi compresa, che a quanto dice ha 500 km di ciclabili...
www.dalmen.it/editoriali/1_ciclabili_mau.htm
Noi cittadini dobbiamo fare la nostra parte, ma in sicurezza
Maurizio

Anonimo ha detto...

Sessorium,
molte sono stato d'accordo con te ma non capisco perchè LE PISTE CICLABILI dovrebbero escludere un buon servizio di BIKE SHARING ??

Una cosa è decidere quale delle due cose diffonde l'altra, altra cosa è escludere le piste ciclabili A PRESCINDERE...

Poi credo che la coscienza del ciclista sia una conseuenza della diffusione della bicicletta in città...

Ossia se nessun "Bauscia" usa la bici è OVVIO che le associazioni sono più "identitarie".. cio' non toglie che possano portare vantaggi per tutti... anche ai bauscia...

Capisco benssimo il tuo discorso sulla "concezione della bici", ma è solo una parte... perchè laddove c'è il BIKE SHARING fanno anceh le PISTE CICLABILI...

Poi a Milano si battono tutti i giorni per averle, le piste ciclabili ( o meglio: la città ciclabile..)

sessorium ha detto...

Ora non esageriamo, altrimenti divento il nemico della pista ciclabile. Non è così. Per prima cosa concettualmente mi pare sbagliata: sono le auto che vanno ghettizzate in una "pista", non i pedoni, non le biciclette. Le strade, quando sono disegnate bene e all'estero le disegnano bene, delineano perfettamente in rigide "piste" lo spazio destinato alla carrabilità e poi TUTTO IL RESTO è per pedoni e bici. Qui si fa il contrario: si delinea rigorosamente lo spazio destinato ai pedoni (di solito microscopici marciapiedi sbocconcellati) e poi TUTTO IL RESTO è per le auto, soprattutto al servizio della sosta selvaggia.

Rifletto poi sulle piste ciclabili fatte fino ad oggi: sperdute in praterie inutili, concepite per andare a fare la scampagnata la domenica o per andare al mare non certo per utilizzare la bici come noi intendiamo utilizzarla: un banale mezzo di trasporto pubblico; segnatamente il più veloce, il più divertente ed il più pulito entro i 5km di spostamento.

Da queste riflessioni deriva la provocazione secondo cui BASTA parlare di piste ciclabili e parliamo di cose serie. Segnatamente parliamo di ciò che può modificare realmente una città nella direzione della ciclabilità: IL BIKE SHARING.

danfus ha detto...

Ok, nel mondo perfetto io esco, prendo una bici alla stazione del bike-sharing sotto casa, pedalo da dio insieme alle migliaia di cittadini come me, accanto a taxi e bus. Lascio la bici, prendo la metro, poi altra bici fino al lavoro. Bello. Sorrido al pensiero di quanto ero stato criminale, nel mondo imperfetto, a comprare una Bici-Privata; per fortuna sono poi arrivati i cittadini di Bike Sharing Roma a illuminarmi. E pensare che è stato tutto così facile! Hanno chiesto con voce ferma alla mafia delle affissioni di non creare problemi, poi hanno deprecato la proprietà privata dei veicoli (bicicli, monocicli, motocicli, auto, camper, suv, pattini a rotelle...), consigliato l'educazione a taxi, bus, camion, auto blu, e tutto questo in pochi mesi, senza ricorrere a inestetiche, centrosocialistiche azioni di protesta! L'uovo di Colombo. Senza neanche associarsi.
A parte gli scherzi, così non si cambia un tubo, dichiararsi primi-della-classe-che-hanno-capito-tutto porta solo divisione e debolezza.
Ma poi, scusa, che male c'è (per ora, in attesa del mondo perfetto) a desiderare uno stallo condominiale?

sessorium ha detto...

Caro Amico i primi della classe non stanno dentro il blog Bike-Sharing-Roma. Stanno piuttosto a Milano, a Parigi, a Barcellona, a Lione, a Nizza e presto a Torino, a Bruxelles... Qui ci limitiamo solo di dire: FACCIAMO COME SI FA IN TUTTO IL MONDO. CAMBIAMO LA CITTA' CON IL BIKE SHARING.

Mammifero bipede ha detto...

Allora, punto primo: "pseudo-centrosocialista" lo dici a tua sorella, punto secondo: l'approccio alle problematiche della mobilità DEVE essere un approccio integrato, e tener conto di molteplici fattori. Puntare tutto su un unico strumento taumaturgico e risolutore richiede un atto di fede che da ateo non mi sento di poter fare. Il Bike sharing è sicuramente uno strumento potente che può fare da volano alla situazione, ma da solo non basta.
Non basta, per dirne una, al sottoscritto, che non ha il problema di spostarsi da S. Giovanni a piazza di Spagna come tanto fighettume da ufficio, ma lavorando in fabbrica in quel buco del culo del mondo che si chiama via dei laghi sportivi, traversa di via di Tor Cervara, "Tiburtina valley", per capirci, pensaa che mai e poi mai troverà una stazione del bike sharing ad una distanza decente, anche perché ci penserebbero, se non gli autoctoni, gli abitanti degli innumerevoli campi nomadi nei dintorni a "riciclare" le bici a modo loro.
La soluzione per me passa per altre vie che non possono essere il bike sharing, e come me probabilmente passa per vie molto diverse anche per altri.
Le bici del bike sharing, per dirne una, non sono efficienti nei parchi urbani, che pure da soli, se infrastrutturati adeguatamente, formerebbero una rete di mobilità ciclabile infinitamente più piacevole del "gomito a gomito col TIR" che caratterizza gli spostamenti sulle arterie tradizionali.
Quindi, per cortesia, cominciamo a guardarci intorno a 360°, cominciamo ad accorgerci che esistono tanti tipi diversi di ciclisti, cominciamo a costruire una rete di alleanze invece di ergerci su un piedistallo come i detentori dell'unica vera fede.

P.s.: alla faccia vostra e di tutti i bike sharing del mondo io mi sono fatto una Brompton, con la quale salgo e scendo dai mezzi pubblici, entro nei negozi e non devo nemmeno camminare fino alle stazioni del bike sharing. Ora provate a venirmi a spiegare per quale ragione dovrei condividere le vostre battaglie...

sessorium ha detto...

Ma infatti non le puoi condividere, altrimenti non saresti un mammifero bipede romano condannato a rimanere nella preistoria per altri settant'anni. Purtroppo il romano fa molta fatica a vedere cosa viene fatto a nord di Settebagni, se non facesse questa fatica e riuscisse a guardare anche solo a Milano capirebbe che, guardaunpo', uno strumento taumaturgico esiste eccome. E occorre puntare tutto su quello per fare si che tutto il resto si realizzi.
Oppure in mezza Europa si sono tutti impazziti?

Mammifero bipede ha detto...

Copenhagen è "a nord di Settebagni" per te?
Vuoi vedere cosa fanno nella "capitale mondiale della ciclabilità"?
Guardati questo video.
Mi dispiace se sei arrivato fino in fondo senza che la magica parolina "bike sharing" sia mai stata nominata, forse fa un po' impressione il numero di 30.000 "cargo bikes" in circolazione (tutte private), che da solo fa scomparire perfino l'intero BS di Parigi.
E forse io sarò un uomo preistorico, ma quando vedo intorno a me i Neanderthal li so riconoscere.

sessorium ha detto...

BASTA CRETINATE. BASTA!!!!
Non si puo' ragionare così: il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non si possono confrontare città come Roma con realtà come Copenaghen che hanno la metà degli abitanti del quartiere Tuscolano. E' una mistificazione tale che non riesco a capire cosa ci guadagnate.

E' allucinante, semplicemente allucinante. La città è massacrata, perché infierite invece di andare nella direzione in cui vanno tutte le metropoli del mondo?

danfus ha detto...

Tornando al mondo perfetto, quello che intendevo dire è che la situazione è talmente incancrenita che il pensiero di cambiare questa città è di quelli da far tremare i polsi. Va bene tutto, andare al lavoro con la propria bici o con il bike-sharing, agitarsi per le ciclabili o le zone30, va bene anche la gita di massa, qualsiasi cosa *purché* le biciclette siano sempre di più e sempre più visibili. Nel merdaio in cui siamo, non mi sembra furbo andare troppo per il sottile. Poi, un giorno, forse, il bike-sharing sarà la Soluzione Definitiva. Per ora c'è solo da pedalare in salita.

Mammifero bipede ha detto...

da Wikipedia: København, 518.574 abitanti nel Comune, 1.167.569 nell'area metropolitana, poco meno della metà di Roma, mi sembra che le due situazioni siano perfettamente comparabili.
Perlomeno lo sono quanto Parigi, con la quale vorresti ci rapportassimo, che quanto a popolazione è "la quinta più popolata d'Europa, con 11.769.433 di abitanti", quattro volte i nostri.
Queste sono cifre, nude e crude.
Il bike sharing è uno strumento, uno fra tanti, spero che si estenda a tutta la città, ma se non mettiamo mano anche agli innumerevoli altri problemi prodotti da questa cultura auto-centrica (problemi, per inciso, che anche noi che questa cultura la combattiamo, essendoci cresciuti dentro, fatichiamo a comprendere) sarà l'ennesimo buco nell'acqua.

I costi del bike sharing esistono, e sono innegabili. Le biciclette in mano a cittadini irresponsabili vengono danneggiate in continuazione, e spesso rubate. Il BS di Barcellona ha predisposto bici "antifurto" dotate di una forma talmente anomala da renderle riconoscibili ovunque, quelle che abbiamo a Roma sono bici standard facilmente riciclabili una volta rubate.

P.s.1: non accusare me di "infierire", se credi rileggiti quello che c'è scritto nel (tuo?) post originario.

P.s.2: sul BASTA CRETINATE sono perfettamente d'accordo con te, un po' meno su chi le stia dicendo...

sessorium ha detto...

Insomma oggi abbiamo imparato una cosa nuova: la struttura urbana e cittadina di Roma è più paragonabile a Copenaghe che a Parigi, a Milano, a Torino o a Barcellona. Avete capito a che livello è il dibattito sull'utilizzo delle biciclette come trasporto pubblico in città? Avete capito come stiamo messi? Quando vedete che tutte (tutte!) le grandi capitali occidentali stanno prendendo un andazzo fuorché noi, capite che la colpa dell'immobilismo non è soltato dei politici...

Anonimo ha detto...

PARAGONI FRA CITTA' -- un pò di dati..

København, 518.574 abitanti nel Comune, 1.167.569 nell'area metropolitana

Milano 2009 --abitanti 1.303.000
Provincia Milano(hinterland) popol. residente 3.614.108

Torino (IPA: [toˈriːno]; Turin in piemontese) è una città italiana di 911.534 abitanti mentre l'area metropolitana diffusa oscilla tra i 1.705.000 e i 2.200.000
Provincia Torino popol. residente 2.122.704

Parigi, con 2.125.246 abitanti al censimento del 1999 e 9.854.000 abitanti nell'area urbana, è la città più grande di Francia

Barcellona (in catalano IPA: /bəɾsəˈlonə/, in spagnolo IPA: /baɾθeˈlona/) è una città di 1.615.908 abitanti (regione urbana: 4.928.852 abitanti[1])

Con i suoi oltre 2.700.000 abitanti, Roma è il comune più popoloso d'Italia.
Provincia Roma pol. residente 3.578.784

(Nel contesto dell'Unione europea, il comune di Roma si colloca al quarto posto in termini di popolazione, dopo Londra, Berlino e Madrid.)

Anonimo ha detto...

I residenti di Copenhagen sono meno di un quinto dei residenti di ROMA.
L'hinterland è circa un terzo.

Mammifero bipede ha detto...

Sessorium, è veramente difficile discutere con te.
Tu affermi che Tutte le città del nordeuropa sono state "salvate" dal bike sharing ed io ti dimostro che Copenhagen (tanto per dirne una, avrei potuto citare Amsterdam...) sta attuando interventi differenziati sulla questione Ciclabilità.
Allora tu ti metti a questionare che la popolazione di Copenhagen è molto inferiore rispetto a quella di Roma, e io ti dimostro che non è così.
Ora ti aggrappi alla "struttura urbana".
Credimi, così non andiamo da nessuna parte.
Né io ho interesse a partecipare ad un dibattito così sfuggente.
La "struttura urbana e cittadina di Roma" non esiste. Ogni parte della nostra città, ogni quartiere, ha una sua propria struttura diversa dalle altre. abbiamo 19 municipi ognuno con una sua propria "struttura urbana" e con problemi diversi rispetto agli altri.
voglio vedere come sarà implementato il bike sharing a Cinecittà, a Monte Mario, sulla Cassia, ad Ostia. Fin qui questo problema non è stato minimamente affrontato.
Ma che sto a discutere a fare?
Tu hai "visto la luce", io "brancolo nelle tenebre", giusto?

Mammifero bipede ha detto...

@ Anonimo
Fammi capire, tu sposi la tesi di Sessorium che l'efficacia del bike sharing si incrementi in funzione lineare rispetto alla popolazione o no?

sessorium ha detto...

Non c'è nessun legame tra bike-sharing e popolazione. Il servizio CAMBIA LA FACCIA ALLA MOBILITA' di città piccole, medie e grandi.

Ovvio che è più spiazzante il suo utilizzo in città NON a vocazione ciclabile (Milano, Torino, Parigi, Bruxelles, Barcellona) dove il bike-sharing interviene in maniera massiccia modificando completamente le abitudini di una larghissima fetta di popolazione.

In città a vocazione ciclabile è molto meno utile. Ecco perché è stato realizzato a Brescia e a Bergamo con eccellenti risultati, ed ecco perché non verrà probabilmente realizzato mai a Ferrara ed a Padova. Ed ecco perchè non è neppure lontanamente pertinente il confronto con Copenaghen dove tutti posseggono biciclette e la ciclabilità non ha bisogno di shock come solo il bike-sharing può dare.

Mi spiace sembrare uno che utilizza toni ultimativi, ma oggi -con i risultati che vi sono in tutto il mondo e con i programmi di bike-sharing che già dal 2010 ci saranno in alcune grandi città (Torino, Nizza e Bruxelles sono pronte, Firenze sta per partire)- chi nega l'efficacia suprema di questo sevizio o è in cattiva fede o è un palese imbecille. Oppure non ha mai messo piede a Milano, a Parigi, a Barcellona, a Lyon e in decine di altre città negli ultimi 24\36 mesi...

Mammifero bipede ha detto...

Io non ritengo di essere un imbecille, e so per certo di non essere in cattiva fede, quindi dovrai aggiungere una terza opzione.
Dal tono con cui ti accalori nelle risposte, tuttavia, sono costretto a dedurre che la tua fede nel potere salvifico e totemico del bike sharing nasconde una disperazione di fondo. Ti immagino con un poster in stile "Fox Moulder" con su scritto "I WANT TO BELIEVE" e la foto di uno stallo del BS al posto degli UFO.
Quelle che tu definisci "città NON a vocazione ciclabile" sono gli esempi di mancata applicazione di tutte quelle buone pratiche per la ciclabilità che altrove hanno funzionato.
A Copenhagen, Amsterdam, Ferrara, Vienna, quelle "buone pratiche" le hanno messe in atto, ed hanno fatto in modo che funzionassero.
Io ero in bici a Vienna, nel 1991, ed ho visto le piste ciclabili che arrivavano dappertutto, la stessa cosa ad Amsterdam, a metà degli anni '90.
Le città che hanno scelto la bicicletta in anni passati oggi, come tu affermi, non hanno bisogno del bike sharing. Quelle che la bicicletta non l'hanno scelta, come Roma, riusciranno a far fallire anche il bike Sharing, dopo aver mancato, o fatto fallire, tutti gli interventi che negli anni avrebbero potuto mettere in atto.

Questo è quello che sto vedendo qui ed ora, ma che forse non stai vedendo tu, dal momento che dai la colpa della mancata attuazione di pratiche ciclabili ALLE PERSONE CHE QUELLE PRATICHE LE STANNO CHIEDENDO DA BEN PRIMA DI TE.

Ti lascio con la tua "saggezza" e la tua infinita spocchia, quando si arriva a difendere a spada tratta il proprio idolo anche da quelle persone che in teoria lottano per obiettivi analoghi significa essere decisamente "alla frutta".

Per quanto mi riguarda continuerò a perorare la causa Bike Sharing insieme a tutte le altre che ai miei occhi hanno pari dignità, ben consapevole che la macchina comunale continuerà a mettermi bastoni tra le ruote e farà il possibile per innescare lotte intestine tra i fautori della ciclabilità per crearsi un alibi per non far nulla.
Mi dispiace solo che in questo tranello tu sia caduto in pieno.

sessorium ha detto...

Si si lo stesso tranello in cui sono caduti a Milano, a Genova a Torino, a Brescia, a Bergamo, a Bari, a Siracusa per citare solo i più grandi esempi. Quanti tranelli eh? Tutte le metropoli italiane fatta esclusione, guarda un po, di Roma, Napoli e Palermo, le città del crimine meridionalista. Evidentemente tutte e tre stanno concentrando le energie per copiare Amsterdam, invece di copiare Parigi.

Anonimo ha detto...

Oltre Copenaghen,

http://www.youtube.com/watch?v=yKui_Z5Tv5M

Anche Stoccolma è a sud di Settebagni?


http://www.romapedala.splinder.com/post/21913915/Dal+nostro+inviato+Caio+a+Stoc


Studio e Ricerca della sicurezza con facilitazioni capillari della ciclabilità urbana sono causa o effetto chè tante persone di ogni età e occupazione, (ammetto, soprattutto bellissime bionde solari con bimbi allegri nel seggiolino posteriore ) scelgano la bici come mezzo di trasporto principale anche in mezzo alla neve senza lamenti subitalici ?

Mi porto nel cuore infranto
-l'assenza di cartelloni
- l'assenza di vigili urbani
- l'assenza di merda di cane
- l'assenza non solo di monnezza, ma neanche di cicche

Non sono sicurissimo, ma non mi ricordo di aver visto bike-sharing

E cmq Mosè ciclicamente 'ncazzato lo mise nelle tavole, ma insieme ad altri 9 punti, non necessariamente meno importanti o frutto di trip visionari di centro-socialari:
http://www.romapedala.splinder.com/post/21745976#comment
o anche
http://www.box.net/shared/1pppjfmrk5

Un pò di umiltà fa bene a tutti.

AVe caiofabricius VALE

sessorium ha detto...

Ma nessuno dice che le altre nove cose non vadano adottate, si sta qui dicendo -come è ovvio e evidente- che il bike-sharing deve stare al punto uno. Deve essere la priorità poiché è l'unico provvedimento in grado di IMPORRE la ciclabilità a tutta la città. Poi tutto il resto ovviamente va fatto, ma il bike-sharing è la cosa di gran lunga più importante, la infrastruttura sopra la quale potere innescare tutto il resto.

E' come stare in un paese completamente privo di strade. Io chiedo di fare un lungo nastro d'asfalto per far muovere le auto. E ritengo che vada costruito PRIMA il nastro d'astalfo e subito (subito!) dopo il guardrail, la segnaletica, gli autogril e le colonnine sos. Subito dopo.

Ora però basta perché credo che tutti abbiamo ben espresso il nostro parere: i ciclisti sono scarsamente interessati al bike-sharing perché loro la bicicletta ce l'hanno di proprietà e questo blog a tutti si rivolge salvo che ai ciclisti; questo blog punta a fare andare in bici chi oggi va in moto o in auto, altri cercano di aumentare il confort di chi in bici ci va di già. Entrambe istanze legittime, per carità.

Anonimo ha detto...

Ma certo che Sessorium ha ragione da vendere a darvi degli imbecilli. Ma chi cazzzzo siete? Copenaghennnnnnnn??? Ma Copenaghen ha inaugurat nel 1995 il primo servizio di bikeshare in assoluto. Ancora attivo.
Stoccolma??? Stoccolma ha un bikeshare da 1000 bici e 80 stazioni gestito da Clear Channel.

Ma che vi siete ammattiti davvero? Ma veramente uno vi propone di fare un ponte sopra un fiume invalicabile e voi dite "no, prima facciamo le panchinette lungo la riva". Ma state davvero male, se non vi interessa la ciclabilità come mezzo di Trasporto Pubblico evitate di intervenire: fate solo un gran danno.

Anonimo ha detto...

Del Voi si dava nel ventennio...in effetti...

Io nun LA conosco, nè voglio.

Cmq io sò io, non "voi" frettolosamnte e puzzosottarnasamente da ragguppare in omogenea sottospecie di stolti da colpevolizzare.

Ho camminato per 100 e 100 km a Stoccolma e mi sembrava di levitare in un paradiso per la meraviglia civile e sociale.

Certamente avrà contribuito la nobile e condivisibile istituzione del bike-sharing, ma per quanto attento ed affamato osservatore ho notato e goduto di centinaia di altre cose che cmq riguardano la voglia e la capacità possibile di muoversi naturalmente in bici anche in un città soggetta a clima sfavorevole (anche il buio oltre il freddo)

Questo è il mio forse gratuito pensiero, in ogni caso non di "noi" massa indefinita e indegna.



AVe caiofabricius VALE

Anonimo ha detto...

Rileggendo, m'accorgo di essere stato troppo gentile con chi non lo merita:
In effetti, ma chi c. è LEI per offendere così gratuitamente chi ha semplicemente avanzato ipotesi più allargate per sperare in una diffusione della ciclabilità urbana anche qui a Bananas-City e che cmq prevedono fra i TANTI PUNTI anche, ma non solo esclusivo feticcio, il bike sharing.

Molti IMBECILLI REALI E CONCLAMATI ad esempio continuano a ritenere troppo bassi i limiti di 50km/h in città: ecco forse è proprio il contrasto effettivo di questi SORCICORRENTI IMBECILLI e protoassassini il primissimo irrinunciabile obiettivo per sperare che si diffonda l'uso della bici anche a Bananas.

AVe caiofabricius VALE

Mammifero Bipede ha detto...

Ma certo che Sessorium ha ragione da vendere a darvi degli imbecilli. Ma chi cazzzzo siete?

Gente che ha un nome e una faccia tanto per cominciare, caro anonimo, e non si nasconde come fa lei.
Le risponderei, se non avessi una ripugnanza a priori nei confronti di chi si vergogna delle proprie opinioni e si nasconde per esprimerle.

Anonimo ha detto...

Bisogna che i ciclisti provino a lottare anche per chi la bici non ce l'ha e la vorrebbe usare in città.

Il punto credo sia nel dire che le associazioni di ciclisti la bici ce l'hanno già e vogliono solo mettere "in sicurezza" le loro passeggiate abituali.

Allora vi chiedo: quanto "Ve ne frega" che altri romani possano acquistare (o usare) una bici a ROma.
Intendo: quanto vi interessano i NON ciclisti (che non fanno parte del clan, e quindi solo gli unici che mettono un nome e cognome riconoscibile)?

Quanto fate per i NON ciclisti?
Cerco di togliere le provocazioni di Sessorium e invito a guardare in modo nuovo alla ciclabilità come mobilità sostenibile. Non solo per i ciclisti "puri" ma per tutti gli utenti.
Il punto è questo: una concezione dell'utente di mobilità - non un pantani in pista ciclabile.

E poi smettiamola di prendere tutto a titolo personale... accuse giacobine di patenti ciclistiche..

Anonimo ha detto...

Copenhagen spinge la sua già nutrita community a due ruote ad ideare un metodo di bike sharing più creativo, eco-friendly ed innovativo di quello in uso nella città. Il concorso è aperto agli amanti della bici e ai creativi di tutto il mondo.

L’obiettivo? Aggiornare il sistema che risale al 1995, creare un metodo di trasporto afficace, aumentare il numero dei ciclisti e diminuire contemporaneamente il numero di infortuni di pedoni, pensolari e turisti a spasso per la città.

Anonimo ha detto...

In bici IO (perchè NOI se lo dice il Papa) ci vado al lavoro 20+20 km al giorno da 30 anni senza lagne italiote di alibi ridicoli di 7colli, altro che sprezzanti passeggiate protette.

Una meravigliosa bici usata costa la metà di un telefonino e cmq, anche volendo usare e incrementare il comodo bike sharing, il pericolo e l'ostacolo alla diffusione concreta della bici a Roma rimane evidentemente la velocità diffusa ed impunita di troppi SORCICORRENTI FURBETTI NEGAREGOLE.

AVe caiofabricius VALE

Anonimo ha detto...

La ricetta per far si che la bicicletta sia di uso comune e' questa:

1) Le "stazioni" bike-sharing devono essere estese a tutte le periferie.

2) Le piste ciclabili devono essere realizzate per collegare le periferie al centro e le periferie tra di loro.

Se non si fanno queste due cose l'uso della bicicletta rimarra' per sempre quello che e' ovvero un divertimento domenicale o uno snobismo da ricchi radical-chic che la mattina vanno in bicicletta ed il pomeriggio magari in auto-blu. Niente a che vedere quindi con un serio tentativo di ridurre il traffico e migliorare la salute dei cittadini ma solo e soltanto un'operazione di facciata.

Finora tra l'incantatore Veltroni ed il piu' realista Alemanno non c'e' stata comuque molta differenza, Veltroni ha fatto fare la ciclabile vicino ai Parioli (poi piangono che in periferia pigliano gli "schiaffi"...), quest'altro fa fare una stazione bike sharing a Ostia (quindi per gitanti domenicali), una alla Sapienza (quindi per studentelli borghesucci) ed altre al centro di Roma (per turisti ed abitanti ricchi), insomma cambia l'orchestra ma la musica e' sempre quella.

Il traffico e' causato al 70 per cento dagli abitanti delle periferie che la mattina si riversano nei quartieri centrali e semicentrali per lavorare, ci vuole un genio a capirlo ? No infatti lo capiscono benissimo, la realta' e' che intorno alle automobili c'e' un'intero sistema economico.

Andrea Rossi

Anonimo ha detto...

Ma non era Davide Bordoni?? adesso si chiama Daniele? ma sei sicuro di sapere di chi stai parlando che non sai nemmeno come si chiama?? mah, lasci il tempo che trovi!!