sabato 28 novembre 2009

La mobilità ciclabile a Roma? La uccidono le associazioni ciclistiche

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Dopo la prima riunione, convocata nella primavera scorsa, passarono il bike-sharing all'Atac e - de facto -  lo chiusero. La seconda riunione giovedì 26 novembre, soltanto dopo la morte di Eva di cui tutti sappiamo. Ogni ulteriore commento sull'attenzione dell'Assessorato alle associazioni che si occupano di mobilità ciclabile risulterebbe superfluo.

Tuttavia tante cose che ci sono piaciute son state dette l'altro giorno in assessorato, presenti tutte le associazioni di ciclisti. Tante cose che ci sono piaciute e tante che ci sono piaciute assai meno. Partiamo dalle prime. Costatiamo, finalmente, lo sciogliersi del fronte-della-pista-ciclabile. Finalmente alcune, molte, associazioni di ciclisti lo dicono: "non ce ne frega un cappero delle piste ciclabili". Care arrabbiate e realizzate -per non dare noia alla mafia dei commercianti- in territori lontanissimi dalla città urbanizzata, le piste ciclabili sono una delle mistificazioni più grandi della storia delle politiche della mobilità. All'estero, grazie ad un arredo urbano di qualità, nelle piste ci mettono le auto, non le bici, le carreggiate -prive di sosta, perché la sosta è sottoterra- sono ben delimitate; tutto il resto è zona pedonale, ciclabile e quant'altro.
Abbiamo sentito anche parlare di arredo urbano, uno degli altri temi chiave di questa città. Finché non si farà focus su questioni tipo queste, buonanotte. Ma soprattutto buonanotte finché non si farà focus sul bike-sharing.

Ehssì perché dovete sapere che il bike-sharing è completamente -o quasi- uscito dall'agenda delle associazioni ciclistiche. Non hanno capito, o non voglion capire, che l'unica strada per cambiare la faccia alla mobilità della città è quella. Al di sotto dei cinque chilometri di spostamento, la bicicletta è così competitiva che, mettendone davvero a disposizione diverse migliaia in condivisione, si sconvolge la mobilità urbana. Le nostre associazioni, invece, pensano alla ciclabilina de Ostia, alla corsietta der Mandrione, al regolamento condominiale per posteggiare le biciclette. Non hanno capito che la bicicletta si è trasformata in un mezzo di trasporto e i mezzi di trasporto non si posseggono, si usano! La metro non è di nessuno, un autobus non me lo debbo parcheggiare nel mio condominio! La verità vera è che le associazioni ciclistiche sono la vera causa per cui in questa città non si fa e non si farà nulla per la ciclabilità: niente preparazione, niente riflessione, incapacità di fare confronti con l'estero, atteggiamento -sostanzialmente- sfigato, residuati di centri sociali sparsi... E soprattuto, come dicevamo, incapacità di capire le potenzialità del bike-sharing.

Parigi? Parigi era la città con la mobilità più pericolosa del mondo: cattivo tempo, ghiaccio, pioggia, foglie, pavè, boulevard dritti dove automobilisti antipaticissimi sfrecciano a mille all'ora. La faccia della città in due anni è completamente mutata. Grazie alle piste ciclabili? Grazie ai regolamenti condominiali? Grazie ad astrattismi come l'intermodalità? Grazie alla micidiale puttanata delle "Zone 30"? No, solo l'implementazione di un servizio di bike-sharing. Barcellona? Barcellona era una specie di Napoli: qualche migliaio di bici in condivisione ed è diventata un posto gradevole e civile. I casi sono decine ormai. L'ultimo è Milano, clamoroso. A Milano non ci sono associazioni di ciclisti con vecchi signori che sbraitano cretinerie. A Milano ci sono migliaia e migliaia di persone che usano la bicicletta senza sentirsi parte di una minoranza bersagliata e sfigata. La usano non per il gusto di sentirsi gli ultimi dei mohicani. La usano non per convinzione politica o stupidamente ecologica. La usano perché gli fa comodo, li fa risparmiare sia denaro sia tempo. Semplice, no?

A Roma non si può. Perché una mafia gestisce le affissioni e perché l'amministrazione non ha nessuna voglia di lavorare su e contro questa mafia. Questo è il problema e a causa di questo problema il pur bravo Marco Contadini, maggior esperto di bici della macchina comunale e dunque perfetto conoscitore della situazione, si è assai adirato al nostro intervento dove facevamo notare la vergogna dell'attuale bike-sharing. Per fortuna, goffamente contrastato da un imbarazzante assessore ("ma non mi dite che per 50cent a mezz'ora cambia qualcosa..."), Contadini è venuto sul nostro territorio: "il bike-sharing non funziona". Contadini lo sa bene: il servizio non funziona non per colpa di qualcuno, non funziona semplicemente perché così non può funzionare e perché nessun bike-sharing al mondo ha la prima mezz'ora a pagamento.

Ci è solo spiaciuto che, per togliere d'impaccio De Lillo che doveva rispondere sull'invasione cartellonara a Roma (perché i mafiosi possono avere migliaia di cartelloni a Roma e Clear Channel, a Milano, con 206 cartelloni mandano avanti il bike-sharing?), Contadini ci abbia accusato di fare "interventi strumentali". E strumentali per chi? E contro di chi? Forse si intendeva un intento politico? Niente più lontano dai nostri intendimenti. L'unico strumento che ci interessa è la bicicletta, ma come mezzo di trasporto non come oggetto per far passare la domenica a qualche signore; come servizio di tpl, non come aggeggio di svago. A noi la bicicletta non ci interessa, non la vogliamo possedere, non abbiamo questo feticismo, semplicemente la vogliamo utilizzare (e vogliamo che la utilizzino decine di migliaia di persone) perché e solo perché è più economica, più veloce, più sana e più pratica per andare da tale a talaltro punto per andare a lavoro, per andare a studiare, per andare a un appntamento. Non per "andare in bicicletta". Non ci interessa chi in bici già ci va, ci interessa mandare in bici chi ancora non ci va e che magari lo fa controvoglia, ma "d'altronde è ben più economico e veloce". Ecco, la nostra strumentalizzazione.

La riunione è scemata con l'idea di indire un tavolo tecnico per parlare delle prossime realizzazioni. Con la confusione che si è vista l'altra sera, con le idee completamente annebbiate e con il livello zero di preparazione sui case studies internazionali, temiamo che si possa fare davvero molto moto poco.

martedì 24 novembre 2009

Il bike-sharing romano, il bike-sharing milanese, il voto di scambio e il massacro dei cartelloni a Roma

4 commenti

Un cartellone pubblicitario di quelli nuovi, orrendi, installati al di fuori di ogni regolamento (ma autorizzati dal comune) a meno di 50 mt dalle Mura Aureliane. Anzi, installati proprio addosso alle Mura Aureliane.
Ci dimostrano tutta la cattiva fede della nostra amministrazione quando dice che i soldi per rendere decente il bike-sharing non ci sono. Falso, falso, mille volte falso.
Sapete come si regge (al netto dei ritardi di pagamento da parte di ATM a Clear Channel ed ai ritardi di installazione degli impianti) il meraviglioserrimo bike-sharing di Milano? Tutto il servizio è stato quotato come equivalente di 206 impianti pubblicitari. Aspettate che ripetiamo: 206 impianti. Ok? Chiaro? Bene.
Ora tornate a guardare quell'orrenda plancia che violenta la nostra archeologia e le nostre antichità. Si tratta di un impianto della ditta ODP, autorizzato nell'ambito della micidiale sanatoria che sta consentendo a decine e decine di ditte come questa di massacrare la città. Solo questa ditta, la ODP appunto, ha montato qualcosa come 800 cartelloni negli ultimi mesi a partire dall'estate.
Avete capito, allora? Con 206 impianti ad una multinazionale si può chiedere in cambio un fantastico servizio di bike-sharing, con 800 impianti regalati ad una ditta locale cosa si può chiedere in cambio? Ehi, laggiù, chi ha detto "voti"???

E così mentre la città viene sotterrata di cartelloni di tutte le dimensioni, ci continuano a dire che il bike-sharing non si può fare perché non si possono dare gli spazi pubblicitari.

venerdì 20 novembre 2009

Atac dopo aver ucciso il bike-sharing vuole uccidere pure i ciclisti? Riceviamo e pubblichiamo da una lettrice

4 commenti
Gentile Comitato,
innanzitutto grazie per il lavoro svolto.
Anch'io, come molti altri utenti sono un reduce della gestione Cemusa e, dunque, uno dei tanti delusi dal bicinoleggio di Atac.
Vi scrivo per segnalare come al danno si sia aggiunta la beffa.
Sul sito atac.roma.it, infatti, alla funzione "calcolo percorso" la società ha inserito la possibilità di calcolare, per l'appunto, un percorso per chi, in luogo della metro o dell'autobus, volesse utilizzare il bikesharing come mezzo di trasporto.
Ottimo, direte voi...
Peccato che il percorso segnalato da Atac non tenga affatto conto dei sensi di marcia, consigliando quindi all'ignaro ciclista di sfrecciare nel traffico di roma CONTROMANO.
Oltre a far morire il servizio di bikesharing speriamo che Atac non intenda far fuori anche noi ciclisti.
Per chi volesse verificare, come ho fatto io, basta andare su atac.roma.it.
L'ennesima delusione...

martedì 17 novembre 2009

Storie da un bike-sharing

7 commenti
Succede a Milano, il Corriere della Sera lo racconta e noi vi invitiamo a leggere. Perché fa piacere scoprire che in Italia vi siano delle situazioni di stampo europeo e perché fa ancora meglio capire quale tipo di violenza è stata fatta a Roma per sciatteria, per incapacità, per poca voglia di mettersi di traverso alla mafia dei cartellonari pubblicitari.

venerdì 13 novembre 2009

Per la serie, inutilizzato e inutilizzabile

4 commenti

In tutto il mondo il bike-sharing fa faville, a Roma lo si lascia in abbandono: addirittura le stazioni diventano punti di sosta selvaggia.