giovedì 24 dicembre 2009

A Torino il più bel regalo di Natale

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A Roma non si riesce a capire che solo con il bike-sharing è possibile modificare le preferenze trasportistiche di una grande città, specie se questa grande città è orientata piuttosto verso l'auto e il motore a scoppio. Puoi costruire piste ciclabili a tonnellate. Puoi dedicare ettare e ettari di condominio allo zerovirgola dei condomini che posseggono la bicicletta e che la usano quotidianamente. Puoi costruire percorsi per il mare litiganto per decenni se farli a destra o a sinistra del Tevere, ma gli utilizzatori di biciclette resteranno una minoranza, degli amatori.
Nelle grandi città le biciclette debbono diventare dei mezzi pubblici e, qualcuno si offenderà, ma i mezzi pubblici non si posseggono: si usano quando servono, poi si lasciano ad altri. Come i taxi, come i tram, come gli autobus.
Dovunque lo stanno capendo e stanno correndo ai ripari. Dopo aver iniziato decisamente a trasfigurare Milano (ma ci pensate??), il bike-sharing sta arrivando a Torino con un grande progetto che prenderà avvio a giugno ed avrà il merito di accrescere, speriamo, la vergogna che i nostri amministratori dovranno provare ogni volta che metteranno il naso fuori da Roma. Iniziativa simpatica del bellissimo ToBike: gli abbonamenti sono in vendita già da ora per il più bel regalo di Natale che ci sia. Segnalatelo, con invidia, a tutti i vostri amici torinesi...

http://www.tobike.it/

mercoledì 16 dicembre 2009

Un bike-sharing come Milano? Basterebbero 160 cartelloni pubblicitari ad una ditta seria

39 commenti
Prendiamo avvio dal post di ieri per raccontare la tavola rotonda che è seguita alle esposizioni dei "casi a confronto" di bike-sharing internazionale.
Per Roma ha iniziato a parlare Marco Contadini, uomo-della-ciclabilità del Comune capitolino. Il suo mantra, da un po' di tempo a questa parte, è sostanzialmente il seguente: "non sono certo che il bike-sharing sia la cosa su cui puntare e anche se fosse, secondo me è assai costoso". Insomma Contadini fa l'avvocato del diavolo, pone il problema, istilla il dubbio. Secondo lui, a quanto parrebbe, le amministrazioni comunali di Milano, Siviglia, Lione, Parigi, Barcellona, Berlino, Vienna, Brescia e molto presto Torino, Bruxelles e molte, molte altre sono amministrazioni che si sono pigliate un rischio. Sono amministrazioni che hanno azzardato i quattrini che i cittadini avevano loro affidato in una operazione spericolata, ancora non codificata, di dubbio esito.
I, fatti, però, dicono il contrario. I fatti dicono che è il bike-sharing e solo il bike-sharing il mezzo attraverso il quale imporre (imporre!) la ciclabilità di massa. Non c'è se e non c'è ma: la strada è una e non è affatto un caso se tutte le maggiori capitali europee la stanno perseguendo. Dice Contadini: "ma se scopro che con gli stessi soldi del bike-sharing posso fare 100km di piste ciclabili cosa faccio?". Urca, trasecoliamo: fossero anche milleqqqquattrocento i chilometri non ci sarebbe dubbio. Le piste ciclabili sono una opzione, importantissima, ma una opzione. Il bike-sharing è (è!) trasporto pubblico puro. E' come dire: ho un milione di euro, faccio corsie preferenziali oppure compero nuovi autobus, magari non inquinanti? E che domande: ovvio che devi comprare autobus, perché le corsie preferenziali senza autobus non servono a nulla, indispettiscono i cittadini che si vedono sottratto suolo pubblico in cambio di niente, alterano l'urbanistica delle strade. Il punto è: va fatto il bike-sharing, tutto il resto viene a cascata, con naturalezza. Con il bike-sharing si renderanno poi necessarie le ciclabili e le si faranno (ma le si faranno come cristo comanda: in mezzo alla città, nelle strade dove la gente lavora, non lungo l'Aniene o sulle banchine del Tevere); con il bike-sharing -sono i dati di Milano e di Parigi, non le chiacchiere di bikesharingroma.com- aumenta e di molto la mobilità ciclabile privata: insomma la gente, dopo aver usato il bike-sharing, compra più biciclette. In definitiva grazie al bike-sharing l'utilizzo della bicicletta esce dal novero dei quattro sfigati che la utilizzano ora e diventa una roba di massa, una roba incontrollabile, una roba grazie alla quale si può completamente mandare all'ortiche (e finalmente) il concetto ridicolo di "comunità ciclistica" poiché quando decine di migliaia di persone utilizzano la bicicletta non c'è comunità che tenga, non c'è gruppetto, non c'è richiesta patetica: la bici diventa un servizio di TPL, non una posa da ambientalisti.
Ci ha provato, a farcelo capire, il consigliere comunale di Milano Maurizio Baruffi che interveniva essendo il capo del gruppo Amici della Bicicletta a Palazzo Marino. Ha detto che "Roma deve buttarsi, che deve gettare il cuore oltre l'ostacolo". Ha detto che tra spendere una cifra in bike-sharing o spendere la stessa cifra per regalare biciclette alla gente non c'è il minimo paragone sull'efficacia. Ha detto che i soldi vanno presi dalla pubblicità e che qualsiasi ente esponga -occupando suolo pubblico- impianti pubblicitari e da questi ricavi un guadagno, deve impegnarsi a restituire parte di questo guadagno sottoforma di arredo urbano, toilette automatiche, panchine, riqualificazioni e, anche, bike-sharing. Un discorso che a Roma è qualcosa di puramente alieno, marziano. Il nodo della questione è infatti tutto qui, anche se si cerca di mistificare, anche se si fa finta che il problema sia Fabio De Lillo, anche se si fa di tutto per non dire che il problema sta in un altro assessorato, quello al commercio governato da Daniele Bordoni.
Il bike-sharing, in tutto il mondo con poche eccezioni, si gestisce con il ricavo dei mq pubblicitari che i gestori prendo in carico per ogni stazione. Qualche esempio per capirci: a Milano la società Clear Channel prende 8mq di impianti pubblicitari per ogni stazione. Essendo circa 100 stazioni stiamo parlando di 800mq circa di impianti. Calati sui nostri 4x3, quelli che stanno da qualche mese completamente massacrando la città grazie alla scarsa resistenza che Bordoni sta opponendo alla mafia che governa questo settore, si tratta di 66 impianti. Sessantasei. Con sessantasei impianti potremmo avere un servizio come Milano? No, attenzione: il mercato pubblicitario romano è, come andiamo ripetendo da tempo, spadroneggiato da una terrificante camorra che abbatte la qualità degli spazi e deperisce tutto il settore dunque gli impianti valgono meno che a Milano, molto meno. Ma off record qualche uccellino ci ha detto che Clear Channel, qualora ci fosse un bando di cui Atac non parla perché non ne può parlare fintanto che Bordoni ritiene opportuno non pestare i piedi ai criminali (ma se hai timore della criminalità organizzata, dico io, perché fai l'assessore al commercio a Roma? E' una contraddizione in termini per dinci!), qualora ci fosse un bando, dicevamo, una ditta come Clear Channel potrebbe accettare per una aliquota circa due volte e mezzo quella di Milano. Diciamo che con 160 cartelloni 4x3 avremo un servizio al livello di Milano (dunque a livello eccellente), se solo si volesse. Come tutti sapete 160 sono i cartelloni che sono stati piantati abusivamente quest'oggi nel tempo che voi avete impiegato a leggere questo nostro articolo. Signori: ma di che stiamo parlando?
Questo è quindi il nodo attorno a cui gira tutto. E non è colpa di De Lillo, non è colpa di Atac, non è colpa di nessuno se non della situazione delle affissioni a Roma e di chi non ha la voglia, la forza o il coraggio per sanarla. Ma ci rendiamo conto o no che oggi Clear Channel, a Roma, non riesce neppure a installare tutte le sue bellissime stazioni dei bus (quelle bianche, illuminate) per la resistenza degli, ehmm, imprenditori della cartellonistica romana? Ma ci rendiamo conto che a Roma ci sono 200 aziende che gestiscono le affissioni mentre sono 3 a Parigi, 2 a Madrid, 2 a New York. Ma ci vuole tanto a costatare che questo comparto ha le caratteristiche anomale e impegnarsi politicamente per sanarlo?
Lorenzo Parlati, di Legambiente, non c'era. Gianluca Pin, di Bicincittà, era tutto radioso per la partenza del loro grande bike-sharing a Torino (e ci sarà da provare sana invidia pure per la Prima Capitale d'Italia visto come sarà bello http://www.tobike.it/) ed ha aggiunto una cosa importante: il bike-sharing cambia i comportamenti delle persone perché è visibile. Perché le stazioni sono li, evidenti a tutti, incuriosiscono. Giorgio Ceccarelli della Fiab -un altro che era venuto ad un convegno sul bike-sharing per parlare male del bike-sharing- ha detto che è un po' presto, che secondo lui non ci sono ancora abbastanza dati per capire se effettivamente è questa la strada da perseguire. Anche secondo lui a Parigi e a Barcellona sono dei pazzi avventurieri insomma...
E alla fine? E alla fine si è sbracato come al solito. L'ultimo intervento del pubblico è stato appannaggio della solita associazione pseudo-centrosocialista, very-ciclofficinaokkupata e via con tutto l'armamentario arruzzonito della ciclabilità come mood politico, come atteggiamento sociale, come riscatto morale. Con instanze da condominio (ma da condominio nel vero senso della parola). Cioè dopo aver sentito parlare le più grandi multinazionali del mondo che si occupano di ciclabilità, dopo avere sentito le esperienze delle metropoli europee e su come hanno cambiato grazie al bike-sharing il modo di vivere la loro mobilità, dopo avere appreso che a Parigi il 10% degli spostamenti avvengono su bicicletta quando fino a qualche anno fa quella era una città-fatta-per-le-auto queste associazioni non si vergognano nel continuare a chiedere che le bici possano essere messe nel cortile del condominio e che possano essere trasportate in metropolitana e che si faccia la ciclabilina di qua, la ciclabilina di giù, e il ponticello sul Tevere e che vengano tolte le foglie dalla pista. Dopo ore in cui da Milano a Parigi gli è stato spiegato che la bicicletta è un mezzo di trasporto, questi signori insistono nell'interpretare il muoversi in bicicletta alla stessa stregua del possedere la bicicletta. Ma se la bici è un mezzo di trasporto, che senso ha possederla? Forse noi possediamo un vagone del tram nel cortile del condominio? Custodiamo un autobus Atac nel nostro box auto? E se c'è una stazione del bike-sharing alla fermata San Giovanni della metro e ce ne è un'altra alla fermata Spagna, che senso ha per me portarmi dietro una bicicletta mia dal punto A, al punto B quando in entrambi i punti posso prelevare biciclette condivise? Dobbiamo riuscire a capire, ma per ora siamo ottimisti, se queste persone che si producono ad ogni riunione in interventi anti-bike sharing ("il bike-sharing è una conseguenza della ciclabilità, non è il punto di partenza", mai cagata più grande fu pronunziata; oppure: "a me non interessa il bike-sharing perché ho la mia bicicletta"), dobbiamo riuscire ancora a capire, dicevamo, se questa gente è in cattiva fede, se semplicemente non viaggia e non ha mai viaggiato oppure se, pur viaggiando, non è capace di capire cosa sta succedendo a nord di Settebagni. Se vogliono le biciclette, se le vogliono curare nelle loro ciclofficine facciano comitati di collezionisti o di modellismo, non comitati che si occupano di mobilità, perché la mobilità è altra cosa e cosa terrificantemente più seria. Certo è, e su questo non siamo appiattiti sulle posizioni di Marco Contadini finché le associazioni continueranno a litigare l'amministrazione avrà ben poco incentivo ad intervenire seriamente nel settore. E, come al solito, da bravi romani, stiamo facendo il gioco dei nostri mediocri amministratori.

martedì 15 dicembre 2009

Bike sharing a confronto. Imbarazzo, vergogna, invidia e rabbia verso gli altri...

4 commenti

Non abbiamo ancora ben sintonizzato l'associazione Clorofilla. Ancora non sappiamo se ci piace oppure no. Sta di fatto che questi ambientalisti di nuovo conio (finamente!), questi nemici del nimby (finalmente!), questi signori che non puntano a abbattere le ciminiere, ma puntano semplicemente a farvi uscire dei fumi puliti (finalmente!) hanno avuto un merito: portare in città i (diretti o indiretti) responsabili di altri servizi di bike-sharing, specificatamente quei servizi che -a differenza del nostro che bike-sharing non è- funzionano e che hanno letteralmente trasfigurato in meglio la mobilità delle città in cui sono stati implementati.
Ma torniamo a bomba, perché al tavolo che doveva mettere "esperienze a confronto" c'era anche un posto per l'Atac che, suo malgrado, assai malamente gestisce il servizio a Roma. Il primo (per la verità un filo soporifero) intervento è stato infatti di Sandro Bartolucci, responsabile per Atac del bike-sharing. Cosa abbiamo imparato? Che, tra le cose fatte per il bike-sharing da parte di Atac- risultano ai primi posti il rifacimento della livrea delle bici (uhm!), il sito web rinnovato (uhmmm!) e una applicazione iPhone (uao!). E che Atac, una volta preso in carico il servizio in quel fatidico primo giugno del 2009, ha "rimpolpato il parco bici di Cemusa" (ah si? Noi ci ricordavamo che a causa di un errore in fase di abbonamento erano volate via cinquanta bici per furto, anzi meglio per gentile omaggio agli utilizzatori da parte di Atac!). Abbiamo poi appreso da Bartolucci, parole sue signori e signore, che il servizio è stato virato su una "tariffazione adatta al pubblico dei turisti" (gulp!) e che l'utilizzo del servizio non è cambiato. Atac, pur sapendo dello sfacelo a cui è sottoposto il servizio, è costretta a dichiarare in pubblico (non in privato!) che "chi utilizzava il servizio prima lo utilizza anche ora, pagando la prima mezz'ora". Vabbe, no comment. Qualche numero? Qualche numero! Dal famoso 1 giugno 2009 al 10 dicembre 2009 i prelievi di biciclette sono stati meno di 35 mila. Fanno poco di più di 180 prelievi al giorno. Una roba che non serve neppure a fare le tanto decantate statistiche che l'Atac si vanta di stare archiviando. 180 prelievi al giorno vuol dire che in media, ogni giorno, ogni bicicletta è usata uno virgola qualcosina volte. Uno scempio anche solo tenere attivo il servizio in una condizione del genere. Ma 180 prelievi al giorno (considerando che il 77% stanno entro la mezz'ora) significa che Atac guadagna dal servizio circa 100€ al dì. 3000€ al mese. Avete capito? Tengono il servizio in stato di catalessi, in stato di coma indotto, per guadagnare 100€ al giorno.
Andiamo avanti e smettetela di vomitare voialtri! Le nuove stazioni di cui vi abbiamo già parlato? E' confermato che saranno 44. E' confermato che lasceranno ancora privi di bike-sharing (quando tornerà ad essere bike-sharing) posticini come il Ludovisi e Via Veneto, Castro Pretorio, l'Esquilino, il Celio, Testaccio, Ostiense, Appio Latino... Naturalmente la Stazione Termini, secondo i piani di ampliamento di Atac, non abbisogna di alcun bike-sharing, può farne a meno: a Milano devono essere degli imbecilli ad aver circondato la Centrale di ciclo posteggi. In compenso vi sarà ampia copertura del Rione Prati. Già, i nuovi stalli, ma quando verranno fatti? I finanziamenti non ci sono e non si sa se mai ci saranno e quando. L'interlocutore è il Ministero dell'Ambiente. E francamente ci fidiamo un pelino di più di Marco Contadini -l'unico che al comune ce capisce di bicicletta- che ha dichiarato che per ora non ci sono date piuttosto che del Sindaco dalle scarpe ortopediche (copyright Dagospia) che proprio oggi, a Copenaghen, ha dichiarato: "44 nuove stazioni entro due mesi; 400 entro la fine del mandato". Già, ma del mandato di quale sindaco?
Le altre esperienze a confronto le conosciamo come le nostre tasche. C'è stato un bell'intervento da parte di un consigliere comunale verde di Parigi che ha collocato il bike-sharing come elemento costitutivo per una visione nuova di città. Ha ricordato quello che noi diciamo sempre, ovvero che prima del bike-sharing Parigi era una città completamente avulsa alle biciclette; ha raccontato che condividere una bicicletta è qualcosa che fa diventare cittadini migliori perché innesca dei meccanismi solidali tra utilizzatore e utilizzatore; ha sottolineato (ogni frase di questo signore in un contesto come quello romano figurava come ipotetica lezione di vita per i nostri amministratori) come anche a Parigi i problemi delle soprintendenze siano notevoli ma che, in un modo o nell'altro, poi si riescano a fare le cose.
Si è infine passati a Milano. Giuseppe Mistretta di BikeMi ha raccontato vita e virtù del servizio di bike-sharing meneghino che sta modificando le abitudini di vita di migliaia e migliaia di milanesi. Mistretta ha anche smontato le tante cassandre che vorrebbero il servizio milanese avviato alla bancarotta: i problemi di questo anno, infatti, sono semplicemente stati burocratici: i circa duecento impianti pubblicitari che occorrono alla Clear Channel, la multinazionale che gestisce il servizio, per sostenere l'operazione non sono stati ancora tutti sbloccati dal Comune il quale ha invece di buon grado sbloccato e autorizzato tutte le stazioni. Da qui il milione di buco che è causato da un disservizio della amministrazione, non certo da un errore di budgetizzazione del BikeMi che, anzi, grazie agli abbonamenti settimanali e giornalieri macina da fare invidia.
Volete ragionare sui numeri? Accomodatevi: e vi basti questo raffronto. Milano ha oggi il quadruplo delle ciclostazioni di Roma; se entrambi i servizi fossero gestiti virtuosamente ne dovrebbe derivare che a Milano dovrebberoe esserci il quadruplo dei prelievi: da noi 180, da loro circa 700. E' così: manco per il ciufolo. "A Milano nelle ultime settimane" ha ghignato Mistretta "abbiamo agevolmente superato i 4000 prelievi al giorno". E fa pure un freddo cane...
E' seguita una piccola tavola rotonda sulla quale abbiamo da apporre alcune riflessioni e non ce ne vorrete se lo faremo domani.

lunedì 14 dicembre 2009

Bike-sharing. Domani, altre chiacchiere...

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Trattasi del convegno "Bike-Sharing. Esperienze a confronto" meritoriamente organizzato dalla Associazione Clorofilla per domani (15 dicembre) presso l'Urban Center del XI Municipio in via Nicolò Odero 13 (in the heart of Garbatella). Chiacchiere, meglio di niente...


Ore 9,30
Esperienze di Bike sharing a confronto
I casi di Roma, Milano e Parigi
Sandro Bartolucci, Responsabile servizio bike sharing Atac
Sergio Verrecchia, Project Manager bike sharing Clear Channel
Mehdi Guadi, Consigliere Municipale Parigi


Ore 10,45 Coffee break


Ore 11,00
Tavola rotonda: La bici, mezzo di trasporto pubblico individuale
Coordina:
Luca Bonaccorsi, Direttore Terra
Partecipano:
Marco Contadini, Coordinatore Sviluppo ciclabilità urbana, Comune di Roma
Athos De Luca, Consigliere Comunale, Comune di Roma
Maurizio Baruffi, Coordinatore intergruppo consiliare “Amici della bicicletta”, Comune di Milano
Lorenzo Parlati, Presidente Legambiente Lazio
Giorgio Ceccarelli, Consiglio Nazionale FIAB
Gianluca Pin, Responsabile Progetto Bicincittà

martedì 8 dicembre 2009

Ci mancava il fumo negli occhi di Natale

6 commenti
Ormai la parolina magica se la giocano così, a caso, buttandola nella mischia. Come fumo negli occhi del consumatore, cittadino, pollo di turno. Stavolta è stata la volta del Natale. E della mobilità da riorganizzare per l'assalto di dicembre ai negozi. Tra le altre cose (tra cui la siderale minchiata di smantellare la ZTL fino alle 14) si è detto, senza mai specificare che, quando, come e dove, che verrà "potenziato" il bike-sharing. La cosa è uscita su tutti i giornali, è stata rilanciata dalle agenzie, ma non è stata mai più specificata, spiegata, illustrata (tantomeno sul sito ufficiale del bike-sharing). "Per il Natale potenzieremo il bike-sharing", ha detto il Comune. Intanto si butta la scemenza lì, non è vero nulla, ma qualcosa resterà, e infatti i giornali hanno abboccato...

giovedì 3 dicembre 2009

Auguri BikeMi !

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E che dobbiamo fa? Parliamo di Milano! Qui a Roma va di moda parlare male di BikeMi, da parte degli amministratori pubblici e dei tecnici del Comune. "Ha un sacco di debbbiti" dicono loro con quattro 'b'. Sarà, ma intanto a Milano il bike-sharing ce l'anno, e che bike-sharing. E noi no!

Di più: ce l'hanno da un anno tondo tondo. 3 dicembre 2008 \ 3 dicembre 2009.
E' l'occasione buona per visionare qualche numero del servizio che sta cambiando la mobilità milanese e che sta facendo, sotto sotto, vergognare molta gente a Roma.

abbonamenti annuali - 12.877
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abbonamenti settimanali - 2.571
abbonamenti sottoscritti via web - 70%
news inserite nel sito - 147
contatti al sito - 380.522
abbonamenti occasionali, nazionalità - 1° italia; 2° olanda; 3° gran bretagna; 4° germania; 5° francia
abbonamenti annuali, professione - 27% impiegati; 24% imprenditori; 15% dirigenti...
prime tre stazioni per utilizzo - 1° cadorna1; 2° duomo; 3° san babila
bici rubate - 25
bici danneggiate - 8