mercoledì 29 dicembre 2010

Il rapporto Euromobility "frodato" dal bike-sharing romano?

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Gentile Euromobility,

dopo una attenta lettura delle slides del vostro sempre interessante rapporto di fine anno, ci sentiamo di porvi una piccola questione riguardante il bike-sharing romano. La riflessione parte dalla costatazione, oggettiva, che chiunque può effettuare, che il servizio a Roma non esiste. Non è utilizzato (ne utilizzabile) da alcuno, versa nel più totale degrado e abbandono da mesi e mesi.
Nelle vostre graduatorie, invece, c'è addirittura una schermata in cui Roma risulterebbe battere tutte le città -anche quelle che hanno servizi eccellenti come Milano- quanto a iscritti. Il dato che vi è stato fornito, con ogni probabilità, riporta una serie di abbonamenti cumulati, ma assolutamente dormienti. Magari anche il mio, lasciato a marcire da quando, oltre un anno fa, il servizio venne messo a pagamento nella prima mezz'ora (caso unico a livello europeo) e di conseguenza venne reso inservibile.
Per il bike-sharing il dato da considerare è il numero di biciclette disponibili (ma non il numero "ufficiale", visto che per Roma purtroppo riportate quello, ma il numero "reale", scontato dalle decine e decine di bici rubate!) ed il numero di prelievi quotidiani (o settimanali, o mensili). Considerando questo ultimo dato, ammesso e non concesso che i gestori gradiscano divulgarlo, avreste potuto costatare con i vostri occhi la totale inesistenza del servizio a Roma. Dato che avrebbe fatto scivolare la Capitale ben al di sotto della 20esima posizione che, purtroppo, non merita!

PER SCARICARE IL RAPPORTO

martedì 7 dicembre 2010

Il blog Cartellopoli è ancora sequestrato dalla magistratura. Parte la raccolta fondi

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Cari amici che affermate e vi siete autoconvinti di avere a cuore e volere il bene della vostra città, è arrivato il momento di dimostrarlo. Mettendo mano al portafoglio. Ehi ehi, niente paura: si tratta di pochi, pochissimi euro, ma significativi. Perché solo partecipando, tutti insieme, all'impegno anche economico che comporta mandare avanti una seria ed efficacie attività civica si può dire di "partecipare" veramente.
E non si tratta solo di raccogliere denari da mettere in cascina per recuperare il blog Cartellopoli, cancellato con la sola colpa di aver messo in seria difficoltà la lobby dei cartellonari romani denunziandone gli abusi. Si tratta anche di questo, certo, ma soprattutto si tratta di creare un fondo, un plafond condiviso da tutti, che permetta ai migliori cittadini di Roma di dire "tutto questo che stiamo facendo è anche un poco mio". Dieci euro? Venti euro? Ma si, non di più. Via mail e in molti commenti c'è chi si è esposto dicendo di poter contribuire per 100, 500 o 1000 euro. In realtà preferiamo tante donazioni, ma piccole affinché un numero più vasto possibile di persone possa prendere parte alla formidabile rivoluzione, all'incredibile cambio di prospettiva e di mentalità che i blog civici stanno determinando.

Il fondo che creeremo grazie alle donazioni di tutti noi non sarà utilizzato solo per i guai con la giustizia di Cartellopoli. Sarà al contrario un tesoretto da utilizzare alla bisogna per tutte le ingiustizie tipo quella che il blog sta subendo in questi giorni. Querele, denunzie, cause, purtroppo temiamo di essere solo all'inizio. Più ci avviciniamo al nostro obbiettivo, ovvero eliminare dalla città la volgarità, la prepotenza, il crimine e lo scempio di quasi tutte le ditte cartellonare, più cercheranno di fermarci. E auguriamoci che lo facciano solo con le carte bollate e non con altro...

Ecco perché vi invitiamo a donare qualcosa di vostro tramite paypal (è lo strumento più veloce e sicura) e a far donare, a spargere la voce, a far sapere a tutti che ci sono delle persone che, senza alcun interesse, si stanno battendo per una città più bella e giusta e che hanno bisogno di un briciolo di aiuto. Ci serve per raccogliere risorse, ma ci serve anche per fidelizzare quanto più pubblico possibile attorno ai "nostri" temi: un conto è seguire una battaglia civica leggiucchiandone in giro, altro conto è autotassarsi (anche se per pochi euro). Scommettiamo che nel secondo caso la partecipazione sarà più sentita, calda, profonda, presente?

Le credenziali per controllare il conto-donazioni saranno consegnate a diverse persone. Alle diverse anime del movimento anti-cartelloni. Per garanzia di tutti, dunque, saranno tre persone a detenere le password per controllare il conto, l'affluenza dei soldi, la loro eventuale spesa che sarà puntugliosamente comunicata a tutti. Tutti i donatori, salvo chi vorrà restare anonimo, saranno elencati nei vari blog aderenti a questo grande movimento civico che non ha eguali nella storia moderna.

Stiamo cambiando da dentro questa città e vi chiediamo un piccolo segnale di vicinanza e condivisione a quello che stiamo facendo e che faremo insieme.






Divulgate sui vostri blog, sui vostri twitter, sulle vostre pagine facebook.


RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI
Il sequestro di Cartellopoli
Tutti i blog che hanno scritto
Le reazioni della politica qui e ancora qui

martedì 30 novembre 2010

Bloccati per il corteo? Sappiate che a Parigi...

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Percarità, magari oggi con sta pioggia non sarebbe stato possibile, ma vi volevamo far notare, e tenetelo bene a mente, che in casi come questo, ovvero con la città bloccata da cortei e manifestazioni o magari in occasione di scioperi selvaggi, a Parigi ormai hanno l'antidoto. Tanto da depotenziare, e di molto, l'arma dell'astenzione dal lavoro. Ehggià perché durante gli ultimi scioperi, da qualche anno a questa parte, i cittadini della ville lumière se la metro o il bus non passano, inforcano la bici e vanno a lavoro lo stesso.
Che vi dicevamo: il bike-sharing cambia il mondo, addirittura fa diventare meno terribili i micidiali scioperi d'oltralpe. E noi, bloccati nel traffico da stamattina...

giovedì 25 novembre 2010

Ancora su Boris

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Ancora sul sindaco di Londra in esilarante visita nella "Gabidale" (così pronunciano "capitale" i suoi più ehm... illustri cittadini). Ecco la foto sottratta ad un post di MalaRoma, riso amaro come è lo stile di questo blog. Per il testo, cliccate qui.

lunedì 22 novembre 2010

Ennesima umiliazione internazionale

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Lo si ben sa: Boris Joahnson, già mitico major di Londra, è solito a fare gaffe. E come tutti i gaffeur che si rispettano, le fa anche e soprattutto in maniera involontaria, in perfetta buona fede. Gli è successo anche a Roma e, guarda un po', gli è successo anche riguardo al bike-sharing. In vancanza per qualche giorno nella nostra Capitale il "pagliaccio" si è recato per una visita informale dal sindaco al quale avrebbe segnalato la necessità per Roma di aumentare le bici del bike-sharing, dall'alto delle sue centinaia di stazioni installate negli scorsi mesi, però, Johnson non sapeva che a Roma non solo il servizio è pressoché inesistente, come lui ha avuto modo di notare, ma è volutamente abbandonato da parte dell'amministrazione. Ecco la gaffe, ecco perché senza volerlo il buon Boris è finito nel toccare sul vivo il sindaco Alemanno, sollecitando la stampa a scrivere.
La stampa che, nella persona del bravo Luca Zanini, sul Corriere della Sera, ci sorprende un po' interpellando sul bike-sharing proprio l'unico raggruppamento (Di Traffico si Muore) che ha sempre dimostrato freddezza (se affermare robe tipo "noi la bicicletta ce l'abbiamo, quindi il bike-sharing non è certo il nostro primo problema" è definibile solo freddezza) nei confronti del bike-sharing.
Evidentemente lorsignori nel frattempo (avendo notato, finalmente, che dovunque il bike-sharing sia stato seriamente attuato ha cambiato la faccia delle città interessate) si sono iscritti al club di "Coloro Che Hanno Capito" e gli diamo volentieri il benvenuto senza polemica alcuna.
Perché non c'è pista ciclabile che tenga, non c'è regolamento condominiale, non c'è trasporto-bici sui mezzi pubblici, non c'è limite di velocità o autovelox che regga il confronto con un ottimo sistema di bike-sharing sul modello parigino, lionese, barcellonese, londinese, ma anche milanese. Quella è la strada prioritaria per far diventare Roma una città amica della bicicletta, tutto il resto viene dopo. Molto dopo.

giovedì 11 novembre 2010

Per la serie "guardo Milano e mi vergogno d'esser Romano"

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Clear Channel, società leader mondiale nella pubblicità esterna, da oltre 15 anni studia, implementa e migliora la funzionalità del Bike sharing in molte città del mondo. Il sistema è stato installato per la prima volta nel 1997 nella città di Rennes (Francia) ed è stato poi applicato a Stoccolma, Washington D.C., Saragozza, Barcellona e Città del Messico, solo per citarne alcune.

A maggio 2008 Clear Channel Jolly Pubblicità si è aggiudicata la gara pubblica di Bike sharing per la città di Milano, indetta dalla società di trasporto ATM su indicazione del Comune. La gara prevedeva un sistema complessivo di 5.000 bici e 250 stazioni.

Ad oggi è stata realizzata la prima fase del progetto: 103 stazioni da 24 stalli e circa 1.400 bici con una contropartita pubblicitaria di 206 impianti di formato europeo da 2 mq bifacciali retroilluminati con tecnologia scroller.

Dopo il grande successo ottenuto con questa prima fase, 40.000 abbonamenti tra annuali, settimanali e giornalieri e più di 1.500.000 prelievi complessivi, il Comune di Milano e la società ATM hanno deciso di dare il via alla seconda fase del servizio, commissionando a Clear Channel, gestore esclusivo di BikeMi, l’espansione del sistema.

Il nuovo accordo di ampliamento del progetto prevede ulteriori 100 nuove grandi stazioni da 33 stalli e 2.250 nuove biciclette. La contropartita prevede 2.926 mq di pubblicità, da suddividersi tra impianti pubblicitari retroilluminati prestigiosi ed appositamente studiati per la città di Milano di formato europeo da 2 mq e da 8 mq.

La durata del contratto è di 15 anni. La seconda fase prevede l'allargamento dell'area di utenza dalla Cerchia dei Bastioni fino alla Cerchia Filoviaria 90/91.
La prima stazione di questa nuova fase è stata installata in Piazzale Lodi ed è stata inaugurata mercoledì 10 novembre ore 10.15 alla presenza del Sindaco, Letizia Moratti, dell’Assessore con delega al Bike sharing, Maurizio Cadeo, del Presidente ATM, Elio Catania e del Dott. Giovanni Celentano, Amministratore Delegato Clear Channel.
Il servizio sarà completamente gestito da Clear Channel che curerà la manutenzione ordinaria e straordinaria, la regolazione delle stazioni, il Customer Care, la progettazione e l’installazione di nuove stazioni. Sarà attivo tutti i giorni dell'anno, dalle 7 del mattino con estensione fino alle 24 di notte.

martedì 2 novembre 2010

Il sindaco è arrivato a metà mandato, e...

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E... oltre a considerare, un po' rammaricati, che mancano ancora due anni e mezzo di supplizio per la mobilità di questa città che l'attuale amministrazione ha ucciso (quella precedente l'aveva torturata, comunque), ci leggiamo i sette punti con i quali Legambiente sfida il Comune sui temi della sostenibilità. Per fortuna ci sta anche il bike-sharing...



A) Pedonalizzare il Colosseo e l'intera area archeologica dei Fori, togliendo finalmente al monumento più famoso del mondo il ruolo di spartitraffico in occasione dell'importantissimo bando per il restauro, ricollegando centro e periferia con un “parco archeologico della Roma Antica” che unisca i Fori e l'Appia Antica, Veio, Gabii e Centocelle.

B) Disegnare mille chilometri di nuove corsie preferenziali protette, per fare spazio e far correre il mezzo pubblico, dando più corse e più puntualità ai nostri autobus e tram. Avviare il nuovo Piano tram, mentre si continua a lavorare sulle metropolitane, per dare un nuovo ruolo strategico al ferro anche in superficie, con decine di chilometri lungo tutte le direttrici importanti della città, da Marconi alla Togliatti, dalla Casilina alla Tiburtina e alla Nomentana, per diminuire così anche l’inquinamento atmosferico.

C) Far partecipare i cittadini ad un nuovo modello di governo che premi il volontariato e la sussidiarietà, il confronto tra comitati associazioni e amministrazione, il lavoro comune su alcuni fronti come quello del decoro. Il volontariato va valorizzato, cogliendo l'opportunità dell'Anno Europeo del Volontariato indettonel 2011 dalla Commissione europea per festeggiare i dieci anni dell'anno internazionale del volontariatodelle Nazioni Unite, un'occasione che Roma non può perdere.Sull'esempiodelle grandi campagne di Legambiente come Puliamo il Mondo e sul modello del “Citizens Committee” di New York, Legambiente chiede di sostenere progetti di volontariato e per dare in adozione ai cittadini aree verdi e piccoli spazi pubblici, per dare continuità agli interventi e risolvere una volta per tutte i problemi.

D) Bollino verde per certificare il rendimento energetico degli edifici, per far risparmiare i cittadini e vincere la lotta ai cambiamenti climatici. Come sugli elettrodomestici per lanciare il risparmio e l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili, Legambiente propone di apporre su tutti i palazzi un certificato, rendendo operativo l'obbligo di installazione di impianti solari termici e fotovoltaici per tutte le nuove costruzioni e le ristrutturazioni, per un migliore e più razionale uso dell’energia.

E) Riciclare almeno duemila tonnellate di rifiuti ogni giorno nella Capitale battendo discarica e incenerimento. Prevenzione della produzione di rifiuti con l’obiettivo di una riduzione del 20% puntando soprattutto sull'acqua pubblica piuttosto che imbottigliata, apertura delle isole ecologiche per il riuso dei materiali, estesa raccolta differenziata domiciliare anche per la frazione organica per arrivare almeno al 45% a breve termine.

F) Innovare la mobilità, primo obiettivo di 1.000 auto per il car sharing e 350 postazioni per il bike sharing. Tutte le sperimentazioni sulla mobilità sostenibile, con l'auto condivisa e il bike sharing, hanno funzionato bene, sono formule innovative, intelligenti e vantaggiose alle quali l’amministrazione deve dare concretamente priorità, estendendole a tutta la città in tempi brevi e certi.

G) Realizzare il “parco dei fiumi di Roma, del Tevere e dell'Aniene”, riscoprire il valore delle ville storiche con nuovi percorsi, liberare il mare dalla gabbia del lungomuro di Ostia. Istituire una grande area protetta a Roma e nel Lazio lungo uno dei fiumi più noti al mondo, accelerando su disinquinamento e ripristino ambientale, migliorando l’efficienza dei sistemi fognari e di depurazione. Il verde di Roma ha un valore inestimabile che va riscoperto, non può essere solo un problema per i costi di manutenzione, ma una grande occasione con nuovi percorsi. Liberare il mare di Roma, eliminando il lungomuro di Ostia e liberando gli accessi alle spiagge.

mercoledì 20 ottobre 2010

Tutti tranne noi

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E' assai positivo che a Londra -dove siamo stati per un sopralluogo lo scorso finesettimana- sia nato questo bike-sharing megagalattico. Non per niente, ormai ogni grande città fuorché Roma si sta dotando di un servizio serio in questo senso, ma per meri motivi di immagine.
Pensateci: dove vanno maggiormente i nostri ragazzi, le nostre famiglie, i nostri concittadini in vacanza? A Milano per lavoro e poi, guardaunpò, a Barcellona, Parigi e Londra. Insomma, le tre città che hanno i maggiori bike-sharing del mondo.

E così tutti i Romani che andranno fuori città avranno degli elementi in più per rendersi conto della differenza, dello iato di qualità della vita tra noi e loro. Magari anche, dove si può, utilizzando il servizio per spostarsi in città.

venerdì 1 ottobre 2010

Toh, ma guarda un pochino che strano eh...

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"Ho sollecitato l'Agenzia per la mobilita' a fare una nuova gara: bisogna assolutamente fare in modo che il servizio di bike sharing diventi privato, perché l'Agenzia stenta a seguire questo servizio tra le tante cose che fa". Lo ha annunciato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, stamani a margine di un convegno sulla mobilità sostenibile, tenuto alla facolta' di Architettura di Valle Giulia. "Il presidente Tabacchiera si è impegnato a espletare la gara entro la fine dell'anno", ha aggiunto il sindaco, che ha evidenziato la necessità di "un incremento degli stalli e di un mix di pubblicità, anche se nel centro storico non deve essere invasiva".
Ehggià, caro sindaco, peccato che grazie a quello che il tuo (in)degno Assessore Bordoni e i suoi dirigenti hanno combinato, il mercato della pubblicità esterna della città -già malconcio- sia stato completamente disastrato. Una quintuplicazione di impanti ha fatto sì che Roma venisse massacrata di cartelloni, cartellini, cartelletti, finti orologi, paline, parapedonali. Il risultato è non solo che la città è umiliata ed ha completamente cambiato faccia, non solo che alcune zone sono irriconoscibili e umiliate da questo business per la maggior parte in mano al crimine organizzato, ma anche che la pubblicità esterna a Roma non vale un caz*o.

Dunque, ecco le conseguenze sul bike-sharing, se con 150 impianti si ottengono x stazioni e x biciclette a Milano; a Roma con gli stessi impianti (ammesso e non concesso che la mafia che governa questo settore acconsenta di farli montare) si ottiene un quarto o un quinto o un sesto del servizio. Avete capito in che caz*o di cul de sac si è messo il Comune?

giovedì 30 settembre 2010

Ancora rassegna stampa (e stampa rassegnata) sul bike-sharing alla matriciana

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Non si puo' dire che quel che resta del pietoso bike-sharing romano goda di buona stampa. Per fortuna le testate (non quelle romane, poverine, che non capiscono) di tutta Italia hanno da tempo iniziato a fare il tiro alla quaglia contro un servizio che è la vergogna del concetto stesso di bicicletta condivisa.
Ecco l'ultima perla, questo articolo di Master Viaggi.

venerdì 24 settembre 2010

E anche Verona...

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Mentre si stenta a mandare a regime il servizio milanese, che deve ampliarsi ampliarsi ampliarsi per confermare il suo grande successo, la multinazionale americana Clear Channel si aggiudica nel nostro paese il bike-sharing veronese. La gara si è conclusa con la vittoria della società pubblicitaria che, in cambio della gestione di un servizio che inizialmente conterà 20 stazioni e 250 bici, installerà in città impianti pubblicitari e di arredo urbano.
Come dire, c'ha superato pure Verona. Avanti così...

mercoledì 15 settembre 2010

Il pollaio del bike-sharing. Una giornata di ordinaria follia

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Mentre sei assolutamente convinto che tutti se lo siano completamente dimenticato, ecco che il bike-sharing romano fa scoppiare una mezza bagarre in consiglio comunale. Il là lo dà il consigliere Athos De Luca che in commissione ambiente tuona: "Il 31 dicembre scade l'affidamento all'Agenzia di Atac del Bike Sharing a Roma e il Comune non solo non ha messo in campo nessuna iniziativa per proseguire il servizio, ma non ha stanziato, malgrado le assicurazioni dell'Assessore all'Ambiente, un euro per sostenerne l'attività". Insomma, secondo De Luca, rischio chiusura. Fossimo stati in De Luca avremmo notato che, di fatto, il servizio è GIA' chiuso, pur essendo in vigore e pur assorbendo risorse.
Il consigliere provinciale Lobefaro, ex presidente del I Municipio, ha rincarato la dose facendo quel che bisogna fare: i confronti con l'estero. E gli ha buttato lì un confrontino niente male: "Basta fare una passeggiata a Londra per vedere come funziona davvero il servizio bike sharing attraverso una collaborazione mista tra pubblico-privato. Le biciclette, molto più efficienti di quelle romane e con tante postazioni disponibili, vengono infatti sponsorizzate da una nota banca inglese".

Le risposte della maggioranza non si sono fatte attendere. A coprirsi di ridicolo ci ha pensato Andrea De Priamo, presidente della Commissione Ambiente del Consiglio, il quale è arrivato a dichiarare che "fin dal suo insediamento l'Amministrazione Alemanno ha già ampiamente dimostrato di avere a cuore il bike-sharing, tanto che lo ha istituito e fortemente potenziato". O parbleu! Ma l'apice si tocca quando De Priamo prevede un coinvolgimento dei privati nella gestione del servizio, con però dei distinguo, affermando che "potrebbe essere preso in esame anche il coinvolgimento dei privati fermo restando la consapevolezza delle peculiarità architettoniche di Roma, che escludono l'ipotesi di assegnazione di nuovi spazi pubblicitari del servizio come avviene in altre città". Insomma avete capito? Per favorire le clientele camorriste di quell'assessore o di quel potente si può anche ricoprire la città di cartelloni come è stato fatto, si può anche cambiarle faccia come è stato fatto con 100mila impianti che hanno reso impossibile in alcuni quartieri addirittura guardare il cielo. Ma sae invece i cartelloni, ne basterebbero poche centinaia, servono a ottenere un servizio di bike-sharing, bhe, allora apriti cielo. Veramente una dichiarazione da scompisciarsi se non fosse che è ben più sensato mettersi a piangere. Specialmente dopo le dichiarazioni, che chiudolo il patetico valzer di ieri, dell'assessore Fabio De Lillo che afferma perentorio: "Non c’è nessun rischio di chiusura per il bike sharing. Il servizio ha l’adeguata copertura finanziaria fino a dicembre e siamo già d’accordo con l’Agenzia per la Mobilità per il proseguo dell’attività con fondi che verranno stanziati nel prossimo assestamento di bilancio. Stiamo lavorando poi per verificare eventuali perfezionamenti da apportare al bike sharing e individuare le migliori modalità di messa a bando del servizio, così come avviene nelle altre grandi città italiane ed europee. Ad ogni modo, è bene sottolineare che il bike sharing non solo non verrà chiuso ma verrà implementato grazie a un finanziamento di oltre un milione di euro che il Comune di Roma ha chiesto e ottenuto dal Ministero dell’Ambiente. Un importante stanziamento che servirà per espandere il servizio arrivando così a 70 postazioni. Per quanto riguarda i proventi commerciali la leva delle sponsorizzazioni ci è stata da subito preclusa poiché abbiamo ereditato una città completamente invasa dall’abusivismo commerciale che stiamo attivamente contrastando".
Insomma, a quanto pare il peggiore dei nostri incubi si concretizzerà: i soldi del Ministero dell'Ambiente (Corte dei Conti, ma dove minchia sei???) verranno investiti in un servizio che non funziona, che no ha senso, che non utilizza nessuno, che è abbandonato, che fa solo felici i ladri di biciclette e i vandali di strada, che non serve a nessuno, che ha delle caratteristiche uniche ovvero è l'unico bike-sharing del mondo ad essersi trasformato, a causa della prima ora a pagamento, in un ridicolo ciclonoleggio.
E ora ci buttano sopra un milione. Ministro Prestigiacomo, non dar loro un solo cent!

martedì 14 settembre 2010

Il bike-sharing si allarga, purtroppo

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Il nostro incubo peggiore sta diventando realtà: l'Atac continua ad investire, anzi a sciupare denari pubblici, realizzando nuove stazioni dell'attuale sistema di bike-sharing che è, in tutta evidenza, non utilizzabile, non fruibile, non sviluppabile.
Come continuare a versare acqua minarale in una piscina dotata del suo bel buco: roba da Corte dei Conti.
Una nuova stazione del ciclo noleggio coatto (chiamato bike-sharing) sta nascendo affianco alla Stazione Termini. Se ne parla nel blog Degrado Esquilino...

mercoledì 8 settembre 2010

Ancora su Londra

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Il sempre più sagace MalaRoma fa una riflessione tra l'ironico e l'amaro sul bike-sharing romano raffrontato all'insuccesso (si fa per dire) di quello londinese. Leggete qui.

lunedì 6 settembre 2010

Roba da non credere: il Comune di Roma aderisce al club città del bike-sharing

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E' come se il Conte Dracula si iscrivesse come socio onorario dell'Avis. E' come se il peggiore dei pedofili diventasse preside di una catena di asili nido. Il diavolo e l'acqua santa: il concetto stesso di bike-sharing ed il Comune di Roma che questo concetto, tranquillamente applicato ai quattro angoli del mondo, è riuscito ad umiliare, brutalizzare, rendere inservibile, far fallire.

Invece di nascondersi dalla vergogna il Comune di Roma, con una deliberazione di giunta risalente allo scorso 3 Agosto, ha pensato bene di iscriversi (pagando anche la quota di 800 euro!!!) al Club Città per il Bike Sharing. Una associazione di realtà italiane che puntano a scambiarsi idee sullo sviluppo di questa cruciale infrastruttura urbana (tale è laddove è applicata con serietà) per migliorarsi a vicenda. Auguriamoci davvero che nessuno tra i soci voglia imitare Roma.

giovedì 2 settembre 2010

Il lettore sorpreso...

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Oggi sono passato in centro e sono rimasto sorpreso nel vedere tutte le postazioni bike sharing completamente vuote....ma che fine hanno fatto le biciclette? Neanche una...e sono passato davanti a circa 10 postazioni. Ne sapete qualcosa voi?
Marco Marzelli


* E ne sappiamo qualcosa sì! Le bici sono state tutte rubate o danneggiate. Nelle postazioni non ce ne sta neanche una e in fondo è meglio così visto che il servizio era totalmente inservibile. L'unica speranza, a questo punto, è che il Comune non insista a investire denari in perdita su questa piattaforma inutilizzabile. Ricordiamoci sempre che un bike-sharing sano è possibile solo in una città con una cartellonistica pubblicitaria sana (Milano, Parigi...). Ecco perché a Roma, dove il Comune lascia che la pubblicità esterna venga governata dalla camorra di 310 ingovrnabili ditte, non avrà mai il suo bike-sharing...
-Bike-Sharing Roma

lunedì 30 agosto 2010

E finalmente New York

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Anche a New York hanno parlato chiaro. Chiarissimo. Il percorso -già intrapreso- di ecologizzazione della città passerà non solo attraverso le piste ciclabili che stanno nascendo, attraverso le isole pedonali che sono davvero una novità nella Grande Mela e attraverso i parchi sospesi che hanno introdotto nella città che non dorme mai il concetto stesso di 'passeggiata', questa traiettoria fortemente voluta dal sindaco Michael Bloomberg passerà anche attraverso un clamoroso programma di bike-sharing.
I numeri? Ancora non sono ufficiali ne lo sono i tempi, ma i propositi del sindaco e del commissario ai trasporti sono chiari: si parte con 10mila e si arriva alla soglia delle 50mila...
Il modello per piste ciclabili e arredo urbano? Copenaghen.
Maccome, New York come Roma non era una città dove la bici non avrebbe potuto mai funzionare? Eppure... Eppure, sindaco e commissario ai trasporti dichiarano sicuri: in ogni strada toglieremo una corsia alle auto e la riserveremo alle biciclette.

giovedì 26 agosto 2010

I motivi di un flop. A Torino

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Ok, okkay, lo dobbiamo ammettere: il sistema di bike-sharing di Torino se non è proprio un flop, ci si avvicina moltissimo. Le tessere non si trovano, non è possibile abbonarsi online, i turisti sono imbufaliti e le bici restano ferme.
Torino, come Roma, è una città assai "sporca" dal punto di vista pubblicitario. Diciamolo: un caos inenarrabile che è tutta responsabilità delle varie amministrazioni comunali -questa volta di sinistra- che si sono succedute. Perché il capoluogo piemontese si tenga un contesto indecente di advertising outdoor non è dato sapersi, le conseguenze però poi le paga la cittadinanza.
Non solo per il degrado di strade e piazze letteralmente nelle mani dei "cartellonari" già a partire dalla primissima periferia, ma anche perché in presenza di bandi che, come quello del bike-sharing, prevedono la nascita di nuovi spazi pubblicitari in cambio di servizi, succede che i grandi non partecipino. E così è capitato a Torino: le grandi società che gestiscono bike-sharing che funzionano a Torino non hanno manco partecipato alla gara. La città non risultava pubblicitariamente interessante.

Ora avete capito perché a Roma non riesce ad avere un suo bike-sharing come ogni altra capitale occidentale? Perché ha il comparto-affissioni peggio gestito del mondo...

lunedì 23 agosto 2010

Una notizia positiva e una negativa

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La notizia positiva è che come è successo in città, anche a Ostia praticamente tutte le bici del (wannabe) bike-sharing sono state rubate. Ne sono rimaste due ed è bene che sia così perché è giusto che un servizio non utilizzabile, abbandonato, negletto dai suoi potenziali utenti, venga punito.
La notizia negativa è che Atac si è dichiarata intenzionata a sostituire le bici sottratte. Si è dichiarata dunque disponibile a spendere ulteriori soldi per macchine, attrezzature e manufatti che, dopo pochi giorni, subiranno la medesima sorte.
Lo abbiamo detto più volte: è roba da Corte dei Conti. Ed è roba da idioti: continuare ad utilizzare una tecnologia ed una piattaforma che non funzionano e che non possono funzionare. Quanto continuerà questa pantomima?

martedì 3 agosto 2010

Rassegna stampa. Stampa rassegnata

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Ennesima infilata di lacrimevoli articoli sullo status del servizio di pseudo nolo-bici di Atac wannabee bike-sharing e comunque, chiamatelo come volete, abbandonato nel più totale degrado.
Guardate questo articolo di Roma Today come fotografa perfettamente una situazione che tutti conoscimo: non ci sono più biciclette, da mesi, e quelle che ci sono versano in stato comatoso. Sull'onda del mega "bike-sharing scheme" londinese, interviene, sul suo blog, anche il bravo Luca Zanini del Corriere della Sera il quale costruisce il suo pezzo anche dando a Bike-Sharing Roma quel che di Bike-Sharing Roma è.
Felici di aver contribuito a fare opinione su una questione incontrovertibile: il bike-sharing romano come attualmente è... E' un insulto al buon senso (ed al buon gusto!).

venerdì 30 luglio 2010

Signori, Londra!

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Seimila bici (ma diventeranno ottomila a breve), 300 stazioni e oltre 10mila stalli in tutto. Tremila abbonati anche se il servizio partirà solo oggi, 30 luglio. E' il mastodontico programma bike-sharing di Londra gestito -è una novità- da una società canadese e interalmente sponsorizzato dalla banca britannica Barclays.
Tariffe? Assolutamente sovrapponibili a tutti i bike-sharing seri d'Europa: gratis la prima mezzora a poi a salire, fino a 6 sterline per due ore. Abbonamenti ad 1 sterlina per il giornaliero, 5 per il settimanale, 45 per l'annuale.
Comunque vada, diceva quello, sarà un successone.
Mentre il sito web ufficiale (ovviamente integrato dentro al portale del trasporto pubblico della città) già promette molto bene, si è saputo che l'inaugurazione del servizio coinciderà con l'apertura di due "superstrade ciclabili" che porteranno i ciclisti in tutta sicurezza dalla periferia al cuore della capitale.

E così capita che nella perfida albione un sindaco di destra -dopo Milano- faccia partire un clamoroso servizio di bike-sharing che cambierà la faccia della sua città. Ma non era un giocattolino per amministratori radical chic?

lunedì 26 luglio 2010

Come deve essere un bike-sharing per funzionare

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Qualche spunto che, tramite il Coordinamento Roma Ciclabile, abbiamo impostato affinché arrivi all'amministrazione. Qualche idea per chi, auspichiamo, abbia ancora qualche speranza per salvare il servizio di bike-sharing a Roma. Qualcuno ci starà a sentire o farà finta di non saper leggere l'italiano...?






PREMESSA
E' fondamentale che l'amministrazione (Dipartimento, Assessorato, Agenzia per la Mobilità) interrompa fin da ora l'emorragia di denaro pubblico che si sta direzionandoo verso la gestione e la manutenzione di un servizio che assolutamente non funziona ne potrà in alcun modo funzionare in futuro. Ogni singolo euro speso su questa attuale piattaforma è un euro sprecato che grida vendetta. Sia gli investimenti dell'Agenzia della Mobilità, sia eventuali finanziamenti provenienti da bandi ministeriali o altro vanno orientati verso un cambiamento di piattaforma.

FATTIBILITA'
Un serio bike-sharing a Roma è fattibile? Assolutamente sì. Cretinate sono quelle di chi parla di una città troppo caotica per le biciclette, troppo ricca di dislivelli, troppo flagellata da buche e sanpietrini. I colli ci sono anche a Parigi, il pavè c'è anche a Milano eppure sono città in cui il servizio è un successone nonostante le giornate di pioggia sicuramente maggiori rispetto a quelle di Roma. La città è pienamente nelle condizioni -nonostante tutti i suoi vulnus- di ospitare un ampio servizio di bike-sharing. L'iniziale successo del servizio di Cemusa nel 2008 ne è la controprova.

PIATTAFORMA
Non ci si improvvisa gestori di bike-sharing, il bike-sharing è un servizio assai complicato, delicato, particolare. Lo sanno fare poche, anzi pochissime società al mondo di cui a tutti è noto il nome. Da questo non si può uscire, non ha senso che Atac o Agenzia per la Mobilità si improvvisino gestori di bike-sharing. Non è il loro lavoro e non sono nelle condizioni -come è evidente- di garantire un servizio degno di questo nome. I programmi di bike-sharing in Europa sono solo due, quello della società Decaux (Parigi, Lione...) e quello della società Clear Channel (Barcellona, Milano...). La situazione è ovviamente in evoluzione, ma per ora è questa. Se si vuole implementare un buon programma di bike-sharing non si può fare altro che scegliere una di queste due soluzioni.

TARIFFAZIONE
Molto semplice: affinché il servizio funzioni la prima mezz'ora deve essere gratuita e le mezz'ore successive devono avere una tariffazione in crescendo per favorire utilizzi brevi delle biciclette. Le tariffe per gli abbonamenti (annuale, settimanale, giornaliero. Ai quali consigliamo l'aggiunta di soluzioni “mensili” e “week-end”) dovrebbero ricalcare la proposta del BikeMi milanese.

ACCESSIBILITA'
Deve essere possibile abbonarsi online, in ogni momento. Ma anche tramite applicazioni per iPhone, iPad e Blackberry. Deve essere possibile altresì abbonarsi direttamente presso la stazione. Non deve mancare un website sempre aggiornato ed un numero verde per l'assistenza.

ORARI
La scelta di gran lunga migliore è quella di Parigi, dove il servizio è attivo 24 ore su 24. Questo consente un naturale presidio delle stazioni da parte dell'utenza ed un conseguente contenimento del vandalismo. Oltre che offrire all'utenza una alternativa di trasporto proprio in quelle ore in cui taxi e trasporto pubblico sono assai carenti.

ESTENSIONE
Non ha alcun senso un bike-sharing in una città estesa come Roma che non abbia, come minimo, una partenza fissata a 1000 biciclette e 80 stazioni. Si dovrebbe trattare solo di un primo step per poi arrivare ad una cifra accettabile a regime di 320 stazioni e 4000 biciclette. Il costo indicativo di 2500 euro\anno a bicicletta sono davvero una nullità rispetto all'impatto che questo servizio potrebbe avere sul trasporto pubblico, liberando autobus e metro dalla congestione quotidiana alla quale sono sottoposti. Nella realtà di Parigi il 10% degli spostamenti urbani è passato da altri mezzi pubblici e privati alla bicicletta, un risultato clamoroso assolutamente alla portata di Roma, mentre Milano sta puntando già dritta all'obbiettivo.

INTEGRAZIONE INTERNA
Basilare l'integrazione tra abbonamento al bike-sharing e abbonamento Atac. La tessera deve essere la stessa e deve offrire la possibilità di ritirare la bicicletta semplicemente passando il magnete sulla stazione. Il servizio bike-sharing deve essere semplicemente un modulo che si “aggiunge” alla Carta Metrebus. Come accade a Milano anche i colori del bike-sharing devono riportare al trasporto pubblico di linea.

INTEGRAZIONE ESTERNA
Importante sarebbe anche l'integrazione esterna con altri bike-sharing italiani. Reputiamo fondamentale, per un ipotetico titolare, per un business man, per un professionista, avere la possibilità di prendere la bicicletta a casa, arrivare a Roma Tiburtina, posarla, saltare sul Frecciarossa, arrivare dopo 2 ore e 59 a Milano e -con lo stesso abonamento e gli stessi codici, inforcare una bicicletta del bike-sharing milanese e recarsi all'appuntamento in velocità. L'integrazione tra il bike-sharing di Milano e il nuovo bike-sharing di Roma sarebbe una vittora notevole per gli utenti e contribuirebbe a legare le due città già così interconnesse grazie ai treni veloci.

STAZIONI
E' fondamentale che siano ben distribuite sul territorio. Che siano presenti in forze nei punti di attracco del trasporto pubblico per consentire gli scambi intermodali, che siano a distanze non superiori di 300 mt l'una dall'altra, che abbiano un design riconoscibile, che siano adiacenti a ciascuna stazione del car-sharing (anche qui per consentire gli scambi e per identificare dei piccoli “poli” di mobilità sostenibile disseminati sul territorio con l'obbiettivo di dare visibilità e ruolo a questi mezzi alternativi e puliti per spostarsi).

ARREDO URBANO
La realizzazione delle stazioni può rappresentare una opportunità in termini di layout urbano. Si può pensare ad integrarle con le pensiline del trasporto pubblico, omogeneizzandone la grafica con l'ottimo design delle pensiline Atac. Si può pensare di “sfruttarne” l'installazione per combattere la sosta selvaggia in alcune specifiche aree, isole pedonali ecc.

BICICLETTE
Oggi sono biciclette normali. Domani dovranno essere biciclette dedicate al bike-sharing, assai diverse da normali biciclette da passeggio. Le biciclette del bike-sharing hanno grafica, forma e impostazione specifica, sono dunque più difficili da camuffare e quindi da rubare, sono assai più resistenti al vandalismo. Sia il programma Decaux che quello Clear Channel offrono soluzioni ottimali in tal senso.


SOSTENIBILITA' ECONOMICA

Le strade sono tre. La prima, la più utilizzata, è quella di assegnare il bike-sharing ad una società che si occupa anche di raccogliere la pubblicità affidandole degli spazi da vendere. La seconda è finanziare il bike-sharing con denari pubblici. La terza è trovare un main-sponsor, una grande o grandissima azienda che voglia legare (per un periodo nn inferiore ai 5 anni, però) il proprio nome al bike-sharing, trasmettendo ai consumatori i valori che un bike-sharing può trasferire.

Il primo caso è utilizzato a Parigi, a Milano, a Torino. A Roma a quanto pare è impossibile vista la situazione quartomondista del comparto affissioni. Il settore è abbandonato nella più totale anarchia con le conseguenze che tutti i cittadini sanno e con la impossiblità di mettere a reddito e sfruttare in termini civili le decine di migliaia di impianti (ufficilamente autorizzati, di fatto abusivi) che tolgono dignità alla città. La seconda soluzione costerebbe, come abbiamo detto, circa 2500 euro a bicicletta. Non una grande cifra, ma comunque un impegno notevole di questi tempi, è la scelta che ha fatto Barcellona ad esempio. La terza soluzione potrebbe vedere le biciclette sponsorizzate sul parafango posteriore da una grande azienda che elargisca non meno di 5 milioni di euro l'anno ricavandone non pochi contatti in termini di visibilità (non solo locale vista la quantità di volte che questo tipo di servizio viene immortalato nei film, fiction, servizi giornalistici...). In attesa che la città decida di mettere ordine alla vergogna del proprio comparto affissioni, la soluzione preferibile (è la stessa che pare verrà adottata nel costituendo grande bike-sharing londinese) è la terza coinvolgendo -occorre che il Comune spenda tutta la sua forza politica- una grande azienda nazionale come Eni, Enel, Terna, Finmeccanica, Telecom...

PISTE CICLABILI
La loro carenza è un falso problema. Per due motivi. Il primo è che il bike-sharing funziona anche senza piste ciclabili. Un bike-sharing di successo fa diminuire il numero di auto in città e dunque si crea da solo gli spazi di sopravvivenza. Andare in bicicletta, poi, è pericoloso quando si è da soli in mezzo al traffico, ma quando le biciclette inizieranno ad essere “massa critica” (e questo può accadere solo grazie ad un bike-sharing di successo), dovranno essere gli automobilisti a stare attenti ai ciclisti, non il contrario. Il secondo motivo è la estrema facilità, a dispetto della vulgata, con la quale sarebbe possibile creare piste ciclabili leggere. Nell'80% delle strade sarebbesufficiente -come accade sovente a Parigi, ma anche a Bologna- spostare di un metro la fila delle auto in sosta creando tra il marciapiede e i parcheggi una intercapedine dove far transitare la ciclabile. Questo permetterebbe, peraltro, di ridurre le dimensioni delle carreggiate, contribuendo a combattere il fenomeno della doppia fila. Una vittoria di tutti, a spesa zero, semplicemnte ridisegnando la segnaletica e tuttalpiù proteggendo la nuova pista ricavata con un piccolo ciglio lineare in travertino o in plastica. Ecco che l'arrivo di un vero bike-sharing potrebbe contribuire a cambiare faccia alla città, migliorando la scorrevolezza dei flussi di traffico, ricavando spazi per la mobilità dolce e colpendo i furbetti della sosta che generano stress, traffico, inquimamento.L'arrivo delle migliaia di biciclette del bike-sharing potrebbero insomma essere la “scusante politica” per ridisegnare moltissime strade (soprattutto secondarie).

L'operazione bike-sharing deve essere vista, a nostro parere, pensando in grande. Non come un semplice servizio in più (pur, ormai, fondamentale e presente in tutte le grandi capitali europee) per la città, ma come un trampolino di lancio per un riscatto ecologico, civile, verde e europeo di una città che presenta troppe similitudini con Il Cairo e troppo poche con Amsterdam pur essendo la capitale di uno stato fondatore della Comunità Europea. Il bike-sharing deve essere iscritto -la cosa politicamente potrebbe avere un valore notevole per la giunta in carica- in un progetto di Roma Città Ciclabile che comprenda appunto un bike-sharing, una rete enorme e, ripetiamo, a costo quasi-zero, di piste ciclabili leggere, un nuovo design vituoso per il trasporto pubblico e le sue fermate. Affinché tutto il progetto sia realmente visibile, impattante sulla città e immediatamente a disposizione di tutti, anche di quei tanti cittadini che non vogliono vedere le novità.

lunedì 19 luglio 2010

Non c'è due senza tre

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E' talmente chiara, alle teste d'uovo dell'Agenzia per la Mobilità (ex Atac) che stupide non sono, la totale inutilità del sedicente attuale servizio di bike-sharing. L'hanno allargato ad Ostia ed han fatto una figura barbina. L'hanno allargato nel III Municipio ed hanno fatto una figura ancora peggio. Ora prima di allargarlo al Flaminio, ci pensano due volte e come biasimarli.
Mentre a Milano il servizio prospera ed a Torino inizia a pigliar piede, a Roma ci stiamo facendo ridere dietro da tutta Europa. Senza un vero perché...

martedì 22 giugno 2010

Almeno possiamo dire che il bike-sharing va a ruba...

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Le stanno rubando tutte. Per festeggiare il primo anno di gestione del servizio da parte di Agenzia per la Mobilità, i ladruncoli di biciclette (perché basta un ladruncolo per fregare le dueruote gestite da Atac) stanno facendo la festa a quel che rimane dell'inutilizzata flotta verde delle biciclette condivise del Comune.
Negli ultimi due mesi ne hanno fottute 45. La cosa triste è che nessuno se ne è accorto: il servizio di bike-sharing di Roma, infatti, è l'unico servizio del suo genere tra le grandi città italiane ad essere completamente inservibile per i cittadini. E, si sa, quando le cose sono abbandonate ed inutilizzate, fanno una brutta fine.
Ma stiamo accorti a dare la colpa ad Atac, la vera colpa sta a chi, nel Comune, non è ancora riuscito a sistemare il settore delle affissioni, settore che ogni città italiana ha ormai riqualificato. Con un settore affissioni gestito dalla criminalità (basta leggere ogni giorno www.cartellopoli.com per capirlo), come si fa ad assegnare a concorso la gestione del bike-sharing che -come accade dovunque- è un servizio che le società di advertising esterno danno 'in cambio' di alcuni mq pubblicitari? Fintanto che i mq pubblicitari saranno appannaggio della mafia su complicità del Comune si potrà andare poco lontani purtroppo...

martedì 1 giugno 2010

Primo Giugno!

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Mentre leggendo certi articoli pensiamo "ce li avessimo noi, sti problemi". Mentre a Torino hanno inziato alla grande a montare il bike-sharing che rivoluzionerà anche il capoluogo piemontese, ci accorgiamo che è il 1 giugno. E proprio per giugno ci venne promessa la prima riflessione sulla 'sperimentazione' bikesharinghistica di Atac o come diavolo ora si chiama. Ehggià perché è un anno che il bike-sharing è stato consegnato a coloro che senza vergognarsi di quello che facevano ne hanno determinato la totale eutanasia.
Un vero e proprio scandalo nazionale che siamo orgogliosi di avere documentato settimana per settimana. Per mettere alla berlina, denunciare, porre il faro sullo scempio amministrativo che -mentre in tutta, ma davvero in tutta Italia si stanno lanciando programmi di bike-sharing funzionali che rivoluzionano la mobilità cittadina- è unico nel suo genere.
E' stato compiuto qualcosa di scandaloso e, per lo meno, per un anno siamo riusciti a documentarlo debitamente. Il comune ha alzato bandiera bianca nei confronti della mafia cartellonara (che non vuole nuovi concorrenti) e per non disturbare la criminalità organizzata ha sacrificato il servizio di bike-sharing. Almeno -almeno!- qualcuno l'ha detto.

giovedì 20 maggio 2010

Senza ulteriori commenti

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BikeMi, il sistema di bike sharing della città di Milano, nel pomeriggio di ieri, mercoledì 17 maggio 2010, ha raggiunto quota 1.000.000 di prelievi.
Andrea F. è l’utente che ha determinato l’ambito traguardo.
Nato il 3 dicembre 2008, il servizio di condivisione di biciclette milanese ha riscosso un successo straordinario. La media giornaliera di utilizzi, in questo periodo, supera i 4.500 prelievi.
Millequattrocento le biciclette “giallo-crema” che si possono trovare, ad oggi, nelle 100 stazioni posizionate in prossimità dei principali punti strategici di Milano all’interno della Cerchia dei Bastioni.
Sono in corso le procedure per ampliare il sistema con altre 2.250 bici in 100 nuove
stazioni di grandi dimensioni che allargheranno l’area dell’utenza fino alla Cerchia
Filoviaria.
Si deduce da tutto questo, senza inutili polemiche, che i patetici dell'Atac, del Dipartimento e i giornali che gli vanno appresso, qualche giorno fa -come prontamente denunciato da questo blog e solo da questo blog- hanno esultato per un risultato ANNUO che a Milano viene raggiunto in DIECI GIORNI. C'è necessità di altri commenti?

venerdì 14 maggio 2010

E' la stampa, monnezza

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"E' la stampa, monnezza". Come giustamente dice Dagospia.
Ehggià, perché sul Corriere della Sera, che dovrebbe essere il maggiore e più autorevole quotidiano del paese. Un saldo di 49mila prelievi in un anno (ovvero 130 al giorno, ovvero MENO DI UNO PER OGNI BICICLETTA A DISPOSIZIONE) significherebbe un successo per il Bike-Sharing romano che è invece uno dei più squallidi fallimenti dell'amministrazione, di Atac, di tutti. E anche della stampa ignorante, o corrotta, o interessata. Sicuramente incapace. I quotidiani tradizionali, vedrete, faranno la fine che si meritano. Per fortuna ci sono i blog, no?

lunedì 10 maggio 2010

Zimbelli d'Italia

1 commenti
La Stampa pubblica un articolo bello e ottimista sul bike-sharing. Numeri in crescita, successo da nord a sud. Occhi di tutto il mondo sull'Italia. Nuove grandi città che partiranno a breve con importanti programmi di bike-sharing (a giugno ci sarà il grande e fragoroso debutto di Torino, che ci farà lustrare gli occhi!). Tutto bene tranne che per una città: Roma. Dove il bike-sharing "versa in un stato di abbandono e di degrado", dice testualmente La Stampa.
Giugno si diceva. Quando Torino inaugurerà il suo importante programma di bike-sharing gestito da Bicincittà, a Roma compierà un anno la gestione fallimentare del servizio da parte di Atac-Agenzia per la mobilità. In un anno si è sperimentato, incredibilmente, l'unico bike-sharing al mondo con la prima ora a pagamento. Si è sperimentato come farsi fottere decine e decine di biciclette sbagliando il sistema di registrazione. Si è sperimentato come allontanare tutti i tanti (migliaia) di utenti che in pochissimi mesi si erano aggregati attorno a questo servizio. Si è sperimentato il modo perfetto per fare allontanare quanto più possibile i romani dal servizio di mobilità più civile che esista al mondo.
E' importante che chi ha compiuto certe scelte strategiche se ne vergogni. E' importante che prestigiosi quotidiani, come La Stampa, mettano alla berlina quanto succede nella capitale. Non si dica in giro che gli scempi fatti da queste parti siano cosa normale o anche lontanamente plausibile...

giovedì 6 maggio 2010

Cosa pensiamo delle piste ciclabili

4 commenti

L'ottima Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma sta iniziando una indagine sulla ciclabilità (in particolare sulle piste ciclabili) ed ha coinvolto anche il nostro Comitato per un parere. Qui di seguito lo script che abbiamo voluto inviare e che palesa il nostro pensiero.



Il pensiero del Comitato Bike-Sharing Roma in relazione alle piste ciclabili nella Capitale è piuttosto semplice. Parte da due assunti sopra ogni altra cosa.

1- Le piste ciclabili fatte sino ad oggi in città non sono piste ciclabili
2- Le piste ciclabili, oltre a rendere più sicuro ed agevole lo spostamento di chi utilizza la bicicletta, devono essere lette come importante, economico e risolutivo strumento di arredo urbano

Le piste ciclabili romane non sono –salvo eccezioni- piste ciclabili. Si tratta infatti di percorsi campagnoli, bucolici, in riva al fiume. Luoghi per una gita domenicale, per andare a prendere il sole, tracciati utili al nonno che vuole portare in gita i nipotini. Non fanno male a nessuno, per carità, ma sono inutili ai fini della mobilità urbana. Da tempo il nostro Comitato considera la bicicletta (è quello che accade in molte altre città a partire da Barcellona, Milano, Parigi) come un vettore di TPL (Trasporto Pubblico Locale). Come tale la bici deve essere utile a porsi in alternativa al trasporto pubblico tradizionale (autobus, metropolitana, tram) ed al trasporto privato (moto, auto) per gli ordinari trasporti quotidiani casa-lavoro. Ecco perché risultano inutili (e dannose per la percezione che i cittadini hanno di loro) le piste ciclabili che continuano ad essere costruite fuori città, in aree disabitate, lungo fiumi e torrenti. Il prossimo grande progetto di una pista ciclabile che vada da Roma a Fiumicino ci vede, infatti, molto contrari: è l’ennesimo depistaggio, l’ennesimo travisamento di queste strutture urbanistiche fondamentali.
Le piste ciclabili devono essere realizzate nel cuore della città. Devono essere visibili –non nascoste in parchi, boschi e argini di fiume- e conferire alla ciclabilità quel ruolo urbano che oggi non ha. Gli esempi positivi in questo senso sono pochissimi: Via Rubattino a Testaccio, Via Marcantonio Colonna a Prati…

Non è da trascurare, poi, e siamo al punto 2, che la realizzazione urbana delle piste ciclabili può fungere non solo come sprone alla ciclabilità, come leva per l’aumento percentuale degli spostamenti su bicicletta (che, comunque, non potranno mai aumentare significativamente senza la partenza di un ampio programma di bike-sharing), ma anche come strumento di riqualificazione urbana.

La piaga criminale della sosta selvaggia, che contribuisce fortissimamente a fare di Roma la città record in Europa per incidenti stradali sia mortali che non, è dovuta essenzialmente non già –come si crede- alla mancanza di servizi di trasporto e di parcheggi, ma, al contrario, alla dimensione completamente errata delle carreggiate in città. A differenza di tutte le civili capitali occidentali, Roma ha delle carreggiate che, semplicemente, sono grandi quel tanto che basta da consentire agevolmente la sosta in divieto. La sosta selvaggia è pressoché automatica quando le dimensioni della carreggiata (a senso unico) superano i 3\3,5 metri. A Roma questa è purtroppo la norma. Norma che si potrebbe sovvertire con la semplice, rapida, indolore e economicissima realizzazione di piste ciclabili realizzate nell’intercapedine tra le auto in sosta e il marciapiede. E’ un sistema correntemente utilizzato in Europa e in Italia che, banalmente, non-costa-alcunché! Si tratta semplicemente di ridisegnare la segnaletica. Un uovo di colombo che in un colpo permette di: creare centinaia di chilometri di piste ciclabili urbane, non campagnole e quindi realmente utili agli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola; dare visibilità chiara e ruolo definito alla ciclabilità; combattere con l’unica arma vincente (dunque non certo con le multe) la piaga della doppia fila e, quindi, riqualificare chilometri e chilometri di strade abbattendo l’incidentalità. Un programma urbanistico che potrebbe a costo quasi zero cambiare faccia alla città rendendola enormemente più civile.

venerdì 23 aprile 2010

Pattumiere

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Smontate queste stazioni, razza di incapaci! State facendo passare il messaggio che è il bike-sharing è una monnezza. Quando mai i cittadini inizieranno a rispettarlo quandanche, tra trent'anni, verrà ben gestito?

martedì 13 aprile 2010

Anche Tolleranza.zero si è accorto del moto-sharing

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Già lo abbiamo segnalato più volte in questo blog. Ora se ne accorgono anche altri importanti blog capitolini. Guardate questo post di Tolleranza.zero, anche loro si sono accorti del moto-sharing... Tolleranza se la piglia con "la gente", noi ce la pigliamo con i gestori del servizio. Quando il servizio era funzionante -ovvero prima che lo prendesse in carico Atac- queste cose, banalmente, non succedevano. Garantito.

lunedì 29 marzo 2010

L'esempio di Milano

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Avete letto il post del blog Cartellopoli dedicato al bike-sharing Milanese? Ecco, se non l'avete letto fatelo subito. Ci pare un ulteriore strumento di riflessione da non perdere.

sabato 27 marzo 2010

Fateli smettere!!!

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Qualcuno fermi questi individui. Qualcuno li faccia smettere. Marchi, Tabacchiera, De Lillo. Qualcuno gli imponga di piantarla di gettare al vento i nostri soldi. Sapete quanto han speso per una patetica, ignobile e vergognosa inaugurazione elettorale di stazione di bike-sharing a Ostia? 15 mila euro. Di soldi completamente buttati visto che il bike-sharing Roma non-è-un-bike-sharing e visto che le stazioni già montate ad Ostia sono ovviamente inutilizzate.
Come abbiamo più volte dimostrato, non esiste alcun bike-sharing con la prima mezz'ora di utilizzo a pagamento. E di fatti il bike-sharing romano, impossibilitato dal finanziarsi essendo necessaria la pubblicità che a Roma è però gestita da una mafia che il Comune non ha alcuna voglia di combattere, non funziona neppure un po'. Ovviamente i dati di utilizzo, durante le inaugurazioni elettorali, non vendono neppure lontanamente divulgati essendo di fatto inesistenti.
Esistente è, purtroppo, il piano di sviluppo del servizio che, sempre in occasione delle elezioni, è stato ribadito e confermato da realizzarsi "entro l'anno" ('zo vuol dire entro l'anno?). Otto stazioni a Trastevere, quindici a Monti e ventuno a Prati. Pensate un po' che spreco e che scandalo. Roba da Corte dei Conti. Da esposto. Cosa fanno loro? Aumentano, sostanzialmente, i "punti vendita" di un prodotto che nessuno vuole e che nessuno compra. Con spese clamorose e inutili che serviranno solo a loro, per poter pubblicare, in qualche intervista su qualche ipotetico settimanel straniero, che Roma ha 100 stazioni del bike-sharing. Poco importa se siano ovviamente inutilizzate ed inutilizzabili.
Non si parla di bando. Non si parla di una gestione seria del servizio. Si continuano ad installare stazioni inadeguate con biciclette inadeguate con modalità da parte di chi non è del mestiere (Atac).
Intanto a giugno parte il grande bike-sharing di Torino. A Milano è una meraviglia e sta partendo Bologna. Brescia è già ok, Bari fa passi da gigante e speriamo che Firenze si sbrighi. Dovunque metteranno piede in Italia, con qualsiasi amico o parente parleranno, i romani si dovranno rendere conto come in quelle città il bike-sharing (quello vero, non quello tarocco) abbia sovvertito la mobilità urbana migliorando la qualità della vita a decine di migliaia di persone.
Fuorché Roma, mezzogiorno d'Europa, Africa d'Italia. E il tutto solo per non inimicarsi quattro mafiosi cartellonari.

lunedì 1 marzo 2010

Intervista al responsabile di BikeMi, il bike-sharing milanese

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Intervista a Sergio Verrecchia. E crediamo che non vi sia molto altro da aggiungere...


Caro Verrecchia come sta andando BikeMi, il bike-sharing di Milano?
Milano sta andando molto bene, ben superiore alle aspettative. In queste giornate piovose e nevose il sistema viene comunque utilizzato da molte persone con medie superiori ai 2.500 prelievi giornalieri. Inoltre abbiamo ogni giorno una media di 15 nuovi abbonati annuali.

È vero che il sistema crescerà ancora?
Sì, il sistema sarà fortemente implementato. Si passerà dalle attuali 103 stazioni e 1400 biciclette a 270 stazioni e 5.000 biciclette.

Quale è il piano complessivo di business rispetto al progetto. Esiste una cifra a fondo perduto investita dal comune? Di che entità? E’ una cifra una tantum o viene conferita ogni anno? Esistono altri tipi di finanziamento oltre al contributo comunale?
Il Comune di Milano tramite ATM ha finanziato il primo step di 1.400 bici con un contributo in conto capitale di circa 2.500.000€. Si tratta in realtà dell’acquisto delle stazioni e biciclette che passano di proprietà ad ATM, la municipalizzata milanese dei trasporti. Per il secondo step il Comune dovrà versare una cifra di circa 5.500.000€ sempre in conto capitale.

Per il resto il BikeMi si finanzia con la pubblicità. Il modello di business così immaginato è sostenibile anche in periodi di crisi economica? Ce la si fa?
Tutta la gestione del servizio, compresa la manutenzione ordinaria e straordinaria, che tiene conto anche delle sostituzioni per furti e vandalismo, è pagata dagli introiti pubblicitari. Il nostro conto economico nonostante la crisi regge perché spalmato nei 15 anni di contratto. I primi anni sono in passivo ma poi si arriva ad un attivo complessivo verso il quinto anno.

Quanti mq di pubblicità per ogni stazione avete richiesto al Comune di Milano?
Nella prima fase, essendo in centro storico, per 100 stazioni, sono stati chiesti 800 mq. Nella seconda fase, che va in periferia e quindi con minor valore commerciale della pubblicità, sono stati chiesti 5.000 mq. In tutto quindi per 270 stazioni e 5.000 bici i mq richiesti sono stati 5.800.

Dove sono fisicamente collocati questi impianti?
Distribuiti nel territorio della città secondo le indicazioni dei regolamenti ed in posizioni appetibili commercialmente.

Vi sono state resistenze a questa installazione da parte delle aziende concorrenti nella raccolta di pubblicità outdoor?
Non ne siamo a conoscenza.

Ci sono stati, sino a qualche mese fa, dei problemi che hanno fatto brillare gli occhi ai detrattori di BikeMi. Si è parlato di una non sostenibilità economica del progetto. Quale era la verità? Si trattava di problemi strutturali del servizio e del suo modello di business oppure di semplici lentezze burocratico-tecniche per il rilascio dei cartelloni pubblicitari necessari al finanziamento?
Il rallentamento è stato causato unicamente da problemi burocratici. La volontà politica di installare il sistema a Milano è sempre stata molto forte ed ha quindi aiutato a superare gli ostacoli.

Quale è il maggior problema di BikeMi dal punto di vista di chi lo utilizza?
Il sistema è estremamente snello e veloce. In 10 secondi si preleva una bici ed in tre la si ricolloca. Gli unici problemi sono stati iniziali, nell’informazione su come si usa il bike sharing.

Quale è il maggior problema di BikeMi dal punto di vista di chi lo gestisce?
La manutenzione. Noi garantiamo un’efficienza del sistema intorno al 97%. Questo vuol dire che in ogni momento l’intero parco delle bici è funzionante. Per ottenere questo risultato sono necessari notevoli sforzi organizzativi.

Quali sono le differenze sostanziali tra il Bicing barcellonese ed il BikeMi milanese?
Il sistema è identico perché è sempre nostro. La Clear Channel gestisce anche Barcellona. Solo che il sistema di Milano è un’evoluzione in hardware ed in software rispetto a quello di Barcellona.

Un accenno anche al modello di business del Bicing di Barcellona. E’ sovrapponibile al BikeMi?
Il Comune di Barcellona per ora ha scelto di pagare il servizio e di non fare riferimento alla contropartita pubblicitaria. Per 6.000 bici Barcellona paga circa 10.000.000 € ogni anno.

A Milano avete degli spazi pubblicitari in corrispondenza di ogni stazione: questo è tassativo? A Roma, ad esempio, non si potrebbero installare pubblicità nelle stazioni del centro storico: la cosa renderebbe impossibile un progetto di bike-sharing finanziato dall’advertising su Roma?
No, a Milano gli impianti pubblicitari non sono necessariamente sulle stazioni, ma sono stati dislocati nell’intero territorio del centro rispettando ovviamente regolamenti, Sovrintendenza e norme urbanistiche.

Considerando l’indicibile caos del mercato delle affissioni a Roma e tenendo conto di tutto quanto detto sopra (dunque anche del fatto di non poter mettere impianti dovunque, bensì solo fuori dal centro) vi chiediamo quale potrebbe essere l’aliquota di metri quadri di pubblicità per stazione che potrebbe essere messa a bando dal Comune di Roma per ottenere un buon servizio di bike-sharing sul modello milanese.
Roma, da questo punto di vista, è una città molto difficile sul piano pubblicitario, proprio a causa di un diffuso abusivismo per cui il mercato pubblicitario è condizionato da chi può offrire impianti di affissione senza pagare né imposte né canoni (unica grande città in Italia). Per questo è estremamente difficile dare una valutazione. Andrebbe risolto il problema dell’abusivismo come, ad esempio, è successo a Napoli ed allora tutto sarebbe più facile. Se non ci fosse abusivismo così diffuso i mq potrebbero essere intorno ai 20/30 a stazione, ma è un dato assolutamente ipotetico e direttamente conseguente al fattore di riordiono della pubblicità nella città.

Continuiamo con le ipotesi. Nel caso venisse pubblicato un bando e nel caso questo bando venisse vinto da Clear Channel, si potrebbero ipotizzare delle sinergie tra le vostre pensiline pubblicitarie (già installate a migliaia a Roma) e le stazioni del bike-sharing in nome di una vera intermodalità?
Il bike sharing è un sistema ormai ampiamente collaudato ed efficiente, ma è da considerarsi assolutamente integrativo al tradizionale trasporto pubblico quindi tutte le strutture collegate al trasporto pubblico possono e debbono interagire in un sistema integrato di mobilità.

Verrecchia lei ha notizia di un bike-sharing, da qualche parte del mondo, che funzioni nonostante la prima mezzora di utilizzo sia a pagamento?
No, in tutto il mondo il sistema di bike sharing a gestione integrata funziona alla stessa maniera: prima mezz’ora o un’ora gratis, il resto a pagamento con una crescita di costo. Questo perché è il concetto stesso di sharing, cioè di condivisione, che deve essere attuato. Si usa la bici per lo stretto necessario per lo spostamento da una parte all’altra, mettendola subito dopo a disposizione di un altro utente. La media di uno spostamento in una città servita dal bike sharing va dai 14 ai 24 minuti. Quindi, con un abbonamento annuale, si può viaggiare gratis per tutto l’anno rispettando questa semplice condizione. E’ questo che rende molto appetibile il bike sharing.

Ritiene che a Roma il bike-sharing sia nelle condizioni in cui è per mancanza di volontà politica nel realizzarlo o per oggettivi impedimenti al suo sviluppo?
Non conosco in modo approfondito il bike sharing di Roma per dare un giudizio. L’unica osservazione che mi sento di fare è che esso, in origine, è partito molto male, con poche stazioni e distantissime tra loro. Uno dei criteri fondamentali del bike sharing invece è quello di avere stazioni che non distino più di 250 metri tra loro.

Come mai non avete partecipato alla gara per il bike-sharing a Torino? Come sono andate le cose nel capoluogo piemontese?
Torino ha una situazione pubblicitaria molto inflazionata per cui il valore della pubblicità di città per noi è molto basso e, pur avendo una buona dotazione di mq a stazione, la resa così bassa non ci permetteva di pareggiare il conto economico.

lunedì 15 febbraio 2010

Non ci stanchiamo di ripeterlo: smantellate queste prese per i fondelli di stazioni

5 commenti
Stanno portando solo ulteriore degrado al già degradatissimo centro storico. Uno sconcio. Aspettiamo che qualcuno si ferisca con bici arruzzonite o ferri sporgenti? Basta!

martedì 9 febbraio 2010

Non siamo invitati

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Il fatto è che dopo qualche interventuccio ben assestato in riunioni pubbliche e, magari, dopo aver letto il nostro blog, coloro che organizzano e direzionano le aree di dialogo tra associazioni, comitati e Comune, hanno opportunamente (come biasimarli) deciso di farci fuori de facto da riunioni, incontri e tavoli tecnici. Non siamo invitati, non siamo più convocati, i fax non arrivano più a chi dimostra di aver capito il motivo vero per cui non si fa il bike-sharing a Roma: per evitare di dar noia agli affari della mafia dei cartelloni pubblicitari che fa il bello e il cattivo tempo da trent'anni in città.
Ci provengono dai tavoli tecnici convocati tra amministrazione e comitati di ciclisti solo notizie di seconda mano. E sono notizie che esistono e vengono verbalizzate solo perché nessuno, al tavolo tecnico di cui sopra, è in grado di rispondere a chi le pronuncia. Una notizia è che non si può (non-si-può!) a Roma finanziare il bike-sharing con la pubblicità (curioso, sarebbe l'unico caso al mondo), poiché "servirebbero 16 mq di impianti per ogni stallo". Bhe, vediamo, per fare un bel bike-sharing diciamo da 300 stazioni farebbero 4800 mq di pubblicità. Calati sui 4x3 bifacciali (24mq l'uno), questi metri quadrati fanno 200 impianti. Ovvero gli impianti che -nell'ambito della sanatoria folle che vige dallo scorso marzo- sono nati nel tempo che abbiamo impiegato noi a scrivere e voi a leggere questo articolo. Quindi rendiamoci conto di cosa stiamo parlando: del nulla più siderale. Della presa per i fondelli più marchiana. Allestita e impaginata solo e soltanto per difendere lo status quo, per non mettere in ambasce l'assessorato al commercio che è li tutto impegnato a far sì che il business dei cartellonari (la più terrificante forma di degrado che possa abbattersi su un contesto urbano) non venga intaccato e anzi si incrementi. Insomma signori, Roma non può avere un servizio che esiste e sempre di più esisterà in tutte le città d'Europa perché addirittura questo richiederebbe 200 cartelloni: troppi! Mentre negli ultimi mesi di cartelloni ne sono nati come funghi qualcosa come 40mila. Amen.
Altra notizia? Il bike-sharing romano (perché c'è gente in cattiva fede che continua a chiamarlo così benché non esista altro bike-sharing al mondo gentilmente dotato della prima mezz'ora a pagamento e con una tariffa addirittura maggiore a bus e metropolitana) si doterà presto di 25 nuove stazioni finanziate dal Ministero dell'Ambiente. Ministero che evidentemente non teme appelli alla Corte dei Conti che ci premureremo noi di porre visto che si andranno a spendere soldi pubblici per incrementare un servizio che non funziona e che non può funzionare. Una cosa ripugnante. Ma al tavolo tecnico nessuno l'ha fatto notare...

martedì 2 febbraio 2010

Milano + 400%

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Il bike-sharing milanese ha dato il meglio di se domenica scorsa: la città era interdetta alle auto e il BikeMi si è espresso in tutto il suo essere vera alternativa all'auto. +400% i prelievi di biciclette rispetto alla media domenicale. Intanto il comune meneghino conferma l'ampliamento della rete di stazioni con il lancio della fase2. Inizieranno nei prossimi mesi ad essere montate le nuove stazioni per raggiungere le 5mila biciclette. E' stato infatti trovato l'accordo per i costi e gli spazi pubblicitari da concedere al gestore: a Milano, insomma, si è capito che la pubblicità esterna è una risorsa dalla quale ricavare arredo urbano, servizi, denari da spendere a fini pubblici. A Roma, città in cui questo settore è governato dalla criminalità organizzata, si continuano a regalare spazi pubblicitari alla mafia in cambio di niente. In pochi mesi ci hanno rubato l'aria, il panorama, il cielo e la vista. E in cambio non ci hanno dato nulla.

giovedì 28 gennaio 2010

Un programma di soli due punti

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Oggi si svolge la riunione del Coordinamento Roma Ciclabile propedeutica al TavoloTecnico del 2 febbraio. Ecco le nostre richieste per la riunione e, in prospettiva, per il TavoloTecnico. Le inviamo a tutti i componenti de Coordinamento Roma Ciclabile e le mettiamo qui per tutti i lettori.


Vorremmo che il Coordinamento si interfacci d'ora in avanti con tutti i suoi interlocutori dichiarando la sua disposizione a "trattare" con dipartimenti e politici esclusivamente su due punti:

il bike-sharing

il biciplan diffuso e leggero

E questo cambio di passo, qualora approvato come mi auguro, andrà comunicato con chiarezza alla stampa. Andrà divulgato. Il nuovo corso andrà esplicitato con interviste del portavoce che spiegherà il perché e il percome di questa scelta. Qui posso cercare di dare una mano anche io, con le conoscenze che ho tra i giornalisti.

Gli skills sul bike-sharing sono: richiesta immediata del bando internazionale per far partire il servizio, dimensionamento sul modello di Milano, coinvolgimento del coordinamento per il posizionamento delle nuove stazioni, caratteristiche del servizio come tutti gli altri bike-sharing del mondo, ovvero senza la mezz'ora gratuita, finanziamento del progetto grazie alla pubblicità.

Gli skills sul bici plan leggero sono: piste ciclabili leggere e pochissimo costose in ogni strada abbia la larghezza per ospitarle anche solo spostando di un metro verso l'interno la fila delle auto in sosta e realizzando la ciclabile tra le auto in sosta e il marciapiede. Obbiettivo di moltiplicare, a costo quasi zero, i km di piste ciclabili (con un eccellente obbiettivo di immagine anche per il Comune) e contestualmente conformare le dimensioni della carreggiata affinché la creazione della ciclabile si accompagni automaticamente alla sconfitta della doppia fila. Possiamo qui produrre molte foto ad esempio di Parigi o di Barcellona per dimostrare di quali ciclabili stiamo parlando e di come sarebbe facile realizzarle anche solo dipingendo a terra delle strisce ben assestate.

Sui referenti c'è da fare un grosso ragionamento.

I referenti per il bike-sharing dovranno essere: assessorato al commercio e dipartimento VIII servizio affissioni e pubblicità (per gli spazi pubblicitari indispensabili per rendere sostenibile e fattibile il bike-sharing, come avvenuto a Milano e dovunque). Dovremmo poi convincere l'amministrazione a passare la competenza di questo particolare servizio sotto l'assessorato alla mobilità: solo a Roma la ciclabilità è sottesa all'ambiente. L'ambiente si occupi dei giardini e delle ville, la bicicletta è un mezzo di trasporto mica uno svago da portare al parco.

I referenti per il bici-plan leggero dovranno essere: qui, si, assessorato all'ambiente, ma anche Vigili Urbani e soprattutto assessorato ai lavori pubblici, ma soprattutto assessori ai lavori pubblici dei vari municipi. Poiché le strade su cui immaginiamo le nostre ciclabili sono tutte o quasi strade di competenze municipali. Quello che sostanzialmente dobbiamo chiedere è che i dipartimenti X e XII stanzino dei soldi, destinati ai municipi, per piste ciclabili leggere. Si tratta di piste a costo quasi zero, anche con piccoli stanziamenti si potranno fare grandissime cose.

lunedì 25 gennaio 2010

Ottanta voglia di Bologna

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Vista l'eutanasia del servizio di Bike-Sharing a Roma (e il sonno di chi dovrebbe segnalare l'anomalia, prima tra tutte la stampa), continuiamo a parlare di biciclette condivise in altre città italiane. Visto che non è ancora sufficiente l'umiliazione di vedere una Milano dove il servizio funziona alla grande e neppure sapere che a giugno Torino partirà con un b-s altrettanto efficacie, forse servirà Bologna. Nel capoluogo emiliano, infatti, giusto ieri la Soprintendenza locale ha accettato la localizzazione delle ottanta (80!) stazioni in centro e nella prima periferia. Un servizio di tutto rispetto per una cittadina delle dimensioni di Bologna, speriamo che le dimissioni di Delbono e la conseguente nuova campagna elettorale non compromettano l'iter che comunque è già avviato. Ci auguriamo che anche Firenze si dia una mossa in modo da arrivare alla conclusione del 2010 con Roma come l'unica città priva di bike-sharing, unica città italiana dove la mafia dei cartelloni pubblicitari l'ha avuta vinta su tutto distruggendo il paesaggio e impedendo l'accesso al mercato delle ditte che potrebbero restituire alla città servizi e arredi in cambio del suolo pubblico occupato. Sembra quasi, naturalmente speriamo di sbagliarci, che il nostro assessore al commercio abbia paura (paura!) ad acconsentire che alcune postazioni pubblicitarie vengano messe a bando per ottenere in cambio un servizio di bike-sharing. E pensare che ne basterebbero alcune centinaia. Alcune centinaia invece che le decine e decine di migliaia che in questi mesi sono state autorizzate alla camorra che gestisce questo settore. Strano, no?

martedì 19 gennaio 2010

Smantellatele!!!

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La presa per i fondelli deve finire qui. Smantellate le finte stazioni del bike-sharing (qui Piazza Venezia) prima che vi crescano dei veri e propri cespugli: per ora si sono riempite di erbacce, visto che sono inutilizzate. Stop alla presa in giro. Il Comune dica se è dalla parte dei cittadini (e dunque metta a bando il bike-sharing, l'unico strumento in assoluto capace di cambiare faccia alla mobilità urbana) o se è dalla parte della camorra che gestisce i cartelloni pubblicitari alla quale ha già regalato negli ultimi mesi un qualcosa come 50mila postazione e rispetto alla quale ha addirittura paura di mettere a bando quelle relativamente poche postazioni che sarebbero sufficienti per lanciare il servizio.

venerdì 15 gennaio 2010

Complici della mafia

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Certo, complici involontari. Poiché neppure si rendono conto di quel che fanno. Ma comunque complici. Leggete questo articolo. E guardate come sono riuscite, le associazioni di "ciclisti" (sic), a dare il destro alla amministrazione affinché venisse derubricata la questione del bike-sharing che fino a 6/8 mesi fa era centrale in tutti gli articoli. Si parla di tutto, fuorché di bike-sharing. Si parla di tutto, fuorché dell'unico provvedimento che potrebbe rivoluzionare in positivo la mobilità urbana della città. C'è da mettere in dubbio la buona fede di queste realtà che, come occorre ricordare, procedono all'urlo (gridato, tra l'altro, durante una riunione che proprio al bike-sharing era dedicata) di "io la bicicletta ce l'ho, dunque il bike-sharing non mi interessa".
Sono riusciti a fare archiviare l'argomento buttando sul piatto una marea di questioni piccole che hanano finito per oscurare la questione grande. La storia della mobilità romana li condannerà senza alcuna possibilità di appello: complici di quella criminalità che non vuole concedere gli spazi pubblicitari indispensabili per mettere a gara un servizio di bike-sharing sul modello milanese nella Capitale.

martedì 12 gennaio 2010

Bike-sharing come a Milano. Subito!

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Il Coordinamento Roma Ciclabile di cui Bike-Sharing Roma fa parte ha cambiato i suoi vertici. In una lettera aperta i propositi di Bike-Sharing Roma per il nuovo corso. Vista la lunghezza, un premio a sorpresa per chi arriva infondo...


Cari signori,


passa il tempo, ma si fatica a capire un concetto che invece dovrebbe essere molto semplice per tutti noi (in alternativa i biglietti aerei per Barcellona o Parigi costano due lire, un piccolo investimento in più per il Frecciarossa direzione Milano, ma sarebbe sufficiente anche Brescia). Il concetto recita più o meno così: è dimostrato che l'unico e il solo vettore per rendere la ciclabilità un fenomeno di massa e per trasformare la bici da strumento di svago a mezzo di trasporto pubblico locale è il bike-sharing. Non so se mi sono spiegato: questa è L'UNICA strada in una grande metropoli.


E' realmente sconcertante come quello che sta succedendo in tutto il modo in tal senso sembri non toccarvi minimamente. Trovo riprovevole che si parli di bici pieghevoli, di cortili condominiali e di metropolitane in una città come Roma in cui la bici non la utilizza quasi nessuno: per chi sono queste battaglie? A favore di chi? E' inaudito che un coordinamento che si chiama Roma Ciclabile operi o cooperi con chi punta esclusivamente a rosicchiare qualche facilities in più verso chi la bicicletta già la usa senza capire che il gol è portare ad usarla 100, 200, 300, 400mila persone al giorno.


Ve ne sarebbero tutte le potenzialità e uno dei primi ostacoli è l'atteggiamento delle associazioni le quali tra l'alternativa dell'uovo oggi e, non la gallina, bensì un intero allevamento intensivo di ovaiole domani, continuano a preferire l'uovo. Pure marcio.


A questo punto debbo chiedere che tra di voi alzi la mano chi è stato ed ha compulsato e digerito cosa sta succedendo a Parigi, Siviglia, Lione, Barcellona, Milano. Avete studiato questi fenomeni, avete fatto attenzione a quali cambiamenti epocali si sono verificati in quelle città? O proprio non ve ne può fregare di meno perché siete tra quelli che dicono "ehhh, ma qui semo a roma". In quelle città non esistono neppure più le associazioni come le nostre, non avrebbero senso. E' come se a Roma vi fossero delle associazioni di automobilisti, vi risultano? No davvero. Poiché sono talmente tanti e fanno massa critica, non hanno bisogno di qualcuno che li difenda. La volete smettere di difendere e cominciamo ad attaccare? La volete smettere di ripetere i quattro concetti che ripetete da anni, sempre uguali, noiosissimi, petulanti. Che anche se fossero realizzati tutti -bike-sharing escluso- non risolverebbero nulla. Sposterebbero lo zerovirgola del problema. La mobilità di questa città è e resta un incubo sia che la pista ciclabile lungo il Tevere ve la facciano a destra sia che ve la facciano a sinistra del fiume (tanto per citare un argomento patetico sul quale vi rovellate da anni per le vostre prestigiose sgambate domenicali) e tanto, comunque, resta il fatto che non ve la faranno mai. Anche il nuovo corso del Coordinamento vuole continuare su questa falsariga o vuole imprimere una innovazione?


La sfida è portare su bicicletta tutti gli spostamenti al di sotto dei 5km e così facendo di portare al 10% gli spostamenti su bicicletta rispetto al totale. Questo vi interessa? Oppure vi dà fastidio perché in un contesto simile le vostre rispettive associazioni non avrebbero probabilmente senso di esistere? Se invece vi interessa, dovreste ficcarvi in testa che questo risultato si può ottenere solo con il bike-sharing. Non lo dico io, lo dicono esperienze delle più importanti città d'Europa: a giugno partirà un grande sistema di bike-sharing a Torino, Genova è partita, Milano è meravigliosa e partirà Firenze a breve. A parte Napoli (che è di fatto una città di montagna), credo che Roma rimarrà l'ultima tra le grandi città europee a non attrezzarsi. E di fronte a tutto questo le associazioni non gridano allo scandalo. Pensano che le energie si debbano veicolare verso la tutela di chi ha una bici pieghevole. Questo è l'orizzonte politico che vi volete dare? Questa è la caratura delle richieste? Questa è la nostra 'zzo di ricetta al problema della intiera mobilità di questa sciagurata città?


Le ciclabili vengono dopo. Le biciclette sui mezzi pubblici vengono dopo. I condomini vengono dopo. Una volta trasformata la ciclabilità in una cosa NORMALE, non in una eccezione da monomaniaci sinistroidi, a quel punto tutto si potrà chiedere e tutto verrà concesso. Mi spiace per molti di voi, ma mi corre l'obbligo di segnalarvi che in Europa le biciclette sono degli oggetti per spostarsi da punto a punto e che chi le ripara è un manutentore incaricato, non una ciclofficina che sa tanto di romantici anni settanta. Non voglio urtare la sensibilità di alcuno, ma è micidiale vedere un intero movimento associativo che ha a disposizione un bazooka e che combatte il nemico con uno stuzzicadenti.


Parigi era la città più ostile al mondo alla bicicletta: boulevard con automobili a cento all'ora, pavè dappertutto, montagne urbane come e peggio dei nostri sette colli. E' la capitale mondiale della bicicletta.


Non battendo su questo tasto (o annacquandolo all'interno di mille altre richieste dall'impatto infinitamente inferiore) voi tra l'altro fate il gioco della criminalità organizzata. Vi sembrerà una affermazione forte, ma vi spiego anche il perché, se avete altri tre minuti. Ebbene, a Roma il bike-sharing è morto e non riesce a decollare perché si tratta di un servizio gestito ovunque dagli operatori privati multinazionali di arredo urbano e cartellonistica. E' così dappertutto praticamente (fa eccezione il bike-sharing di Nizza, completamente pagato dal Comune), ma a Roma non si può. Perché? Non si può perché a Roma il mondo delle affissioni è gestito dalla mafia e contro questa mafia il Comune non ha nessuna voglia di scagliarsi anche perché non si vede chi glielo faccia fare visto che dalla cittadinanza e dalle associazioni non si leva alcun grido di protesta contro lo status quo! Operiamo in un ambito che viene tarpato dalla malavita e stiamo zitti, facciamo finta di niente, pensiamo alle bici sulle ciclabili... Bella roba.


La mia proposta è dunque che il punto all'ordine del giorno, di qui in avanti, che il Coordinamento e tutte le altre realtà che si vorranno aggregare proporranno verso l'esterno e verso la pubblica amministrazione sia uno e uno solo: UN BIKE-SHARING COME A MILANO SUBITO. Come slogan non mi pare male per far sobbalzare il nostro Sindaco nei confronti della Moratti che è riuscita nell'intento. Niente elenchi, niente liste, niente graduatorie di richieste all'assessore o a chi per lui. Basta chiedere l'elemosina. Tutte le altre cose verranno dopo, in automatico. Quando vi saranno 100 o 200mila persone (ma devono essere 500mila) che avranno qualcosa a che fare con la bicicletta, tutte le richieste potranno essere fatte.


Biciclette sulle preferenziali? Ah bhe certo, figata... A Parigi pure è così. Ovvio, ma DOPO aver fatto il bike-sharing. Perché se c'è un numero critico di biciclette sulla ciclabile è il bus a dover fare attenzione alle bici. Se invece ci sono cinque bus e una bicicletta è quest'ultima in minoranza e chiamata a farsi da parte. Richieste folli che mandano allo sbaraglio gli sparuti ciclisti, che li mandano a morire ammazzati in modo che poi le associazioni possano fare la lagna al prossimo investito.


Voi vi state occupando di procurare qualche lieve vantaggio alle poche migliaia (centinaia, temo) di persone che già usano la bicicletta, che la posseggono come voi. Non vi siete resi conto che la bicicletta nel frattempo è stata interpretata nelle più grandi aree metropolitane d'Europa (perché, signori, Roma non è Ferrara o Padova) come mezzo di trasporto pubblico. E i mezzi di trasporto pubblico si usano in condivisione con altri cittadini, non si posseggono ne si posteggiano nel proprio cortile. Io uso la metropolitana, ma non ho un vagone parcheggiato qua sotto le finestre, non so se è chiaro il concetto...


Ribadisco che la mia mozione, che la vostra intelligenza non potrà che farvi accettare all'unisono, è quella di presentarsi d'ora in avanti nei confronti della pubblica amministrazione, dei tecnici del comune, dei politici con una sola richiesta: UN BIKE-SHARING COME A MILANO SUBITO. Senza spiegazoini, senza aggiunte, senza specifiche. Questo è quello che vogliamo, basta farci l'elemosina con un mozzico di ciclabile a Testaccio, con una ripavimentazione delle banchine del Tevere, con uno spazzamento delle foglie sull'Aniene. Questo si chiama fare la carità. Questo si chiama lucidare l'argenteria mentre il Titanic della mobilità cittadina sta colando a picco. Chiediamo un provvedimento realmente rivoluzionario (e a costo praticamente zero per l'amministrazione) come lo è stato il bike-sharing in tutte le realtà dove è stato applicato. Tutte!


Nelle grandi città l'unico modo per rendere sostenibili gli spostamenti è questo. Roma ha una potenzialità di 500mila utenti che aspettano solo la nostra decisione e le scelte politiche che anche noi possiamo indurre. Per ora stiamo facendo il gioco della camorra dei cartelloni. Sono convintissimo che il nuovo portavoce Pallottini (conoscitore delle realtà urbane italiane e estere) vorrà imprimere al coordinamento questo sprint di innovazione e vorrà così porsi come un interlocutore efficace verso dipartimenti, assessorati, politici.