martedì 12 gennaio 2010

Bike-sharing come a Milano. Subito!

Il Coordinamento Roma Ciclabile di cui Bike-Sharing Roma fa parte ha cambiato i suoi vertici. In una lettera aperta i propositi di Bike-Sharing Roma per il nuovo corso. Vista la lunghezza, un premio a sorpresa per chi arriva infondo...


Cari signori,


passa il tempo, ma si fatica a capire un concetto che invece dovrebbe essere molto semplice per tutti noi (in alternativa i biglietti aerei per Barcellona o Parigi costano due lire, un piccolo investimento in più per il Frecciarossa direzione Milano, ma sarebbe sufficiente anche Brescia). Il concetto recita più o meno così: è dimostrato che l'unico e il solo vettore per rendere la ciclabilità un fenomeno di massa e per trasformare la bici da strumento di svago a mezzo di trasporto pubblico locale è il bike-sharing. Non so se mi sono spiegato: questa è L'UNICA strada in una grande metropoli.


E' realmente sconcertante come quello che sta succedendo in tutto il modo in tal senso sembri non toccarvi minimamente. Trovo riprovevole che si parli di bici pieghevoli, di cortili condominiali e di metropolitane in una città come Roma in cui la bici non la utilizza quasi nessuno: per chi sono queste battaglie? A favore di chi? E' inaudito che un coordinamento che si chiama Roma Ciclabile operi o cooperi con chi punta esclusivamente a rosicchiare qualche facilities in più verso chi la bicicletta già la usa senza capire che il gol è portare ad usarla 100, 200, 300, 400mila persone al giorno.


Ve ne sarebbero tutte le potenzialità e uno dei primi ostacoli è l'atteggiamento delle associazioni le quali tra l'alternativa dell'uovo oggi e, non la gallina, bensì un intero allevamento intensivo di ovaiole domani, continuano a preferire l'uovo. Pure marcio.


A questo punto debbo chiedere che tra di voi alzi la mano chi è stato ed ha compulsato e digerito cosa sta succedendo a Parigi, Siviglia, Lione, Barcellona, Milano. Avete studiato questi fenomeni, avete fatto attenzione a quali cambiamenti epocali si sono verificati in quelle città? O proprio non ve ne può fregare di meno perché siete tra quelli che dicono "ehhh, ma qui semo a roma". In quelle città non esistono neppure più le associazioni come le nostre, non avrebbero senso. E' come se a Roma vi fossero delle associazioni di automobilisti, vi risultano? No davvero. Poiché sono talmente tanti e fanno massa critica, non hanno bisogno di qualcuno che li difenda. La volete smettere di difendere e cominciamo ad attaccare? La volete smettere di ripetere i quattro concetti che ripetete da anni, sempre uguali, noiosissimi, petulanti. Che anche se fossero realizzati tutti -bike-sharing escluso- non risolverebbero nulla. Sposterebbero lo zerovirgola del problema. La mobilità di questa città è e resta un incubo sia che la pista ciclabile lungo il Tevere ve la facciano a destra sia che ve la facciano a sinistra del fiume (tanto per citare un argomento patetico sul quale vi rovellate da anni per le vostre prestigiose sgambate domenicali) e tanto, comunque, resta il fatto che non ve la faranno mai. Anche il nuovo corso del Coordinamento vuole continuare su questa falsariga o vuole imprimere una innovazione?


La sfida è portare su bicicletta tutti gli spostamenti al di sotto dei 5km e così facendo di portare al 10% gli spostamenti su bicicletta rispetto al totale. Questo vi interessa? Oppure vi dà fastidio perché in un contesto simile le vostre rispettive associazioni non avrebbero probabilmente senso di esistere? Se invece vi interessa, dovreste ficcarvi in testa che questo risultato si può ottenere solo con il bike-sharing. Non lo dico io, lo dicono esperienze delle più importanti città d'Europa: a giugno partirà un grande sistema di bike-sharing a Torino, Genova è partita, Milano è meravigliosa e partirà Firenze a breve. A parte Napoli (che è di fatto una città di montagna), credo che Roma rimarrà l'ultima tra le grandi città europee a non attrezzarsi. E di fronte a tutto questo le associazioni non gridano allo scandalo. Pensano che le energie si debbano veicolare verso la tutela di chi ha una bici pieghevole. Questo è l'orizzonte politico che vi volete dare? Questa è la caratura delle richieste? Questa è la nostra 'zzo di ricetta al problema della intiera mobilità di questa sciagurata città?


Le ciclabili vengono dopo. Le biciclette sui mezzi pubblici vengono dopo. I condomini vengono dopo. Una volta trasformata la ciclabilità in una cosa NORMALE, non in una eccezione da monomaniaci sinistroidi, a quel punto tutto si potrà chiedere e tutto verrà concesso. Mi spiace per molti di voi, ma mi corre l'obbligo di segnalarvi che in Europa le biciclette sono degli oggetti per spostarsi da punto a punto e che chi le ripara è un manutentore incaricato, non una ciclofficina che sa tanto di romantici anni settanta. Non voglio urtare la sensibilità di alcuno, ma è micidiale vedere un intero movimento associativo che ha a disposizione un bazooka e che combatte il nemico con uno stuzzicadenti.


Parigi era la città più ostile al mondo alla bicicletta: boulevard con automobili a cento all'ora, pavè dappertutto, montagne urbane come e peggio dei nostri sette colli. E' la capitale mondiale della bicicletta.


Non battendo su questo tasto (o annacquandolo all'interno di mille altre richieste dall'impatto infinitamente inferiore) voi tra l'altro fate il gioco della criminalità organizzata. Vi sembrerà una affermazione forte, ma vi spiego anche il perché, se avete altri tre minuti. Ebbene, a Roma il bike-sharing è morto e non riesce a decollare perché si tratta di un servizio gestito ovunque dagli operatori privati multinazionali di arredo urbano e cartellonistica. E' così dappertutto praticamente (fa eccezione il bike-sharing di Nizza, completamente pagato dal Comune), ma a Roma non si può. Perché? Non si può perché a Roma il mondo delle affissioni è gestito dalla mafia e contro questa mafia il Comune non ha nessuna voglia di scagliarsi anche perché non si vede chi glielo faccia fare visto che dalla cittadinanza e dalle associazioni non si leva alcun grido di protesta contro lo status quo! Operiamo in un ambito che viene tarpato dalla malavita e stiamo zitti, facciamo finta di niente, pensiamo alle bici sulle ciclabili... Bella roba.


La mia proposta è dunque che il punto all'ordine del giorno, di qui in avanti, che il Coordinamento e tutte le altre realtà che si vorranno aggregare proporranno verso l'esterno e verso la pubblica amministrazione sia uno e uno solo: UN BIKE-SHARING COME A MILANO SUBITO. Come slogan non mi pare male per far sobbalzare il nostro Sindaco nei confronti della Moratti che è riuscita nell'intento. Niente elenchi, niente liste, niente graduatorie di richieste all'assessore o a chi per lui. Basta chiedere l'elemosina. Tutte le altre cose verranno dopo, in automatico. Quando vi saranno 100 o 200mila persone (ma devono essere 500mila) che avranno qualcosa a che fare con la bicicletta, tutte le richieste potranno essere fatte.


Biciclette sulle preferenziali? Ah bhe certo, figata... A Parigi pure è così. Ovvio, ma DOPO aver fatto il bike-sharing. Perché se c'è un numero critico di biciclette sulla ciclabile è il bus a dover fare attenzione alle bici. Se invece ci sono cinque bus e una bicicletta è quest'ultima in minoranza e chiamata a farsi da parte. Richieste folli che mandano allo sbaraglio gli sparuti ciclisti, che li mandano a morire ammazzati in modo che poi le associazioni possano fare la lagna al prossimo investito.


Voi vi state occupando di procurare qualche lieve vantaggio alle poche migliaia (centinaia, temo) di persone che già usano la bicicletta, che la posseggono come voi. Non vi siete resi conto che la bicicletta nel frattempo è stata interpretata nelle più grandi aree metropolitane d'Europa (perché, signori, Roma non è Ferrara o Padova) come mezzo di trasporto pubblico. E i mezzi di trasporto pubblico si usano in condivisione con altri cittadini, non si posseggono ne si posteggiano nel proprio cortile. Io uso la metropolitana, ma non ho un vagone parcheggiato qua sotto le finestre, non so se è chiaro il concetto...


Ribadisco che la mia mozione, che la vostra intelligenza non potrà che farvi accettare all'unisono, è quella di presentarsi d'ora in avanti nei confronti della pubblica amministrazione, dei tecnici del comune, dei politici con una sola richiesta: UN BIKE-SHARING COME A MILANO SUBITO. Senza spiegazoini, senza aggiunte, senza specifiche. Questo è quello che vogliamo, basta farci l'elemosina con un mozzico di ciclabile a Testaccio, con una ripavimentazione delle banchine del Tevere, con uno spazzamento delle foglie sull'Aniene. Questo si chiama fare la carità. Questo si chiama lucidare l'argenteria mentre il Titanic della mobilità cittadina sta colando a picco. Chiediamo un provvedimento realmente rivoluzionario (e a costo praticamente zero per l'amministrazione) come lo è stato il bike-sharing in tutte le realtà dove è stato applicato. Tutte!


Nelle grandi città l'unico modo per rendere sostenibili gli spostamenti è questo. Roma ha una potenzialità di 500mila utenti che aspettano solo la nostra decisione e le scelte politiche che anche noi possiamo indurre. Per ora stiamo facendo il gioco della camorra dei cartelloni. Sono convintissimo che il nuovo portavoce Pallottini (conoscitore delle realtà urbane italiane e estere) vorrà imprimere al coordinamento questo sprint di innovazione e vorrà così porsi come un interlocutore efficace verso dipartimenti, assessorati, politici.

7 commenti:

Alessandro ha detto...

Letto e mi sembra più che ragionevole.
Lo approvo in tutte le sue parti. Il bike sharing dev'essere una priorità. Pensa che stavo meditando di abbonarmi annualmente a BikeMi visto che vado spesso a Milano. Sarei molto ben disposto a pagare un abbonamento annuale anche qui a Roma se poi ci fossero più stazioni.

sessorium ha detto...

Io amo BikeMi.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo, ma che si può fare se qui hanno messo 20 stazioni e negli altri posti 100 ?

Anonimo ha detto...

Mi inginocchio, ma ti hanno risposto?

Alessandro ha detto...

A pag. 71 del periodico mensile di Trenitalia (La Freccia) di questo mese troviamo un articolo sul bikesharing e le sue potenzialità. Tutte le foto riguardano il bike sharing nostrano. Il magazine è scaricabile anche da qui

Anonimo ha detto...

che ne dici di uno slogan tipo:
Milano capitale del bike sharing o simile? Deve bruciare agli amministratori!

Anonimo ha detto...

sono d'accordo che il bike sharing debba avere priorità anche sulle ciclabili.
lo slogan potrebbe essere bike sharing: milano capitale!