giovedì 6 maggio 2010

Cosa pensiamo delle piste ciclabili


L'ottima Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma sta iniziando una indagine sulla ciclabilità (in particolare sulle piste ciclabili) ed ha coinvolto anche il nostro Comitato per un parere. Qui di seguito lo script che abbiamo voluto inviare e che palesa il nostro pensiero.



Il pensiero del Comitato Bike-Sharing Roma in relazione alle piste ciclabili nella Capitale è piuttosto semplice. Parte da due assunti sopra ogni altra cosa.

1- Le piste ciclabili fatte sino ad oggi in città non sono piste ciclabili
2- Le piste ciclabili, oltre a rendere più sicuro ed agevole lo spostamento di chi utilizza la bicicletta, devono essere lette come importante, economico e risolutivo strumento di arredo urbano

Le piste ciclabili romane non sono –salvo eccezioni- piste ciclabili. Si tratta infatti di percorsi campagnoli, bucolici, in riva al fiume. Luoghi per una gita domenicale, per andare a prendere il sole, tracciati utili al nonno che vuole portare in gita i nipotini. Non fanno male a nessuno, per carità, ma sono inutili ai fini della mobilità urbana. Da tempo il nostro Comitato considera la bicicletta (è quello che accade in molte altre città a partire da Barcellona, Milano, Parigi) come un vettore di TPL (Trasporto Pubblico Locale). Come tale la bici deve essere utile a porsi in alternativa al trasporto pubblico tradizionale (autobus, metropolitana, tram) ed al trasporto privato (moto, auto) per gli ordinari trasporti quotidiani casa-lavoro. Ecco perché risultano inutili (e dannose per la percezione che i cittadini hanno di loro) le piste ciclabili che continuano ad essere costruite fuori città, in aree disabitate, lungo fiumi e torrenti. Il prossimo grande progetto di una pista ciclabile che vada da Roma a Fiumicino ci vede, infatti, molto contrari: è l’ennesimo depistaggio, l’ennesimo travisamento di queste strutture urbanistiche fondamentali.
Le piste ciclabili devono essere realizzate nel cuore della città. Devono essere visibili –non nascoste in parchi, boschi e argini di fiume- e conferire alla ciclabilità quel ruolo urbano che oggi non ha. Gli esempi positivi in questo senso sono pochissimi: Via Rubattino a Testaccio, Via Marcantonio Colonna a Prati…

Non è da trascurare, poi, e siamo al punto 2, che la realizzazione urbana delle piste ciclabili può fungere non solo come sprone alla ciclabilità, come leva per l’aumento percentuale degli spostamenti su bicicletta (che, comunque, non potranno mai aumentare significativamente senza la partenza di un ampio programma di bike-sharing), ma anche come strumento di riqualificazione urbana.

La piaga criminale della sosta selvaggia, che contribuisce fortissimamente a fare di Roma la città record in Europa per incidenti stradali sia mortali che non, è dovuta essenzialmente non già –come si crede- alla mancanza di servizi di trasporto e di parcheggi, ma, al contrario, alla dimensione completamente errata delle carreggiate in città. A differenza di tutte le civili capitali occidentali, Roma ha delle carreggiate che, semplicemente, sono grandi quel tanto che basta da consentire agevolmente la sosta in divieto. La sosta selvaggia è pressoché automatica quando le dimensioni della carreggiata (a senso unico) superano i 3\3,5 metri. A Roma questa è purtroppo la norma. Norma che si potrebbe sovvertire con la semplice, rapida, indolore e economicissima realizzazione di piste ciclabili realizzate nell’intercapedine tra le auto in sosta e il marciapiede. E’ un sistema correntemente utilizzato in Europa e in Italia che, banalmente, non-costa-alcunché! Si tratta semplicemente di ridisegnare la segnaletica. Un uovo di colombo che in un colpo permette di: creare centinaia di chilometri di piste ciclabili urbane, non campagnole e quindi realmente utili agli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola; dare visibilità chiara e ruolo definito alla ciclabilità; combattere con l’unica arma vincente (dunque non certo con le multe) la piaga della doppia fila e, quindi, riqualificare chilometri e chilometri di strade abbattendo l’incidentalità. Un programma urbanistico che potrebbe a costo quasi zero cambiare faccia alla città rendendola enormemente più civile.

4 commenti:

alberto ha detto...

Perfettamente d'accordo!!!

Nic ha detto...

tutto maledettamente vero.

Bikediablo ha detto...

"Le piste ciclabili romane non sono –salvo eccezioni- piste ciclabili. Si tratta infatti di percorsi campagnoli, bucolici, in riva al fiume"

Sono d'accordo con le affermazioni che riporto, ma visto che esistono anche piste utili per gli spostamenti quotidiani (vedi ciclabiliaroma.blogspot.com)
occorre fare qualcosa per migliorarle e soprattutto per evitare che vadano in malora.
Il che accade perchè il comune non ha ancora deciso chi le deve curare.

Quindi noi ciclomobilisti (ciclomobilisti.forumfree.it) abbiamo deciso non solo di dare una nostra valutazione ma di contribuire alla stesura delle schede ed alla compilazione delle stesse, visto che noi quotidianamente usiamo (anche) le piste per andare al lavoro in bici.

Questo monitoraggio e censimento rappresenterà finalmente un elemento concreto con cui il comune dovrà confrontarsi, visto che sarà prodotto da un soggetto istituzionale con la collaborazione si cittadini e non da avversari politici o aziende che hanno interesse economico.

marco

startmeup ha detto...

Son contento di trovare questa opinione che credo accomuni nel silenzio troppi ciclomobilisti della capitale. Riscrivo i miei pensieri di tre anni fa...bisogna constatare le scarse attenzioni (e lo dico a malincuore …) riservate ai ciclisti dalle giunte Rutelli e Veltroni. Le piste ciclabili a Roma son rimaste sostanzialmente le stesse di quindici anni fa che servono solo a fare una passeggiata domenicale lungo il Tevere oppure verso Villa Borghese e Villa Ada sarebbe utile e sicuramente degno di una Capitale dell'UE offrire alla mobilità del traffico ciclistico una rete che favorisca la mobilità ciclistica periferie - centro nei giorni feriali.
A proposito, ho una bella proposta che vorrei fosse condivisa da qualcuno dei tanti amministratori capitolini: Via del Mandrione ciclabile!
La strada, nota a chi abita nel quadrante Sud Est di Roma, è una STRADA ARCHEOLOGICA invasa dal traffico automobilistico giorno e notte, una strada solo alternativa tra le tante percorribili per raggiungere il centro via automobile, una strada da restituire alla cittadinanza e alla mobilità ciclo pedonale. Potrebbe addirittura diventare un altro sito di interesse turistico di questa meravigliosa città troppo spesso sacrificata alle automobili.
Credo che sia non solo una proposta ma un impegno da prendere subito: è uno sfacelo vedere l'acquedotto romano recluso e imprigionato dalle lamiere delle auto e dai miasmi dello smog.
Vi è stata una iniziativa del IX Municipio che si è arenata, anche se i fondi, pare, furono stanziati.
PatGarret