lunedì 15 febbraio 2010

Non ci stanchiamo di ripeterlo: smantellate queste prese per i fondelli di stazioni

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Stanno portando solo ulteriore degrado al già degradatissimo centro storico. Uno sconcio. Aspettiamo che qualcuno si ferisca con bici arruzzonite o ferri sporgenti? Basta!

martedì 9 febbraio 2010

Non siamo invitati

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Il fatto è che dopo qualche interventuccio ben assestato in riunioni pubbliche e, magari, dopo aver letto il nostro blog, coloro che organizzano e direzionano le aree di dialogo tra associazioni, comitati e Comune, hanno opportunamente (come biasimarli) deciso di farci fuori de facto da riunioni, incontri e tavoli tecnici. Non siamo invitati, non siamo più convocati, i fax non arrivano più a chi dimostra di aver capito il motivo vero per cui non si fa il bike-sharing a Roma: per evitare di dar noia agli affari della mafia dei cartelloni pubblicitari che fa il bello e il cattivo tempo da trent'anni in città.
Ci provengono dai tavoli tecnici convocati tra amministrazione e comitati di ciclisti solo notizie di seconda mano. E sono notizie che esistono e vengono verbalizzate solo perché nessuno, al tavolo tecnico di cui sopra, è in grado di rispondere a chi le pronuncia. Una notizia è che non si può (non-si-può!) a Roma finanziare il bike-sharing con la pubblicità (curioso, sarebbe l'unico caso al mondo), poiché "servirebbero 16 mq di impianti per ogni stallo". Bhe, vediamo, per fare un bel bike-sharing diciamo da 300 stazioni farebbero 4800 mq di pubblicità. Calati sui 4x3 bifacciali (24mq l'uno), questi metri quadrati fanno 200 impianti. Ovvero gli impianti che -nell'ambito della sanatoria folle che vige dallo scorso marzo- sono nati nel tempo che abbiamo impiegato noi a scrivere e voi a leggere questo articolo. Quindi rendiamoci conto di cosa stiamo parlando: del nulla più siderale. Della presa per i fondelli più marchiana. Allestita e impaginata solo e soltanto per difendere lo status quo, per non mettere in ambasce l'assessorato al commercio che è li tutto impegnato a far sì che il business dei cartellonari (la più terrificante forma di degrado che possa abbattersi su un contesto urbano) non venga intaccato e anzi si incrementi. Insomma signori, Roma non può avere un servizio che esiste e sempre di più esisterà in tutte le città d'Europa perché addirittura questo richiederebbe 200 cartelloni: troppi! Mentre negli ultimi mesi di cartelloni ne sono nati come funghi qualcosa come 40mila. Amen.
Altra notizia? Il bike-sharing romano (perché c'è gente in cattiva fede che continua a chiamarlo così benché non esista altro bike-sharing al mondo gentilmente dotato della prima mezz'ora a pagamento e con una tariffa addirittura maggiore a bus e metropolitana) si doterà presto di 25 nuove stazioni finanziate dal Ministero dell'Ambiente. Ministero che evidentemente non teme appelli alla Corte dei Conti che ci premureremo noi di porre visto che si andranno a spendere soldi pubblici per incrementare un servizio che non funziona e che non può funzionare. Una cosa ripugnante. Ma al tavolo tecnico nessuno l'ha fatto notare...

martedì 2 febbraio 2010

Milano + 400%

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Il bike-sharing milanese ha dato il meglio di se domenica scorsa: la città era interdetta alle auto e il BikeMi si è espresso in tutto il suo essere vera alternativa all'auto. +400% i prelievi di biciclette rispetto alla media domenicale. Intanto il comune meneghino conferma l'ampliamento della rete di stazioni con il lancio della fase2. Inizieranno nei prossimi mesi ad essere montate le nuove stazioni per raggiungere le 5mila biciclette. E' stato infatti trovato l'accordo per i costi e gli spazi pubblicitari da concedere al gestore: a Milano, insomma, si è capito che la pubblicità esterna è una risorsa dalla quale ricavare arredo urbano, servizi, denari da spendere a fini pubblici. A Roma, città in cui questo settore è governato dalla criminalità organizzata, si continuano a regalare spazi pubblicitari alla mafia in cambio di niente. In pochi mesi ci hanno rubato l'aria, il panorama, il cielo e la vista. E in cambio non ci hanno dato nulla.