giovedì 30 settembre 2010

Ancora rassegna stampa (e stampa rassegnata) sul bike-sharing alla matriciana

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Non si puo' dire che quel che resta del pietoso bike-sharing romano goda di buona stampa. Per fortuna le testate (non quelle romane, poverine, che non capiscono) di tutta Italia hanno da tempo iniziato a fare il tiro alla quaglia contro un servizio che è la vergogna del concetto stesso di bicicletta condivisa.
Ecco l'ultima perla, questo articolo di Master Viaggi.

venerdì 24 settembre 2010

E anche Verona...

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Mentre si stenta a mandare a regime il servizio milanese, che deve ampliarsi ampliarsi ampliarsi per confermare il suo grande successo, la multinazionale americana Clear Channel si aggiudica nel nostro paese il bike-sharing veronese. La gara si è conclusa con la vittoria della società pubblicitaria che, in cambio della gestione di un servizio che inizialmente conterà 20 stazioni e 250 bici, installerà in città impianti pubblicitari e di arredo urbano.
Come dire, c'ha superato pure Verona. Avanti così...

mercoledì 15 settembre 2010

Il pollaio del bike-sharing. Una giornata di ordinaria follia

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Mentre sei assolutamente convinto che tutti se lo siano completamente dimenticato, ecco che il bike-sharing romano fa scoppiare una mezza bagarre in consiglio comunale. Il là lo dà il consigliere Athos De Luca che in commissione ambiente tuona: "Il 31 dicembre scade l'affidamento all'Agenzia di Atac del Bike Sharing a Roma e il Comune non solo non ha messo in campo nessuna iniziativa per proseguire il servizio, ma non ha stanziato, malgrado le assicurazioni dell'Assessore all'Ambiente, un euro per sostenerne l'attività". Insomma, secondo De Luca, rischio chiusura. Fossimo stati in De Luca avremmo notato che, di fatto, il servizio è GIA' chiuso, pur essendo in vigore e pur assorbendo risorse.
Il consigliere provinciale Lobefaro, ex presidente del I Municipio, ha rincarato la dose facendo quel che bisogna fare: i confronti con l'estero. E gli ha buttato lì un confrontino niente male: "Basta fare una passeggiata a Londra per vedere come funziona davvero il servizio bike sharing attraverso una collaborazione mista tra pubblico-privato. Le biciclette, molto più efficienti di quelle romane e con tante postazioni disponibili, vengono infatti sponsorizzate da una nota banca inglese".

Le risposte della maggioranza non si sono fatte attendere. A coprirsi di ridicolo ci ha pensato Andrea De Priamo, presidente della Commissione Ambiente del Consiglio, il quale è arrivato a dichiarare che "fin dal suo insediamento l'Amministrazione Alemanno ha già ampiamente dimostrato di avere a cuore il bike-sharing, tanto che lo ha istituito e fortemente potenziato". O parbleu! Ma l'apice si tocca quando De Priamo prevede un coinvolgimento dei privati nella gestione del servizio, con però dei distinguo, affermando che "potrebbe essere preso in esame anche il coinvolgimento dei privati fermo restando la consapevolezza delle peculiarità architettoniche di Roma, che escludono l'ipotesi di assegnazione di nuovi spazi pubblicitari del servizio come avviene in altre città". Insomma avete capito? Per favorire le clientele camorriste di quell'assessore o di quel potente si può anche ricoprire la città di cartelloni come è stato fatto, si può anche cambiarle faccia come è stato fatto con 100mila impianti che hanno reso impossibile in alcuni quartieri addirittura guardare il cielo. Ma sae invece i cartelloni, ne basterebbero poche centinaia, servono a ottenere un servizio di bike-sharing, bhe, allora apriti cielo. Veramente una dichiarazione da scompisciarsi se non fosse che è ben più sensato mettersi a piangere. Specialmente dopo le dichiarazioni, che chiudolo il patetico valzer di ieri, dell'assessore Fabio De Lillo che afferma perentorio: "Non c’è nessun rischio di chiusura per il bike sharing. Il servizio ha l’adeguata copertura finanziaria fino a dicembre e siamo già d’accordo con l’Agenzia per la Mobilità per il proseguo dell’attività con fondi che verranno stanziati nel prossimo assestamento di bilancio. Stiamo lavorando poi per verificare eventuali perfezionamenti da apportare al bike sharing e individuare le migliori modalità di messa a bando del servizio, così come avviene nelle altre grandi città italiane ed europee. Ad ogni modo, è bene sottolineare che il bike sharing non solo non verrà chiuso ma verrà implementato grazie a un finanziamento di oltre un milione di euro che il Comune di Roma ha chiesto e ottenuto dal Ministero dell’Ambiente. Un importante stanziamento che servirà per espandere il servizio arrivando così a 70 postazioni. Per quanto riguarda i proventi commerciali la leva delle sponsorizzazioni ci è stata da subito preclusa poiché abbiamo ereditato una città completamente invasa dall’abusivismo commerciale che stiamo attivamente contrastando".
Insomma, a quanto pare il peggiore dei nostri incubi si concretizzerà: i soldi del Ministero dell'Ambiente (Corte dei Conti, ma dove minchia sei???) verranno investiti in un servizio che non funziona, che no ha senso, che non utilizza nessuno, che è abbandonato, che fa solo felici i ladri di biciclette e i vandali di strada, che non serve a nessuno, che ha delle caratteristiche uniche ovvero è l'unico bike-sharing del mondo ad essersi trasformato, a causa della prima ora a pagamento, in un ridicolo ciclonoleggio.
E ora ci buttano sopra un milione. Ministro Prestigiacomo, non dar loro un solo cent!

martedì 14 settembre 2010

Il bike-sharing si allarga, purtroppo

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Il nostro incubo peggiore sta diventando realtà: l'Atac continua ad investire, anzi a sciupare denari pubblici, realizzando nuove stazioni dell'attuale sistema di bike-sharing che è, in tutta evidenza, non utilizzabile, non fruibile, non sviluppabile.
Come continuare a versare acqua minarale in una piscina dotata del suo bel buco: roba da Corte dei Conti.
Una nuova stazione del ciclo noleggio coatto (chiamato bike-sharing) sta nascendo affianco alla Stazione Termini. Se ne parla nel blog Degrado Esquilino...

mercoledì 8 settembre 2010

Ancora su Londra

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Il sempre più sagace MalaRoma fa una riflessione tra l'ironico e l'amaro sul bike-sharing romano raffrontato all'insuccesso (si fa per dire) di quello londinese. Leggete qui.

lunedì 6 settembre 2010

Roba da non credere: il Comune di Roma aderisce al club città del bike-sharing

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E' come se il Conte Dracula si iscrivesse come socio onorario dell'Avis. E' come se il peggiore dei pedofili diventasse preside di una catena di asili nido. Il diavolo e l'acqua santa: il concetto stesso di bike-sharing ed il Comune di Roma che questo concetto, tranquillamente applicato ai quattro angoli del mondo, è riuscito ad umiliare, brutalizzare, rendere inservibile, far fallire.

Invece di nascondersi dalla vergogna il Comune di Roma, con una deliberazione di giunta risalente allo scorso 3 Agosto, ha pensato bene di iscriversi (pagando anche la quota di 800 euro!!!) al Club Città per il Bike Sharing. Una associazione di realtà italiane che puntano a scambiarsi idee sullo sviluppo di questa cruciale infrastruttura urbana (tale è laddove è applicata con serietà) per migliorarsi a vicenda. Auguriamoci davvero che nessuno tra i soci voglia imitare Roma.

giovedì 2 settembre 2010

Il lettore sorpreso...

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Oggi sono passato in centro e sono rimasto sorpreso nel vedere tutte le postazioni bike sharing completamente vuote....ma che fine hanno fatto le biciclette? Neanche una...e sono passato davanti a circa 10 postazioni. Ne sapete qualcosa voi?
Marco Marzelli


* E ne sappiamo qualcosa sì! Le bici sono state tutte rubate o danneggiate. Nelle postazioni non ce ne sta neanche una e in fondo è meglio così visto che il servizio era totalmente inservibile. L'unica speranza, a questo punto, è che il Comune non insista a investire denari in perdita su questa piattaforma inutilizzabile. Ricordiamoci sempre che un bike-sharing sano è possibile solo in una città con una cartellonistica pubblicitaria sana (Milano, Parigi...). Ecco perché a Roma, dove il Comune lascia che la pubblicità esterna venga governata dalla camorra di 310 ingovrnabili ditte, non avrà mai il suo bike-sharing...
-Bike-Sharing Roma