mercoledì 20 ottobre 2010

Tutti tranne noi

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E' assai positivo che a Londra -dove siamo stati per un sopralluogo lo scorso finesettimana- sia nato questo bike-sharing megagalattico. Non per niente, ormai ogni grande città fuorché Roma si sta dotando di un servizio serio in questo senso, ma per meri motivi di immagine.
Pensateci: dove vanno maggiormente i nostri ragazzi, le nostre famiglie, i nostri concittadini in vacanza? A Milano per lavoro e poi, guardaunpò, a Barcellona, Parigi e Londra. Insomma, le tre città che hanno i maggiori bike-sharing del mondo.

E così tutti i Romani che andranno fuori città avranno degli elementi in più per rendersi conto della differenza, dello iato di qualità della vita tra noi e loro. Magari anche, dove si può, utilizzando il servizio per spostarsi in città.

venerdì 1 ottobre 2010

Toh, ma guarda un pochino che strano eh...

4 commenti
"Ho sollecitato l'Agenzia per la mobilita' a fare una nuova gara: bisogna assolutamente fare in modo che il servizio di bike sharing diventi privato, perché l'Agenzia stenta a seguire questo servizio tra le tante cose che fa". Lo ha annunciato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, stamani a margine di un convegno sulla mobilità sostenibile, tenuto alla facolta' di Architettura di Valle Giulia. "Il presidente Tabacchiera si è impegnato a espletare la gara entro la fine dell'anno", ha aggiunto il sindaco, che ha evidenziato la necessità di "un incremento degli stalli e di un mix di pubblicità, anche se nel centro storico non deve essere invasiva".
Ehggià, caro sindaco, peccato che grazie a quello che il tuo (in)degno Assessore Bordoni e i suoi dirigenti hanno combinato, il mercato della pubblicità esterna della città -già malconcio- sia stato completamente disastrato. Una quintuplicazione di impanti ha fatto sì che Roma venisse massacrata di cartelloni, cartellini, cartelletti, finti orologi, paline, parapedonali. Il risultato è non solo che la città è umiliata ed ha completamente cambiato faccia, non solo che alcune zone sono irriconoscibili e umiliate da questo business per la maggior parte in mano al crimine organizzato, ma anche che la pubblicità esterna a Roma non vale un caz*o.

Dunque, ecco le conseguenze sul bike-sharing, se con 150 impianti si ottengono x stazioni e x biciclette a Milano; a Roma con gli stessi impianti (ammesso e non concesso che la mafia che governa questo settore acconsenta di farli montare) si ottiene un quarto o un quinto o un sesto del servizio. Avete capito in che caz*o di cul de sac si è messo il Comune?