martedì 20 dicembre 2011

Dalla padella, alla brace

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C'è un combinato disposto di tutte le responsabilità. La pessima stampa romana, la scadente amministrazione romana, il pubblico romano. Tutto. Insomma una inchiesta -e ci voleva una inchiesta?- di Repubblica denuncia lo stato di abbandono del bike-sharing capitolino con foto eloquenti. Tutte le biciclette sono state rubate, le stazioni sono in balia della sosta selvaggia come tutta la città.

Per tutta risposta il Comune cosa fa? Stringe i tempi sulla gara? Dichiara una stretta sui controlli? Aumenta le sanzioni in prossimità delle stazioni del bike-sharing? Naaa. Promette l'acquisto di ulteriori 200 biciclette. 200 biciclette che saranno acquistate e associate ad un servizio che non funziona, che non è utilizzabile, che è appetibile esclusivamente per i redivivi Ladri di Biciclette. Come continuare a riempire di acqua un colapasta.

Intanto sui giornali di oggi un breve avviso ufficiale annunziava la proroga per la gara del bike-sharing in cambio di pubblicità. Segnale che non c'è stata attenzione da parte delle ditte, che la gara rischia di andare deserta. E se così non sarà, comunque -queste sono le indicazioni ufficiali- l'assegnazione della gara è prevista per il luglio 2012; poi bisognerà aspettare i ricorsi, i permessi, le soprintendenze. Insomma l'amministrazione sembra proprio improntata a rendere operativo il servizio (che comunque sarà ridicolo rispetto a tutti gli altri bike-sharing e avrà addirittura meno di 900 bici) giusto a ridosso delle elezioni comunali del 2013. Tra un anno e mezzo... Peccato che non ci cascherà nessuno.

venerdì 25 novembre 2011

Bike-Sharing Roma partecipa alla giornata dei blog contro lo scandalo cartelloni

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Lo ripetiamo per i meno attenti. A Roma -nella migliore delle ipotesi- ci sono 200mila impianti. Per avere un inizio (un inizio!) di bike-sharing decente ne occorrono 700. 700 impianti sono lo 0,4% dei 200mila presenti. Un numero così infinitesimale rispetto al quale cambierebbe davvero poco o nulla se gli impianti saranno in più rispetto al Piano Regolatore (Piano Regolatore che di per se è già una merdata) o saranno ricompresi nello stesso.

Purtroppo su questa questione si stanno alzando le solite polemiche, probabilmente sollecitate dagli stessi cartellonari mafiosi decisamente destabilizzati dal fatto che, per una volta in questa città, la pubblicità esterna non servirà soltanto a gonfiare i conti in banca del crimine organizzato, ma sarà utile per i cittadini dando in cambio un servizio. Micidiale per la camorra cartellonara visto che qualche cittadino (e qualche amministratore) a quel punto potrebbe chiedersi: ma se ci sono 700 cartelloni che ci danno un comodo e utile servizio di bike-sharing, come è possibile che 200mila impianti non ci diano nulla se non degrado e quattro lire (20milioni l'anno, una media di trenta centesimi al giorno per ogni impianto)?

Dunque in bocca al lupo al bando per il bike-sharing.

martedì 15 novembre 2011

A Roma vi sono -stima prudenziale- 200mila impianti pubblicitari. Di questi 150mila abusivi. Per il PD il problema sono i 700 dedicati al bikesharing

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"Bike sharing, la gestione ai privati
In cambio nuovi spazi pubblicitari"
Dal presidente della commissione capitolina Trasparenza, Massimiliano Valeriani (PD), arriva lo stop al bando di affidamento, perchè aggiudicherà anche alcuni impianti ritenuti illegittimi
di GIULIA CERASI
Stop al bando per l'assegnazione della gestione del bike sharing ai privati perché "esistono motivi di illegittimità della delibera". A dirlo è il presidente della commissione capitolina Trasparenza, Massimiliano Valeriani. In una lettera inviata agli assessori comunali all'Ambiente e alla Mobilità, Marco Visconti e Antonello Aurigemma, e all'Agenzia per la Mobilità, il consigliere pd Valeriani contesta quella parte del provvedimento che affida alla società che si aggiudicherà il servizio anche 1.500 metri quadrati di spazi pubblicitari per dodici anni. Spazi ritenuti illegittimi, dal momento che i 700 nuovi impianti andranno in deroga al regolamento sulle affissioni e al futuro piano regolatore degli impianti pubblicitari.

Ad oggi la pubblicità connessa al bike sharing è permessa solo sulle colonnine, sulle pensiline, sulle rastrelliere e sulle biciclette stesse. Ma nella delibera del 3 agosto scorso, con cui il Comune ha incaricato l'Agenzia per la Mobilità di sviluppare il nuovo servizio affidandolo tramite bando alla gestione di una società esterna, è spuntata una formula con cui si concedono gli impianti separati dalle postazioni delle bici. "Come mai chiede il pd Valeriani nella lettera non è stata valutata la possibilità di utilizzare i 27mila metri quadri di impianti comunali evitando così l'installazione di nuovi cartelloni?". Il consigliere Pd ha dunque chiesto il ritiro della delibera e il blocco della pubblicazione del bando.


(da Repubblica di oggi)


*Che dire. Da una parte è assurdo l'atteggiamento del PD. Dall'altra sono evidenti una serie di cose. Dei 200mila vergognosi impianti abusivi della città l'assessorato all'ambiente non è riuscito a strapparne neppure mezzo. Per il bike-sharing ha dovuto, a quanto pare, aggiungerne 700 in più (lo 0,40%) e su questi 700, ovviamente, il PD fa la cresta visto che vuoi o non vuoi si tratta di un aumento di impianti. E' del tutto evidente che Roma, a differenza di tutte le altre capitali europee non potrà avere il suo bikesharing se prima non si procederà all'azzeramento delle autorizzazioni pubblicitarie ed alla loro riassegnazione -come è capitato a Napoli- previo bando. All'interno del bando verrà inserito, tra gli oneri della ditta vincitrice, anche quello di gestire un bike-sharing. Come succede in tutte le città del mondo. Il problema è che questo bando non ci sarà mai, perché sopra alle affissioni vi sono gli interessi della mafia e questa mafia ha qualcuno che le tiene... bordone dentro al Comune. Non resta che sperare nell'Europa, in Mario Monti, nella rivoluzione del marcio mondo dei servizi municipali che si prospetta.
Che tristezza.

venerdì 28 ottobre 2011

Ecco il bike-sharing a Roma

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Un doppio danno. Sia perché non c'è un servizio che dovunque è stato realizzato ha fatto svoltare la mobilità urbana. Sia perché si alimenta la cattiva educazione, la violenza, la sopraffazione, la violazione delle regole. Quando, ipoteticamente, un servizio partirà davvero bisognerà ricominciare da capo: facendo capire ai signori proprietari di questi scooter che lì non si posteggia.
foto Claudio Salvatore

lunedì 17 ottobre 2011

Il peggiore servizio d'Europa

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Ecco due foto scattate oggi alla stazione BikeSharing di Campo dei Fiori. Prima tappa della mia passeggiata domenicale alla ricerca di una bicicletta attraverso le seguenti stazioni: S. Andrea della Valle, Argentina, Pantheon, Oratorio, Fontana di Trevi, Spagna, Popolo e Flaminio. Tutte vuote tranne Argentina (1 bicicletta rotta) e Flaminio (ben 3 biciclette rotte). L'unica stazione con il cartellino risulta essere Campo dei Fiori. Sapevo già che non avrei trovato nessuna bicicletta, essendo "in manutenzione" da parecchie settimane (poi che ca**o stiano facendo non si sa), ma è da notare l'informazione particolarmente precisa e diffusa di ATAC...
Urelianu Colombani

giovedì 6 ottobre 2011

L'unico bike-sharing in Europa con gli addetti che consigliano di non abbonarsi. E fanno bene

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Salve sono un pendolare come molti altri. La mattina prendo il treno presto per arrivare al centro di Roma esattamente a piazza di Spagna, sappiamo benissimo in che condizioni versano le metro della capitale sa di "transumanza" andare a lavoro. Ieri parlando con dei colleghi avevo trovato una soluzione per evitare la bolgia di persone che trovo ogni mattina nella metro A: il bike-sharing. Un fulmine a ciel sereno. Oggi euforico per la bella idea dei miei colleghi mi sono recato alla biglietteria della fermata metro Spagna: una gentilissima operatrice mi dice: "le consiglio prima di firmare il contratto di accertarsi che ci siano le bici dove deve prenderle lei, visto che molti cittadini abbonati si stanno lamentando per la mancanza delle stesse", ringrazio l'operatrice e faccio un giro in zona, e guarda caso proprio come diceva lei, alle 9.30 di questa mattina i posteggi di piazza di Spagna, via della Scrofa e del Parlamento era totalmente vuoti... Mi sono chiesto allora funziona molto bene in molti cittadini sfruttano il servizio, ma poi sono capitato sul vostro sito e mi sono accorto che in realtà non è un servizio, ma un bel disservizio: non funziona per nulla! Siamo i soliti zimbelli d'Italia. Una delle poche cose buone che erano nate qui a Roma è durata meno del previsto!
A. T.

mercoledì 28 settembre 2011

Piegato dall'abbandono e dall'incuria. E sul bando di gara, non si sa nulla...

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Questa la situazione della postazione del bike sharing su Via del Corso senza contare che il bar lì presente la usa come sostegno a grossi pannelli pubblicitari ed al leggio del menù.
Riceviamo segnalazioni su come anche le altre stazioni non se la passino meglio.
Romani e turisti passando qui davanti si faranno sicuramente una bella idea della città.
Fausto Bonafaccia

lunedì 19 settembre 2011

Tra un anno, estate 2012, solo Roma e l'Africa non avranno dei seri schemi di bike-sharing. Leggete cosa sta succedendo a New York

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Sarà triste, ma alternativa non c'è: dobbiamo parlare dell'estero. Parlare di Roma è impossibile, o, meglio, è possibile solo in negativo: si parla dell'estero per capire come e quanto vergognarsi a Roma.
A questo giro andiamo a New York per raccontare e raccontarci la vera svolta, il vero spartiacque che segnerà il prima e dopo degli schemi di bike-sharing mondiali. Il piano per il bike-sharing newyorkese, che partirà la prossima estate promette di cambiare la percezione del mondo (del mondo!) rispetto a questo servizio. Il bike-sharing a New York, diciamo subito, è un successo annunciato di proporzioni siderali. Perché? Perché la città si sta sempre più europeizzando, la morfologia è favorevole, stanno nascendo tante ciclabili, lo stile di vita green è di moda e andare in giro con costosi e inquinanti suv è, da quelle parti, roba da bifolchi e sfigati. Tutto il contrario di questa Italia che si merita oggi di essere colonia dell'Albania, con tutto il rispetto dell'Albania dove il rispetto delle leggi non scritte della civile convivenza ci sta superando di gran carriera.

Il sistema, per cui si è già scelta modalità e gestore, partirà con 600 stazioni e con 10mila bici. Insomma il minimo indispensabile per coprire le aree più dense di Manhattan e Brooklyn. Per le altre zone (e per coprire il Qeens, il Bronx e Staten Island, ci sarà tempo). La sostenibilità sarà data dal modello londinese: uno sponsor sulle stazioni e sulle bici. Qui c'è il pdf per la ricerca delle aziende sostenitrici (che a quanto pare potranno essere più di una). Una opportunità di visibilità che si rivelerà formidabile: la scadenza per le adesioni è fissata al 30 settembre, ma c'è da immaginare una fila di corporation nonostante la crisi.
Il bike-sharing newyorkese infatti diventerà l'icona della nuova mobilità urbana. A New York oltre la metà degli spostamenti urbani medi stanno sotto le due miglia. Il bike-sharing è il migliore strumento in assoluto (certo non quando il cielo manda quelle micidiali nevicate, è chiaro) per questo tipo di spostamenti. L'icona della nuova mobilità, dicevamo. Sì perché nonostante il successo clamoroso in città come Londra, Milano, Barcellona, Lione e Parigi, il bike-sharing non ha ancora avuto quella epopea di visibilità che solo il cinema può conferire. New York è una città cento vole più cinematografica di tutte le altre città citate messe assieme, ne consegue che già a partire dal 2012 decine e decine saranno film e telefilm ad immortalare questo nuovo e impareggiabile modo di spostarsi in città.

E le città che ne saranno sprovviste faranno la figura di grandi megalopoli del sottosviluppo.

Altra curiosità che dimostra quanto l'amministrazione Bloomberg (uh, toh, un sindaco di destra...) tenga al progetto: sul sito dell'assessorato alla mobilità della città si trova un pratico programma (spiegato anche nel video sopra e raggiungibile qui) per suggerire dove collocare le 600 stazioni. La scelta finale avverrà tenendo conto delle indicazioni dei cittadini.

Infine, ecco il sito ufficiale della New York City Bike Share, una iniziativa, ripetiamolo, che non costerà neppure un dollaro alle affaticate casse pubbliche della Grande Mela.

martedì 13 settembre 2011

Tutti i numeri di Torino

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Novità per il ToBike, lo zoppicante bike-sharing torinese che, ormai con 13mila abbonati inizia a farsi largo all'ombra della Mole Antonelliana. ToBike ad oggi ha 60 stazioni. Vi ricorda qualcosa? Già, siamo più o meno sulle dimensioni alle quali si vuole fare arrivare il servizio a Roma dopo il già contestato bando.
Con due differenze. La prima è che Torino, rispetto a Roma, è qualcosa meno di una città minuscola. E dunque le 60 stazioni hanno un peso specifico cinque o dieci volte superiore. La seconda è che a Torino, per la prossima annata, si prevede un raddoppio del servizio: 57 stazioni in più per arrivare a 117.
A Roma, purtroppo, non si prevede niente, salvo 70 goccioline in un oceano sconfinato. Partire da 70 postazioni va bene, ma solo se già si prefigurano i successivi step di sviluppo. Da concordarsi, fin da subito, con la società che vincerà il bando.

giovedì 8 settembre 2011

Davanti al Parlamento e dietro alle loro automobili

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In effetti è inutile chiacchierare, commentare, parlare. Non c'è nulla da dire. Non c'è nulla da aggiungere alla violenza ignobile che palesano le immagini. Il nostro lettore, Massimo Guareschi, semplicemente chiosa: "viene da piangere". E noi, che abbiamo lo stesso identico sentimento, siamo con lui.

martedì 6 settembre 2011

Oggi, su RomaToday si parla di noi e con noi

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Data l'inutilità più marchiana che sta palesando sempre di più la stampa tradizionale, ci fa enorme piacere costatare e affiancare la crescita della piattaforma di RomaToday, inventata da 'quelli' che fecero il successo anni fa di Studenti.it.
Se sapranno orientarsi su un giornalismo da cronaca d'inchiesta, se sapranno sollecitare la tanta, tanta, tanta indignazione che sta montando in molte, molte, molte migliaia di persone stufe di vivere nella città più degradata d'Europa, avranno un gran successo. Sulla scorta di quanto stanno facendo i blog ormai da anni e in contrasto a quanto non possono o non vogliono fare i giornali cartacei.
Intanto, oggi, si parla di bike-sharing in questo articolo.

giovedì 1 settembre 2011

Il bike-sharing che verrà e le polemiche dell'ultim'ora

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Riguardo alle dichiarazioni rilasciate oggi dal Comitato “Di traffico si muore” (noto per non essere mai stato particolarmente appassionato verso il Bike-Sharing e per essersi prodotto durante riunioni pubbliche in affermazioni del tipo “checcefrega del bike-sharing, noi la bicicletta ce l’abbiamo già”… testuale) al Corriere della Sera ci corre l’obbligo di fare qualche precisazione.

E’ vero che l’aliquota di mq di pubblicità contro biciclette può apparire penalizzante, ma forse Di traffico si muore non si è accorto che a Roma la pubblicità esterna una un valore che una frazione di quello che ha in altre città. Da noi i cartelloni, insomma, hanno un valore scarsissimo grazie al fatto, che forse non è chiaro ai “comitati di ciclisti” che pensano solo al loro comparto senza guardare l’organicità della città, che l’amministrazione ha dato il via libera a mafie e abusivi rendendo la città irriconoscibile. Dunque sarà già un miracolo trovare imprenditori seri disposti a sobbarcarsi gli oneri di gestione del servizio in cambio di “soli” 1500mq di pubblicità che saranno aggrediti dalle affissioni abusive, e che saranno immerse in mezzo alla selva di impianti di ogni tipo, forma e colore che tutti i romani conoscono.

L’obbiettivo, peraltro, non dovrebbe essere quello di arrivare a 1500mq contro 1500 biciclette poiché con 1500 biciclette non si va comunque da nessuna parte. L’obbiettivo è avere un servizio proporzionalmente paragonabile a Londra, Milano e Parigi. La polemica poi che raffronta i costi di una assistenza tecnica professionale su biciclette del tutto particolari con, invece, l’assistenza tecnica che sarebbe fornita dalle ciclo officine autogestite di qualche centro sociale non merita neppure risposta.

Ci si augura che Di traffico si muore parli di bike-sharing con maggiore competenza e discernimento. La battaglia da fare, in questo momento, è semmai per capire quali sono i progetti di sviluppo, se si pensa di stare a vita a 850 biciclette, quali saranno e se ci saranno gli step successivi visto che 850 sono un pannicello caldo. Non certo mettendosi a piticcare sui mq di pubblicità e sui costi di manutenzione. E' davvero paradossale che in una città in cui ci sono 300mila impianti pubblicitari abusivi che non danno in cambio nulla alla collettività, si vada a sfruculiare 1500mq che daranno in cambio il bike-sharing. Ma vivete a Roma o dove?

(Su Cartellopoli si stra-consiglia la lettura anche di questo articolo)

lunedì 29 agosto 2011

Modello Banghadesh

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Questo sarebbe il bike-sharing di Roma? Bici rubate, tutto abbandonato... Più che modello Parigi mi sembra un modello stile Bangladesh.
Fabrizio

lunedì 22 agosto 2011

Ancora il bike-sharing romano sui giornali. Morte di un servizio che altrove determina una rivoluzione nella viabilità

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Ennesimo articolo di questi giorni estivi sul bike-sharing tristemente abbandonato come era perfettamente prevedibile anche solo guardando la tipologia di servizio (vabeh, servizio...) offerta da Atac. D'altronde alle volte, essendo il popolo bue, la politica ha bisogno di distruggere qualcosa per poi dimostrare come è stata in gamba a riaggiustarla. E così avverrà...
Intanto leggetevi la piccola inchiesta di Repubblica (con buffe foto, però). E oggi pomeriggio alle 12 e qualcosa ne parliamo su Radio Popolare Roma.

martedì 16 agosto 2011

Una delle tante lettere che riceviamo...

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Che succede al servizio bike sharing di Roma centro?
Oggi 14 agosto 2011 ho impiegato 50 minuti a trovare una bicicletta, andando a piedi un bel po' irritata da un parcheggio all'altro. In più quando ne ho trovata finalmente una, dico una sola, una persona gentile e fornita di pompa mi ha aiutato a rigonfiare la ruota davanti che era mezza sgonfia. Poi ho fatto una bellissima passeggiata in una Roma deserta e magnifica, di nuovo in pace con me stessa e col mondo.

Tuttavia anche l'ultima volta che avevo cercato di usare la bici avevo avuto molta difficoltà a trovarne una. Ho notato poi che alcune colonnine sono proprio fuori servizio. Nel senso che quando riporti la bici e tenti di riagganciarla sulle prime ti sembra averla assicurata ma poi lampeggia rosso e la sganciano di nuovo. Quindi niente fretta! Ho cambiato ben tre colonnine prima di trovarne una in servizio.

Rimane il dispiacere per una cosa bella e utile che ha l'aria di essere in totale abbandono.
Sabrina Robert

mercoledì 10 agosto 2011

Quando si passerà dalle chiacchiere ai fatti!?

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Un po' di rassegna stampa da Il Tempo di oggi. Ma sono ancora chiacchiere e il bando per il nuovo bike-sharing ancora non si vede. Puntano ad inaugurarlo nella primavera del 2013 per utilizzarlo a fini elettorali!?!?!? Beh, sappiano che non ci cascherà nessuno.



L'ANNUNCIO A BREVE VERRÀ PUBBLICATO IL BANDO DI GARA
Il bike sharing torna ai privati
È stata la prima inaugurazione di Gianni Alemanno in veste di sindaco: il 13 giugno 2008 in piazza di Spagna, insieme agli allora neo assessori alla Mobilità e all'Ambiente, Sergio marchi e Fabio De Lillo, saliva sulla prima bicicletta «in affitto», ovvero sul primo servizio di bike sharing della capitole messo in piedi dalla precedente amministrazione.



La società spagnola Cemusa aveva un contratto epr sei mesi di sperimentazione, poi prorogati su richiesta del Campidoglio nell'attesa di una gara che non si svolse più. Via gli spagnoli allora e gestione affidata direttamente all'Atac, allora affidata alla guida di Massimo Tabacchiera con un piano di rilancio in grande stile. Evidentemente però l'Atac non ce la fa. Non solo la gestione ma anche un sistema di manutenzione e rischio (il numero dei furti delle due ruote sarebbe elevatissimo) sul quale non è il caso che l'azienda di trasporto pubblico, impegnata con ben altri problemi, insista. Ecco allora l'annuncio del sindaco: «Sta per partire una nuova gara per la gestione del bike sharing che dunque sarà privatizzato - ha detto ieri Alemanno -. Tutta la risistemazione degli stalli sarà fatta alla luce di questo nuovo servizio che permetterà a Roma di avere un bike sharing all'altezza della situazione». Si torna all'antico insomma, e chissà se quelle biciclette ferme negli stalli semivuoti del centro (anzi spesso occupati dai motorini a caccia di parcheggio) non si mettano finalmente a pedalare.

mercoledì 3 agosto 2011

Il ristorante della Galleria Sciarra può mettere i suoi tavolini al posto delle bici del bike-sharing?

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Praticamente gli ospiti, seduti a pranzo, possono mangiare tranquillamente utilizzando le 'borne' del bike-sharing romano come poggiabicchieri. E' incredibile il danno anche a livello educativo che abbiamo fatto. Anche se domani, tra milleduecento anni, dovessimo avere un bike-sharing civile. Danno educativo perché all'inizio, con la nascita del bike-sharing, il servizio era rispettato. Da tutti. Oggi è percepito come un fastidioso rudere urbano. Quanto ci vorra, un domani, a convincere di nuovo la gente che non si sta giocando?

lunedì 20 giugno 2011

Dobbiamo ringraziare quest'uomo?

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Probabilmente sì. Non diciamo gatto prima di averlo nel sacco, ma probabilmente sì. Marco Visconti è amministratore appuntito, tignoso, capace di comprendere le vere questioni della città. E le vere questioni di Roma, oggi, sono le seguenti: diventare una città europea. Oggi i cittadini con pochi euro vanno a Londra e vedono la civiltà e, contestualmente, si chiedono perché in una caotica città da 10 milioni di abitanti si possa ed in un paesone da 2 milioni e mezzo non si possa.
Anche Marco Visconti è andato a Londra, ultimamente, in particolare per vedere come funziona il perfetto bike-sharing locale che ha portato -notizia di questi giorni- al 50 la percentuale dei pendonali che la mattina si recano in bici nella city.
Dopo quel viaggio ha deciso che non si poteva andare avanti così. A sfilato 1500 mq di pubblicità dal piano-truffa di Davide Bordoni, assessore al commercio, e li ha destinati al bike-sharing. Bei cartelli pubblicitari di vetro, retroilluminati, che per una volta non andranno ad essere gestiti dai camorristi cartellonari romani, ma finiranno nelle mani di qualche multinazionale che non li utilizzerà per arraffare denari, ma che dovrà invece cedere al comune una parte dei guadagni regolarmente fatturati (regolarmente fatturati!!!).

Le stazioni, con questi stanziamenti completamente privati, come succede in tutto il mondo (e a Milano), arriveranno a 70, ma non basta. Non basta assolutamente. Fondamentale che le previsioni di ampliamento del servizio, stesso dicasi per gli spazi pubblicitari, puntino nel medio periodo a 140 e poi a 210 stazioni che sarebbero il minimo sindacale per coprire i nodi principali della città. Con 70 stazioni non si riesce neppure a coprire totalmente i Municipi I, III, II e XVII che sono proprio basilari per far funzionare un piano di bike-sharing.

domenica 19 giugno 2011

Umiliante, semplicemente umiliante

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Lo scandalo delle bici rubate in giro per tutto il centro di Roma. Pure davanti a Palazzo Chigi. Una umiliazione per la città...

lunedì 6 giugno 2011

Il lamento del manutentore e il sellino rubato

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Nelle mille difficoltà che affronto quotidianamente sul lavoro mi capita di imbattermi anche in queste situazioni. Insomma anche i "cittadini" fanno la loro parte.
Rodolfo

*
Vero che la colpa è quasi sempre dell'inciviltà dei cittadini. Ma qui c'è da dire che un servizio che prende i cittadini per i fondelli, come quello del cosiddetto bike-sharing romano che bike-sharing non è (cosa è?), è difficile che venga rispettato.
- Bike Sharing Roma

lunedì 18 aprile 2011

Questo sistema di bike-sharing fa veramente c...

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Scrivo per segnalarvi che in un mese sono riuscito a ritrovare ben due bici del bike sharing romano, una abbandonata verso Piazza Navona, l'altra rubata... era legata col lucchetto ad un lampione, tolti tutti gli adesivi e segato il sistema di bloccaggio con sisaldatura finale per sistemarla meglio. Entrambe riconsegnate alla polizia... Allego le foto... questo sistema qui nella Capitale fa veramente c...

martedì 12 aprile 2011

Dublino. Dove il bike-sharing cambia la vita

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Vivo a Dublino da quasi 4 anni e volevo segnalarvi un sistema di Bike sharing che in un anno ha superato 1300.000 prelievi di bici.

http://www.dublinbikes.ie

Nessun furto e solo 2 bici danneggiate in quasi due anni. Ora puntano ad un'espansione enorme, leggete qui. Espansione che tutti vogliono. Io lo uso tutti i giorni questo sistema e mi ha cambiato la vita.

lunedì 28 febbraio 2011

Breve aggiornamento Cartellopoli

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Breve aggiornamento sulla vergognosa vicenda Cartellopoli, anche perché c'è molto poco da aggiornare. Come avrete capito chi protesta contro il massacro della città è trattato come un pericolosissimo criminale, chi invece ha distrutto e trasfigurato Roma è considerato "una risorsa" (parola di assessore).
Cartellopoli è ancora sequestrato, si attende la notifica di dissequestro o la conferma del sequestro preventivo. La istanza di dissequestro è stata depositata il 12 di Gennaio quindi stiamo parlando già quasi di due mesi di attesa. Lentezza del tribunale? Effettiva pericolosità terroristica del blog? Non si sa...
Riguardo alle donazioni, sono stati donati -e continuano ad esserlo- circa 900€. Per questa prima azione giudiziaria per il dissequestro ne occorreranno circa 300€ che però verranno pagate direttamente dal proprietario del blog e dunque non verranno prelevate dal fondo donazioni. Fondo donazioni che rimane dunque integro e a disposizione di tutte le realtà della lotta anti-cartelloni per azioni di vario ordine volte a sensibilizzare la popolazione, a infastidire il più possibile l'attività criminale delle ditte, a smascherare la complicità dell'amministrazione comunale con questo ignobile racket che non esiste e non ha cittadinanza da nessuna altra parte al mondo.

Così, giusto per ricordarci come stanno messe le stazioni del bike-sharing...

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giovedì 10 febbraio 2011

Un articolo tutto da leggere

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Rubiamo a piene mani un bellissimo articolo sul bike sharing e sulla ciclabilità a Roma apparso sul blog Italia2013. Una serie di passaggi ci danno la soddisfazione di essere riusciti, con questo e con altri blog, a far passare una serie di concetti che ora si stanno diffondendo a macchia d'olio in maniera virale. Il più importante: non può esistere sicurezza stradale senza un arredo urbano di qualità. Ma insomma, leggetevi l'articolo...

***

La sconcertante morte di Giuseppina Licenziato, la settantenne ciclista investita e trascinata per dieci metri da un tir in piazza Re di Roma, mentre rientrava a casa dopo una passeggiata mattutina a Villa Celimontana, ci ricorda – per l’ennesima volta – l’assoluta inadeguatezza delle strade della Capitale, e la loro pericolosità per gli utenti più deboli. Come trasformarle? Ecco una proposta per aumentare il tasso di mobilità ciclabile e allo stesso tempo offrire migliori standard di sicurezza, a costo zero.
Il bike sharing di Roma rappresenta un fallimento unico a livello mondiale. Riassumiamone i difetti: costo, scarsità di stazioni, mancanza di un progetto di ampio raggio, fanno sì che i prelievi giornalieri siano meno di 150, contro i cinquemila di Milano. Partito in via sperimentale durante gli ultimi mesi della Giunta Veltroni, il servizio di condivisione rapida delle bici fu inizialmente affidato alla multinazionale spagnola della pubblicità esterna Cemusa, secondo il modello parigino: l’accordo prevedeva la gestione e manutenzione delle stazioni, quelle verdi che vediamo qua e là in centro, in cambio dei preziosi spazi pubblicitari adiacenti. Ma col cambio di maggioranza in Campidoglio sorprendentemente il contratto con Cemusa viene revocato: le imprese di pubblicità romane sono tra le più grandi sostenitrici di Alemanno e non vogliono altri concorrenti.

La gestione passa dunque all’Atac, che per prima cosa rincara le tariffe e poi lascia agonizzare il servizio trascurando la manutenzione delle stazioni (che si trasformano in parcheggi per motorini, spazi per tavolini dei bar o luoghi dove rubare una bici in tranquillità), perchè non considera il bike sharing un vero mezzo di trasporto. Il numero delle stazioni infatti resta quasi invariato, a parte due interventi-spot sul Lungomare di Ostia, e concentrato per lo più nel Centro Storico, dove è utilizzato come vetrina davanti ai monumenti, utile per quello che è visto come una specie di capriccio per turisti. Ma la mala gestione non è colpa del servizio pubblico in quanto tale: il bike sharing di Barcellona ha la stessa matrice comunale, ma una distribuzione molto più capillare che ne costituisce una delle forze, al costo di dieci milioni di euro annui.

Dato che i soldi non ci sono, l’impasse potrebbe essere superato grazie a una decisione annunciata pochi giorni fa, apparentemente slegata da questo tema: il nuovo Piano regolatore della pubblicità di Roma promette di vietare ogni tipo di impianto pubblicitario all’interno delle Mura Aureliane, esclusi quelli di pubblica utilità. È un’occasione d’oro: la possibilità di raccolta pubblicitaria moltiplica il valore del servizio romano. Pochi mesi fa Londra ha inaugurato il suo bike sharing di 400 stazioni e 6000 bici (contro le nostre 25 e 200) appaltando l’intera gestione a un grande sponsor, Barclays, che in cambio dello sfruttamento pubblicitario versa al Comune di Londra trenta milioni di euro.

In tempi di vacche magre, parentopoli e debiti, questa terza via consentirebbe a Roma di offrire un servizio di qualità, diffuso e accessibile, particolarmente adatto alle esigenze di una città cresciuta con grossi squilibri e coperta con difficoltà dal trasporto pubblico, mentre quello privato è sempre più congestionato. Inoltre, sarebbe l’occasione per correggere la pericolosità generale delle strade romane: ne avevamo parlato qui, e anche i dati Istat sottolineano l’altissimo indice di mortalità negli incidenti che coinvolgono le biciclette. Infine, si potrebbe razionalizzare il sistema di piste ciclabili della Capitale, ora composto di pezzi e bocconi incoerenti fra loro e teso a valorizzare soprattutto l’uso sportivo della bici.

Parallelamente, i soldi dello sponsor andrebbero utilizzati per migliorare la viabilità cittadina in modo che la bicicletta diventi un’opzione praticabile in sicurezza anche da chi preferisce utilizzare la propria bici privata. Si tratterebbe di interventi a basso costo, che anche un contributo inferiore a quello londinese potrebbe coprire.

1) Nella zona della città consolidata (quella compresa all’incirca all’interno dell’anello ferroviario), puntare sull’introduzione di piste ciclabili “leggere”, di questo tipo (immagine tratta da www.bikesharing.roma.it), che hanno il triplice vantaggio di mantenere il numero dei posti auto, favorire un modello di sosta più disciplinata, offrire un percorso protetto alle bici economico da costruire e da mantenere. Si tratta di un modello già diffuso da Parigi a Bologna, ma anche a Testaccio in Via Zabaglia. L’adozione di piste leggere offrirebbe uno spazio sicuro ai ciclisti anche in centro, senza intasare il traffico automobilistico, e riducendo i pericolosi punti di contatto.

2) Costruire una rete radiale di piste ciclabili, secondo il modello classico, lungo alcune delle strade consolari. In tal modo si avrebbero percorsi ciclabili che uniscono le borgate più remote, i quartieri più periferici, le zone universitarie e commerciali esterne con la città consolidata, e anche i possessori di bici private godrebbero di un tragitto sicuro per recarsi al lavoro e viceversa: un’alternativa praticabile all’uso dell’auto o del motorino. Il sacrificio della sosta da un lato della strada sarebbe anche l’occasione di una riqualificazione urbana; i posti auto perduti nell’operazione andrebbero comunque recuperati nelle più immediate vicinanze. (Qui, per un’immagine schematica del piano).

3) Modificare l’arredo urbano per mettere in sicurezza strade e incroci pericolosi. Strisce pedonali ed angoli sono spesso occupati da auto in sosta vietata che impediscono la visibilità e compromettono la percorribilità delle carreggiate, a naturale svantaggio delle bici ma anche dei pedoni, cioè degli utenti più deboli della strada. La morte di Giuseppina Licenziato è avvenuta proprio ad uno di questi incroci (Piazza Re di Roma – Via Aosta), ai lati dei quali l’arredo urbano adeguato dovrà finalmente garantire sicurezza grazie alla migliore visibilità e al rispetto delle regole di traffico, come già accade in alcune strade del III e XVII municipio.

Dunque, promuovere l’uso delle biclette ha un rapporto costi-benefici favorevolissimo per la città (lo disse persino Gianni Alemanno nel 2008). Si tratta di mobilità sostenibile: si abbasserebbero i livelli di inquinamento, oltre a liberare Roma da un certo numero di macchine; infine, tutti gli utenti della strada hanno diritto a condizioni di circolazione sicure, e dato il rischio che rappresenta spostarsi in bici, prendere provvedimenti rapidi è d’obbligo.
(Riccardo Pennisi)

giovedì 3 febbraio 2011

Ma come ci siamo ridotti

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Neanche la Terza Università dell'Albania con sede a Scutari potrebbe presentare un progetto simile senza essere derisa da mezzo paese. Per carità, è una roba simpatica e divertente, ma in tutta Europa gli studenti universitari utilizzano bike-sharing veri, reali strumenti di mobilità integrata urbana. Alla Sapienza, l'università con più studenti d'Europa, gli studenti devono limitarsi ad un bike-sharing "artigianale" fatto di un grappoletto di biciclette usate...

lunedì 31 gennaio 2011

Noi vogliamo che quest'uomo lasci le deleghe sulla ciclabilità

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Nulla contro il neo assessore all'ambiente Marco Visconti che già nelle sue prime mosse (soprattutto perché si è mosso immediatamente contro i cartelloni selvaggi) ci è sembrato ben intonato. Ma non è ammissibile, in una città europea, che a parlare di ciclabilità sia l'assessore all'ambiente. Questo tradisce una concezione vecchia e sciatta del concetto di mobilità urbana secondo cui chi va in macchina si sposta "seriamente", chi va in bici, invece, si sposta per divertirsi, per fare una sgambata la domenica. Niente di tutto questo esiste al mondo: la bicicletta è un mezzo di trasporto, uno strumento di mobilità, il fatto che non inquini e che faccia stare in forma è assolutamente secondario. Ecco perché tutto il mondo della ciclabilità deve essere trattato dall'assessore alla mobilità, non da quello all'ambiente. Succede così in tutto il mondo, a partire ad esempio da Milano...