giovedì 1 settembre 2011

Il bike-sharing che verrà e le polemiche dell'ultim'ora

Riguardo alle dichiarazioni rilasciate oggi dal Comitato “Di traffico si muore” (noto per non essere mai stato particolarmente appassionato verso il Bike-Sharing e per essersi prodotto durante riunioni pubbliche in affermazioni del tipo “checcefrega del bike-sharing, noi la bicicletta ce l’abbiamo già”… testuale) al Corriere della Sera ci corre l’obbligo di fare qualche precisazione.

E’ vero che l’aliquota di mq di pubblicità contro biciclette può apparire penalizzante, ma forse Di traffico si muore non si è accorto che a Roma la pubblicità esterna una un valore che una frazione di quello che ha in altre città. Da noi i cartelloni, insomma, hanno un valore scarsissimo grazie al fatto, che forse non è chiaro ai “comitati di ciclisti” che pensano solo al loro comparto senza guardare l’organicità della città, che l’amministrazione ha dato il via libera a mafie e abusivi rendendo la città irriconoscibile. Dunque sarà già un miracolo trovare imprenditori seri disposti a sobbarcarsi gli oneri di gestione del servizio in cambio di “soli” 1500mq di pubblicità che saranno aggrediti dalle affissioni abusive, e che saranno immerse in mezzo alla selva di impianti di ogni tipo, forma e colore che tutti i romani conoscono.

L’obbiettivo, peraltro, non dovrebbe essere quello di arrivare a 1500mq contro 1500 biciclette poiché con 1500 biciclette non si va comunque da nessuna parte. L’obbiettivo è avere un servizio proporzionalmente paragonabile a Londra, Milano e Parigi. La polemica poi che raffronta i costi di una assistenza tecnica professionale su biciclette del tutto particolari con, invece, l’assistenza tecnica che sarebbe fornita dalle ciclo officine autogestite di qualche centro sociale non merita neppure risposta.

Ci si augura che Di traffico si muore parli di bike-sharing con maggiore competenza e discernimento. La battaglia da fare, in questo momento, è semmai per capire quali sono i progetti di sviluppo, se si pensa di stare a vita a 850 biciclette, quali saranno e se ci saranno gli step successivi visto che 850 sono un pannicello caldo. Non certo mettendosi a piticcare sui mq di pubblicità e sui costi di manutenzione. E' davvero paradossale che in una città in cui ci sono 300mila impianti pubblicitari abusivi che non danno in cambio nulla alla collettività, si vada a sfruculiare 1500mq che daranno in cambio il bike-sharing. Ma vivete a Roma o dove?

(Su Cartellopoli si stra-consiglia la lettura anche di questo articolo)

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