lunedì 19 settembre 2011

Tra un anno, estate 2012, solo Roma e l'Africa non avranno dei seri schemi di bike-sharing. Leggete cosa sta succedendo a New York


Sarà triste, ma alternativa non c'è: dobbiamo parlare dell'estero. Parlare di Roma è impossibile, o, meglio, è possibile solo in negativo: si parla dell'estero per capire come e quanto vergognarsi a Roma.
A questo giro andiamo a New York per raccontare e raccontarci la vera svolta, il vero spartiacque che segnerà il prima e dopo degli schemi di bike-sharing mondiali. Il piano per il bike-sharing newyorkese, che partirà la prossima estate promette di cambiare la percezione del mondo (del mondo!) rispetto a questo servizio. Il bike-sharing a New York, diciamo subito, è un successo annunciato di proporzioni siderali. Perché? Perché la città si sta sempre più europeizzando, la morfologia è favorevole, stanno nascendo tante ciclabili, lo stile di vita green è di moda e andare in giro con costosi e inquinanti suv è, da quelle parti, roba da bifolchi e sfigati. Tutto il contrario di questa Italia che si merita oggi di essere colonia dell'Albania, con tutto il rispetto dell'Albania dove il rispetto delle leggi non scritte della civile convivenza ci sta superando di gran carriera.

Il sistema, per cui si è già scelta modalità e gestore, partirà con 600 stazioni e con 10mila bici. Insomma il minimo indispensabile per coprire le aree più dense di Manhattan e Brooklyn. Per le altre zone (e per coprire il Qeens, il Bronx e Staten Island, ci sarà tempo). La sostenibilità sarà data dal modello londinese: uno sponsor sulle stazioni e sulle bici. Qui c'è il pdf per la ricerca delle aziende sostenitrici (che a quanto pare potranno essere più di una). Una opportunità di visibilità che si rivelerà formidabile: la scadenza per le adesioni è fissata al 30 settembre, ma c'è da immaginare una fila di corporation nonostante la crisi.
Il bike-sharing newyorkese infatti diventerà l'icona della nuova mobilità urbana. A New York oltre la metà degli spostamenti urbani medi stanno sotto le due miglia. Il bike-sharing è il migliore strumento in assoluto (certo non quando il cielo manda quelle micidiali nevicate, è chiaro) per questo tipo di spostamenti. L'icona della nuova mobilità, dicevamo. Sì perché nonostante il successo clamoroso in città come Londra, Milano, Barcellona, Lione e Parigi, il bike-sharing non ha ancora avuto quella epopea di visibilità che solo il cinema può conferire. New York è una città cento vole più cinematografica di tutte le altre città citate messe assieme, ne consegue che già a partire dal 2012 decine e decine saranno film e telefilm ad immortalare questo nuovo e impareggiabile modo di spostarsi in città.

E le città che ne saranno sprovviste faranno la figura di grandi megalopoli del sottosviluppo.

Altra curiosità che dimostra quanto l'amministrazione Bloomberg (uh, toh, un sindaco di destra...) tenga al progetto: sul sito dell'assessorato alla mobilità della città si trova un pratico programma (spiegato anche nel video sopra e raggiungibile qui) per suggerire dove collocare le 600 stazioni. La scelta finale avverrà tenendo conto delle indicazioni dei cittadini.

Infine, ecco il sito ufficiale della New York City Bike Share, una iniziativa, ripetiamolo, che non costerà neppure un dollaro alle affaticate casse pubbliche della Grande Mela.

5 commenti:

BICICAPITALE ha detto...

HO DEI SERI DUBBI .....PER L'AFRICA ..INTENDO!

Alessandro ha detto...

Lo stesso standard tecnologico già in uso a Washington, Toronto e altre città del nord america. Un po' perverso il dover inserire tutte le volte la carta di credito nel totem per farsi dare la password numerica temporanea. Questo vale solo per gli utenti giornalieri o settimanali. Ai più fortunati utenti annuali viene fornita una usb key da inserire direttamente allo stallo.

Massimiliano Tonelli ha detto...

Beh, più semplicemente il sistema di Londra. No?

Alessandro ha detto...

Meglio i sistemi a password numerica personale o a scheda magnetica, imho.

Urelianu ha detto...

Aspettiamo almeno i bike sharing di Algeri (città che dovrebbe avere più linee della metropolitana di Roma fra poco) e di Dakar per lamentarci. eheh