mercoledì 28 settembre 2011

Piegato dall'abbandono e dall'incuria. E sul bando di gara, non si sa nulla...

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Questa la situazione della postazione del bike sharing su Via del Corso senza contare che il bar lì presente la usa come sostegno a grossi pannelli pubblicitari ed al leggio del menù.
Riceviamo segnalazioni su come anche le altre stazioni non se la passino meglio.
Romani e turisti passando qui davanti si faranno sicuramente una bella idea della città.
Fausto Bonafaccia

lunedì 19 settembre 2011

Tra un anno, estate 2012, solo Roma e l'Africa non avranno dei seri schemi di bike-sharing. Leggete cosa sta succedendo a New York

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Sarà triste, ma alternativa non c'è: dobbiamo parlare dell'estero. Parlare di Roma è impossibile, o, meglio, è possibile solo in negativo: si parla dell'estero per capire come e quanto vergognarsi a Roma.
A questo giro andiamo a New York per raccontare e raccontarci la vera svolta, il vero spartiacque che segnerà il prima e dopo degli schemi di bike-sharing mondiali. Il piano per il bike-sharing newyorkese, che partirà la prossima estate promette di cambiare la percezione del mondo (del mondo!) rispetto a questo servizio. Il bike-sharing a New York, diciamo subito, è un successo annunciato di proporzioni siderali. Perché? Perché la città si sta sempre più europeizzando, la morfologia è favorevole, stanno nascendo tante ciclabili, lo stile di vita green è di moda e andare in giro con costosi e inquinanti suv è, da quelle parti, roba da bifolchi e sfigati. Tutto il contrario di questa Italia che si merita oggi di essere colonia dell'Albania, con tutto il rispetto dell'Albania dove il rispetto delle leggi non scritte della civile convivenza ci sta superando di gran carriera.

Il sistema, per cui si è già scelta modalità e gestore, partirà con 600 stazioni e con 10mila bici. Insomma il minimo indispensabile per coprire le aree più dense di Manhattan e Brooklyn. Per le altre zone (e per coprire il Qeens, il Bronx e Staten Island, ci sarà tempo). La sostenibilità sarà data dal modello londinese: uno sponsor sulle stazioni e sulle bici. Qui c'è il pdf per la ricerca delle aziende sostenitrici (che a quanto pare potranno essere più di una). Una opportunità di visibilità che si rivelerà formidabile: la scadenza per le adesioni è fissata al 30 settembre, ma c'è da immaginare una fila di corporation nonostante la crisi.
Il bike-sharing newyorkese infatti diventerà l'icona della nuova mobilità urbana. A New York oltre la metà degli spostamenti urbani medi stanno sotto le due miglia. Il bike-sharing è il migliore strumento in assoluto (certo non quando il cielo manda quelle micidiali nevicate, è chiaro) per questo tipo di spostamenti. L'icona della nuova mobilità, dicevamo. Sì perché nonostante il successo clamoroso in città come Londra, Milano, Barcellona, Lione e Parigi, il bike-sharing non ha ancora avuto quella epopea di visibilità che solo il cinema può conferire. New York è una città cento vole più cinematografica di tutte le altre città citate messe assieme, ne consegue che già a partire dal 2012 decine e decine saranno film e telefilm ad immortalare questo nuovo e impareggiabile modo di spostarsi in città.

E le città che ne saranno sprovviste faranno la figura di grandi megalopoli del sottosviluppo.

Altra curiosità che dimostra quanto l'amministrazione Bloomberg (uh, toh, un sindaco di destra...) tenga al progetto: sul sito dell'assessorato alla mobilità della città si trova un pratico programma (spiegato anche nel video sopra e raggiungibile qui) per suggerire dove collocare le 600 stazioni. La scelta finale avverrà tenendo conto delle indicazioni dei cittadini.

Infine, ecco il sito ufficiale della New York City Bike Share, una iniziativa, ripetiamolo, che non costerà neppure un dollaro alle affaticate casse pubbliche della Grande Mela.

martedì 13 settembre 2011

Tutti i numeri di Torino

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Novità per il ToBike, lo zoppicante bike-sharing torinese che, ormai con 13mila abbonati inizia a farsi largo all'ombra della Mole Antonelliana. ToBike ad oggi ha 60 stazioni. Vi ricorda qualcosa? Già, siamo più o meno sulle dimensioni alle quali si vuole fare arrivare il servizio a Roma dopo il già contestato bando.
Con due differenze. La prima è che Torino, rispetto a Roma, è qualcosa meno di una città minuscola. E dunque le 60 stazioni hanno un peso specifico cinque o dieci volte superiore. La seconda è che a Torino, per la prossima annata, si prevede un raddoppio del servizio: 57 stazioni in più per arrivare a 117.
A Roma, purtroppo, non si prevede niente, salvo 70 goccioline in un oceano sconfinato. Partire da 70 postazioni va bene, ma solo se già si prefigurano i successivi step di sviluppo. Da concordarsi, fin da subito, con la società che vincerà il bando.

giovedì 8 settembre 2011

Davanti al Parlamento e dietro alle loro automobili

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In effetti è inutile chiacchierare, commentare, parlare. Non c'è nulla da dire. Non c'è nulla da aggiungere alla violenza ignobile che palesano le immagini. Il nostro lettore, Massimo Guareschi, semplicemente chiosa: "viene da piangere". E noi, che abbiamo lo stesso identico sentimento, siamo con lui.

martedì 6 settembre 2011

Oggi, su RomaToday si parla di noi e con noi

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Data l'inutilità più marchiana che sta palesando sempre di più la stampa tradizionale, ci fa enorme piacere costatare e affiancare la crescita della piattaforma di RomaToday, inventata da 'quelli' che fecero il successo anni fa di Studenti.it.
Se sapranno orientarsi su un giornalismo da cronaca d'inchiesta, se sapranno sollecitare la tanta, tanta, tanta indignazione che sta montando in molte, molte, molte migliaia di persone stufe di vivere nella città più degradata d'Europa, avranno un gran successo. Sulla scorta di quanto stanno facendo i blog ormai da anni e in contrasto a quanto non possono o non vogliono fare i giornali cartacei.
Intanto, oggi, si parla di bike-sharing in questo articolo.

giovedì 1 settembre 2011

Il bike-sharing che verrà e le polemiche dell'ultim'ora

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Riguardo alle dichiarazioni rilasciate oggi dal Comitato “Di traffico si muore” (noto per non essere mai stato particolarmente appassionato verso il Bike-Sharing e per essersi prodotto durante riunioni pubbliche in affermazioni del tipo “checcefrega del bike-sharing, noi la bicicletta ce l’abbiamo già”… testuale) al Corriere della Sera ci corre l’obbligo di fare qualche precisazione.

E’ vero che l’aliquota di mq di pubblicità contro biciclette può apparire penalizzante, ma forse Di traffico si muore non si è accorto che a Roma la pubblicità esterna una un valore che una frazione di quello che ha in altre città. Da noi i cartelloni, insomma, hanno un valore scarsissimo grazie al fatto, che forse non è chiaro ai “comitati di ciclisti” che pensano solo al loro comparto senza guardare l’organicità della città, che l’amministrazione ha dato il via libera a mafie e abusivi rendendo la città irriconoscibile. Dunque sarà già un miracolo trovare imprenditori seri disposti a sobbarcarsi gli oneri di gestione del servizio in cambio di “soli” 1500mq di pubblicità che saranno aggrediti dalle affissioni abusive, e che saranno immerse in mezzo alla selva di impianti di ogni tipo, forma e colore che tutti i romani conoscono.

L’obbiettivo, peraltro, non dovrebbe essere quello di arrivare a 1500mq contro 1500 biciclette poiché con 1500 biciclette non si va comunque da nessuna parte. L’obbiettivo è avere un servizio proporzionalmente paragonabile a Londra, Milano e Parigi. La polemica poi che raffronta i costi di una assistenza tecnica professionale su biciclette del tutto particolari con, invece, l’assistenza tecnica che sarebbe fornita dalle ciclo officine autogestite di qualche centro sociale non merita neppure risposta.

Ci si augura che Di traffico si muore parli di bike-sharing con maggiore competenza e discernimento. La battaglia da fare, in questo momento, è semmai per capire quali sono i progetti di sviluppo, se si pensa di stare a vita a 850 biciclette, quali saranno e se ci saranno gli step successivi visto che 850 sono un pannicello caldo. Non certo mettendosi a piticcare sui mq di pubblicità e sui costi di manutenzione. E' davvero paradossale che in una città in cui ci sono 300mila impianti pubblicitari abusivi che non danno in cambio nulla alla collettività, si vada a sfruculiare 1500mq che daranno in cambio il bike-sharing. Ma vivete a Roma o dove?

(Su Cartellopoli si stra-consiglia la lettura anche di questo articolo)