venerdì 27 aprile 2012

Ecco perché consideriamo inutile e forse dannosa la manifestazione #salvaiciclisti

Perché, in primis, chi usa la bicicletta non un "ciclista" e bisogna piantare di considerarlo tale. I ciclisti erano Pantani e Gimondi e non sappiamo più chi altro, un cittadino che usa la bicicletta per spostarsi da un posto all'altro della propria città non è un ciclista e non deve essere chiamato "ciclista". Chi prende l'autobus non è un autobussista, chi prende il tram non è un tranviere e chi prende il taxi non è un tassinaro, ma solo un cittadino che sceglie i suoi mezzi di locomozione e ne governa il sapiente mix a seconda delle proprie convenienze.

Convenienze appunto. Quello che occorre fare è non tanto creare ghetti ciclabili dove far scorrazzare i "ciclisti", piuttosto rendere poco conveniente girare con l'auto, per dirne una: meno posti auto gratuiti, più sanzioni, arredo urbano rigido che impedisca la sosta selvaggia, ulteriore aumento del costo della benzina. Perché se le strade diventano normali e le biciclette aumentano in maniera esponenziale saranno ben presto gli utilizzatori delle auto private a doversi guardare da chi si serve della bici, non il contrario. Insomma, non siamo noi la mobilità debole, sono loro. Posso diventarlo loro. Sono loro che dovranno andare a fare le manifestazioni. O che dovranno optare per mezzi di trasporto più adeguati.

Il concetto di "ciclista" è una delle tante mistificazioni delle persone che, in buona fede, cercando di promuovere la ciclabilità, la ghettizzano.

Perché tutte le manifestazioni che individuano una minoranza e la bollano come minoranza-in-difficoltà, hanno come risultato quello di trasformare quel settore in, appunto, una minoranza in difficoltà.

Perché chi scrive usa tutti i giorni la bicicletta pur non essendo un ciclista.

Perché quelli di #salvaiciclisti stanno ancora alla ciclabile del Tevere o alla ciclabile per arrivare a Ostia e fanno tanta, tantissima fatica a capire che le ciclabili vere sono quelle da fare dentro la città, per andare a lavoro o a fare la spesa o a prendere il figlio all'asilo. Quelle da fare al posto della fila di macchine in sosta.

Perché chi promuove #salvaciclisti, dopo aver visto che la faccia di città come Londra e Parigi è cambiata non con le ciclabili della domenica, non con i camion che segnalino con un suono la retromarcia (il primo punto del loro manifesto, ca**o, così stanno!!!), ma con il bike-sharing, beh, dopo tutto questo ancora fanno fatica, tantissima fatica, a capire che l'unica soluzione per rendere ciclabile una città è un massiccio e diffuso schema di bike-sharing.

Ma i #salvaiciclisti questa cosa non la capiscono e non l'hanno mai capita. Perché loro considerano la bicicletta non un mezzo per spostarsi, ma un vessillo ideologico. Ideologia ambientalista, non sappiamo, fate voi. Ideologia che non ci appartiene: consideriamo la bicicletta lo strumento più efficace, utile, economico per spostarsi in città sotto un certo kilometraggio. Fine. Non siamo ciclisti e crediamo che non ci debba essere nessuno che ci venga a salvare. Piuttosto dovrebbero salvare quegli idioti, incivili e ridicoli cittadini che si ostinano a usare l'auto quando potrebbero farne a meno. Dilapidandoci sopra fegato e stipendio. Quelli sì, che sono da salvare...


DESIDERIAMO SOLO CHE UTILIZZARE LA BICICLETTA, QUANDO CONVIENE E DUNQUE QUASI SEMPRE IN CITTA', DIVENTI UNA ROBA NORMALE, DA FARE NON PER IDEOLOGIA O PER SCELTA POLITICA, MA PER NECESSITA' E TORNACONTO PERSONALE (SI, TORNACONTO PERSONALE PERCHE' FA RISPARMIARE SOLDI E FA STARE IN FORMA E EVITA LO STRESS DEL PARCHEGGIO, PER ESEMPIO). DESIDERIAMO CHE LA CICLABILITA' SIA UNA COSA DA AFFERMARE E IMPORRE PERCHE' E' OVVIO CHE SIA COSI'. NATURALE CHE SIA COSI'. UNA COSA DA FARE PUNTO E BASTA, NON UN PANDA DA SALVARE DALL'ESTINZIONE.

33 commenti:

@Fcupellini ha detto...

Io sostengo #salvaiciclisti.
Mi definisco un ciclista perchè uso la bicicletta.
#salvaiciclisti non propone di ghettizzare il traffico ciclabile.
E il primo punto del manifesto non sono i suoni per i camion che vanno in retromarcia, ma di barre laterali di sicurezza e sensori per la scolta per evitare tragedie come questa http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_febbraio_17/ciclista-travolto-camion-muore-piazza-belfanti-1903322388711.shtml

Riccardo ha detto...

Guarda questa volta non posso darti ragione al 100%. Anch'io credo che la manifestazione non cambierà molto e non porrà l'attenzione sulla mobilità ciclistica, tant'è che nasce per la sicurezza dei ciclisti. Il movimento inoltre è originario di un paese molto più civile del nostro (Inghilterra), dove (immagino) i ciclisti (o ciclomobilisti) avevano bisogno di maggior sicurezza. Il nostro problema è che manca il substrato presente altrove, ma non dimenticarti che la ciclabile fino ad Ostia (magari sulla Colombo) è un opera che permetterebbe a moltissimi residenti di usare la bici per muoversi in sicurezza fra quartieri molto popolosi ma completamente isolati fra loro. Inoltre le istituzioni di zone 30, unite alla possibilità per le bici di imboccare contromano le strade a senso unico mi sembra un grande vantaggio per i ciclomobilisti, no? Concludo ricordando che l'Olanda è diventata quella che è oggi sia grazie alla crisi petrolifera, sia grazie a movimenti sorti per la sicurezza dei pedoni, dei ciclisti e dei bambini, chissà che non si ripeta tutto ciò anche nella città di ladri di biciclette ;)

Massimiliano Tonelli ha detto...

Quindi quando per spostarti utilizzi l'aereo ti definisci come? Pilota? Anche io uso tutti i giorni la bici per andare a lavoro, ma proprio definirmi ciclista non m'è mai passato per l'anticamera...

amicoinviaggio ha detto...

Quanti ignoranza e disinformazione da parte di chi ha scritto questo articolo. Fa sorridere. Ma soprattutto, ripeto, quanta disinformazione!

Proprio pochi giorni fa è uscito sul Fatto Quotidiano un articolo dal titolo "Non chiamateci ciclisti" perché appunto ci consideriamo dei cittadini in bicicletta, non ciclisti. Ma ora ci vogliamo fossilizzare sul nome? Vuoi dire che la campagna è inutile e dannosa perché ha un nome troppo generica?

E soprattutto, se avessi avuto un briciolo di umiltà ad informarti avresti scoperto che le soluzioni che tu hai proposto per incentivare la mobilità ciclabile coincidono in gran parte con le nostre. Ovvero non solo piste ciclabili ma moderazione del traffico, zone 30, ecc...

Senti, confessami una cosa dai, ma della campagna #salvaiciclisti, hai letto qualcosa o hai solo visto le figure? :)

Massimiliano Tonelli ha detto...

A parte che le parole sono importanti. Molto importanti. E non c'è da salvare nessuno, tantomeno i ciclisti visto che i cittadini che usano la bicicletta non sono certo ciclisti, ma sono impiegati, insegnanti, giornalisti, professionisti. Cosa c'entrano i ciclisti? E perché sarebbe necessario salvarli? Perché ogni tanto ne muore qualcuno ammazzato? Beh, molto meno dei pedoni. E anche meno degli automobilisti. O degli scooteristi o "piloti", per utilizzare la vostra terminologia, di motorini.

Ovviamente i nomi sono solo una parte del problema. Il grosso del problema sono i temi e i programmi.

La città può cambiare faccia con le ciclabili leggere (sufficiente spostare le auto in sosta creando una intercapedine -si fa a Bologna e a Parigi, per dire- tra sosta e ciglio del marciapiede. Nell'intercapedine passano le bici. La carreggiata finalmente si riduce impedendo la doppia fila.

La città può cambiare con il bike-sharing come sono cambiate tutte quelle città europee (Barcellona, Lione, Parigi, Londra, Milano) che fino a ieri si pensavano disegnate a misura di auto e che invece, come per magia, sono diventati paradisi ciclabili.

Due provvedimenti a costo zero (anzi il bike-sharing, se fatto con coraggio e non dando retta alla micidiale camorra dei cartellonari romani, fa guadagnare l'amministrazione come accade nella capitale francese): basterebbe chiedere quelli.

Invece di patetiche minchiate come il contributo Anas del due percento e troiate simili che servono solo a far percepire la ciclabilità come problema per poche migliaia di scalmanati fuori dal mondo.

Tom ha detto...

D'accordo con Tonelli, la citta' puo' cambiare con il bikesharing, penalizzando le auto, senza ideologia. In questo spirito partecipo alla manifestazione oggi e vado in bici normalmente in citta'

amicoinviaggio ha detto...

Comunque va bene, rimanete pure qua a disquisire di bike sharing, di nomi e nomignoli. Noi oggi andiamo in strada a mandare un segnale forte. Non ci sarete? Peggio per voi, non potrete dire di aver contribuito minimamente al cambiamento.

Invece senti, mi raccomando, continua a scrivere articoli utilissimi come questi eh, ti prego continua su questa linea perché tu si che cambierai le cose! Stando in un angolo a borbottare.

Che sconforto!

Massimiliano Tonelli ha detto...

A dire il vero fa sconforto chi utilizza il grimaldello della bici per scendere in piazza a far folklore. Come se fosse uno squalliderrimo gay pride. Io invece di stare in un angolo a borbottare in piazza con la bici ci scendo: tutte le mattine per andare a lavoro, non per far teatrini.

Horus ha detto...

Quindi quando per spostarti utilizzi l'aereo ti definisci come? Pilota? Anche io uso tutti i giorni la bici per andare a lavoro, ma proprio definirmi ciclista non m'è mai passato per l'anticamera...

Fammi capire, quando usi la macchina invece cosa dici: che sei un automobilista o una persona che utilizza una mezzo di trasporto a motore su quattro ruote?

Senza offesa, ma prima di fare l'esegesi di una parola sarebbe quantomeno consigliato l'uso di un dizionario della lingua italiana, secondo cui, incredibile a dirsi, il ciclista è colui che va in bicicletta.

Insomma, la frase "Perché chi scrive usa tutti i giorni la bicicletta pur non essendo un ciclista" è una palese contraddizione in termini, e in un certo senso non può non rilevarsi il paradosso posto alla base dell'intero articolo, che da una parte critica il sensazionalismo della manifestazione, dall'altro usa un argomento dialettico, oggettivamente erroneo, per giungere allo stesso risultato.

Quanto al discorso del bike sharing, può essere utile, ma pensare che l'uso massiccio delle biciclette sia la sua logica conseguenza fa un po' ridere. Le persone non usano la bicicletta per tante ragioni, e l'assenza del bike sharing è proprio l'ultimo dei problemi, tanto che è sufficiente andare in città come Ferrara o nel Veneto (dove ci sono tanti ciclisti e in pratica zero bike sharing) per vedere persone che vanno al lavoro, e più in generale si spostano, con l'ausilio delle proprie biciclette.

p.s.

A conferma di quanto detto, io amo andare in bici, ma non ci sono mai andato al lavoro, semplicemente perché non posso, e ti dico senza problema che se anche potessi non ci andrei, perché so cosa significa andare in giro con la bicicletta nei giorni feriali, e, senza offesa, il bike sharing non cambia in alcun modo questa realtà.

ciclista ha detto...

Facciamoci del male da soli allora. Una polemica sul nulla. Complimenti per le considerazioni barocche su cosa è un ciclista e cosa no, tutte cose che fanno bene al dialogo con gli automobilisti (scusate, non ho specificato cos'è un automobilista). Dico, dov'è l'ideologia nella richiesta sacrosanta di non farsi arrotare dal tassista, dall'autobussista, dal bacarozzo de fero? E poi, se il teatrino, come qualcuno definisce spregevolmente una semplice manifestazione, può aiutare me e mio figlio ad andare più sicuri in bici quando ci muoviamo in bici tutti i giorni, allora che si faccia il teatrino. Mi spiace per le parole di questo blog.

Massimiliano Tonelli ha detto...

Come vedete i commenti dei "ciclisti", rigorosamente anonimi, chissà perché, come Horus, confermano tutte i nostri appunti. Sono gente che conosidera la bicicletta un vessillo ideologico da usare, tuttavia, solo il finesettimana, per andare a pigliare il sole e fare una sgambatina: il resto della settimana si va in maghina!

Non c'è niente da fare, loro la pensano così e non li smuovi. E' tipico loro, poi, confrontare le mele con le pere come solo i veri rincojoniti fanno. Invece di raffrontare la nostra metropoli con Londra, Parigi o New York (dove quest'estate l'arrivo di un clamoroso bike-sharing scheme rivoluzionerà tutta Manhattan), la paragonano con Padova e Ferrara, paciose cittadotte pianeggianti di provincia, dove la bicicletta, per spostarsi, si usa prima ancora che fosse stata inventata. I commenti di questa gente, che è il primo ostacolo ad una diffusione di una mobilità sostenibile nella nostra città, si commentano da soli.

Non capiscono che l'unico modo per rendere ciclabile una città -non un paesone di 100 mila abitanti come Ferrara - è il bike-sharing. Così hanno fatto in tutto il mondo. Quando lo capiranno, sarà troppo tardi. Poveri loro. Poveri noi.

Anonimo ha detto...

Sono un ciclista a tutto tondo, uso la bici per spostarmi e la bici da corsa nei fine settimana. non ho alcun problema a definirmi tale, non sono assolutamente d'accordo con l'articolo, scritto tra l'altro da chi, evidentemente, è abbastanza lontano dal mondo della bicicletta reale.

Massimiliano Tonelli ha detto...

Mah veramente chi ha scritto l'articolo si sposta praticamente solo in bici. A lavoro vado in bici. Vado a Parigi, Londra o Milano per lavoro e mi sposto in bici. Non so quante volte sono andato a Londra, ma non sono mai sceso sotto la metro: solo bici, grazie al bike-sharing.

Cosa significa "mondo della bici"??? E' una filosofia? Se lo è, ce ne fottiamo allegramente. Chi ogni giorno prende il treno per pendolare da casa al lavoro deve essere vicino al "mondo dei treni"? Vi rendete conto che questo genere di puttanate danneggiano chi, semplicemente, vuole spostarsi nella maniera più comoda, economica e conveniente in città trasformando questo in un hobby, una ideologia, un fronte di battaglia?

Ce ne freghiamo del "mondo della bici", tenetevelo per voi.

Anonimo ha detto...

...così come non vedo strano definire automobilista uno che si sposta in automobile, camionista chi guida un camion ecc..
questo è il classico articolo tipico di un certo "giornalettismo" tipico di certi blog, ma...

Anonimo ha detto...

Il camionista che guida il camion sta facendo IL SUO LAVORO, è da lì che tira fuori lo stipendio. Il cittadino che usa una bici (meglio se non sua, ma condivisa con altri come accade a Parigi o altrove) non sta facendo il suo lavoro pedalando.

La cosa tristissima di questo articolo è solo una: che tonelli ha ragione da vendere.

Anonimo ha detto...

che argomentazioni!!

bah...

Fabrizio Vienna ha detto...

ho l'impressione che si stia a tutti i costi cercando di trovare punti di attrito che non ci sono. A quale scopo non lo so.
Pensa che invece seguendo con attenzione tutta la preparazione dell'evento e ascoltando adesso la diretta (perchè sono a vienna), ho apprezzato con quanta attenzione e con che frequenza l'organizzazione tenga a puntualizzare come questa sia una manifestazione per città migliori e cittadini piu' felici. Non solo per i ciclisti.
Se la funzione del post è quella provovatoria ma utile di focalizzare l'attenzione sul fatto che problema è la mobilità in generale non solo la bicicletta, ok. Altrimenti, mi sembra una polemica sterile. passo e chiudo

Massimiliano Tonelli ha detto...

Visto che ascolti la diretta, qualcuno ha detto che l'unica cosa che può trasformare Roma in una città ciclabile è un vastissimo schema di bike-sharing? O non l'hanno detto?

Fabrizio Vienna ha detto...

Non saprei. Direi che a rigor di logica il Bike sharing (che tu ed anche io usiamo regolarmento) ha molto piu' senso e successo di raggiungere anche i piu' scettici se calato in un contesto icon un minimo di ciclabili e zone trenta. Le due cose possono anche andare di paripasso nutrendosi l'una dell'altra.
Perchè?

Alessandro ha detto...

Ho appena visto "In Onda" su La7 e mi tocca dar ragione a Massimiliano Tonelli. Certi ciclisti hanno una visione ideologica e poco pratica.

#Salvaciclisti doveva parlare di sicurezza stradale ed ha finito per parlare, in tv, di modello produttivo e aerei militari.
Ma stiamo scherzando?
Roba da matti...

Massimiliano Tonelli ha detto...

Tipico. E hanno tirato fuori pure le autoblu. Sono specializzati. Con questi qui il quoziente di ciclabilità delle nostre città rimarrà questo. A vita. Non una parola sulla sosta selvaggia, sulla necessità di piste ciclabili in centro, al posto delle auto, di bike-sharing. Secondo loro la bici è uno stile di vita, secondo noi è un modo di spostarsi. Il migliore sotto un tot di chilometri. Fine.

Alessandro ha detto...

Appunto Massimiliano, e lo scrivo io che ho supportato l'iniziativa fin dall'inizio: era pura perché ripresa dal modello britannico che era privo di queste storture.

Per fortuna sono influenzato e pieno di dolori muscolari, altrimenti sarei pure andato alla manifestazione. E dopo, con queste perle televisive, me ne sarei amaramente pentito.

Massimiliano Tonelli ha detto...

Ma nessuno mette in dubbio la buona fede e la purezza, è solo un problema di strategia. Continuando a sbagliare strategia non si va da nessuna parte. Anzi si torna indietro.

Anonimo ha detto...

Questa e una polemica veramente inutile per dividere il pubblico su un punto a cui non si puo che essere d'accordo cioe che se vai in bicicletta per lavoro o non, hai il diritto di non essere ucciso o minacciato da automobilisti e motociclisti vari, anche se non dovremmo chiamarli cosi perche a loro volta non guidano questi mezzi per professione. Veramente che polemica sciocca. Io ho il sospetto che fate queste polemiche solo perche, alla fine, vi da fastidio ogni forma di protesta dei cittadini. Trovo impossibile oltretutto che queste manifestazioi abbiano qualsiasi ripercussione negativa, ma anzi in questa maniera i nostri governantucoli possono vedere che il problema e sentito da una grande parte della popolazione.

Anonimo ha detto...

sono stato alla manifestazione e sono contento di aver aderito.
contento perchè con l'occasione ho sperimentato un percorso "abbastanza" protetto e più corto x andare in ufficio. contento perchè c'era tanta gente in bici e nessuno dei turisti si lamentava. contento perchè quando sono arrivato via dei fori imperiali era tutta un rumore di mezzi a motore, e quando sono andato via sotto al colosseo sentivo solo il rumore della mia catena e il brusio della gente. non capisco il senso di questo articolo. per me non è una questione di definizioni, e le istanze di salvaciclisti e di bikesharing roma possono convivere senza farsi la guerra.

Biciclettista ha detto...

Chi va in auto è un automobilista.
Chi va in moto è un motociclista.
Chi va in bici è un...

Ecco perchè questo articolo è inutile, e forse anche dannoso per la tua immagine.

Anonimo ha detto...

leggo che "quelli di #salvaiciclisti stanno ancora alla ciclabile del Tevere o alla ciclabile per arrivare a Ostia e fanno tanta, tantissima fatica a capire che le ciclabili vere sono quelle da fare dentro la città, per andare a lavoro o a fare la spesa o a prendere il figlio all'asilo. Quelle da fare al posto della fila di macchine in sosta". Strano direi, la campagna #salviciclisti, come anche FIAB (che ci sta dentro convinta) si occupa proprio di bici nella mobilità urbana e solo al margine delle gite fuori porta. E aggiungo che la pressione, il manifestare, e poi i negoziati (faticosi) possono portare ad un cambiamento.
Valerio

William Maddler ha detto...

Peccato vedere quanta poca voglia di comprendere chi e` diverso.
Hai fatto anche tu l'errore di tanti: non (voler?) comprendere che la manifestazione del 28 non era SOLO per chi usa la bici, SOLO per i ciclisti, SOLO per questo o SOLO per quello. La manifestazione era ANCHE per chi non pedala (come me) e si muove a piedi.
Non esiste LA soluzione, o di certo non l'abbiamo noi. Esistono LE soluzioni e I percorsi che ciascuno di noi puo` percorrere. Tutti pero` portano ad una soluzione comune: una citta` con una mobilita` diversa e non incentrata sull'automobile.
Peccato, quindi, vedere tanto astio ingiustificato che, sinceramente, mi sembra essere piu` una strenua difesa delle proprie posizioni che un'apertura a chi, in fin dei conti, condivide o dovrebbe condividere uno scopo molto simile al tuo: una citta` piu` vivibile.
Peccato tu sabato fossi troppo impegnato nelle tue cose. Ma noi, in fin dei conti, siamo felici anche cosi`.

kykz ha detto...

Non sono d'accordo con questa interpretazione. Quello che penso della manifestazione l'ho scritto qui https://www.facebook.com/notes/francesca-baliva/chi-se-la-prende-coi-tutinati-in-bicicletta/10150819752530359

In ogni caso, due cose al volo: 1) d'accordissimo sull'utilità del bike sharing, ma l'utilizzo principale secondo me deve essere per i turisti - non si può puntare solo sul bike sharing ma incoraggiare chi la bici ce l'ha.
2) le priorità sono state per chi usa la bici in città, non certo per chi ci va a Ostia o per la ciclabile del Tevere (ciclabile davvero inutile, allunga i tempi ed è sommersa dall'acqua la maggior parte dell'anno)

Davide Sacquegna ha detto...

Commento la seguente frase: "Perché quelli di #salvaiciclisti stanno ancora alla ciclabile del Tevere o alla ciclabile per arrivare a Ostia e fanno tanta, tantissima fatica a capire che le ciclabili vere sono quelle da fare dentro la città, per andare a lavoro o a fare la spesa o a prendere il figlio all'asilo". La domanda sorge spontanea: ma chi le ha detto queste fesserie? Con chi ha parlato? Quale Salvaciclisti romano ha mai affermato che le ciclabili da fare non sono dentro la città? Quale Salvaciclisti ha detto che i ciclisti si debbano ghettizzare? Salvaiciclisti dice l'esatto contrario di quanto lei afferma. Prima di scrivere tali stupidaggini si informi, chieda, e citi nome e cognome di chi le ha rilasciato le dichiarazioni da cui deduce i suoi giudizi. Grazie.

Davide Sacquegna ha detto...

Commento il primo punto... mi limito a citare il dizionario Sabatini Coletti (uno dei più autorevoli dizionari della lingua italiana): ciclista
[ci-clì-sta] s.m. e f. (pl.m. -sti)
1 Chi va in bicicletta
2 Chi pratica il ciclismo
• In funzione di agg., che va in bicicletta

Prima di fare ardite affermazioni sul significato di una parola, si informi, legga i dizionari. Non ha neanche bisogno di comprarli, li trova online a costo zero. E legga qualche libro ogni tanto, ché ne ha davvero bisogno.

salvomestessoepoipureiciclisti ha detto...

Tonelli, complimenti per il suo post. Soprattutto perchè è riuscito a catalizzare l'attenzione dei lettori sfruttando semplici escamotages.
Io sono un ciclista. Di quelli che prendono la bici quando vogliono, sanno di risparmiare, sanno che pedalare non inquina, sono a conoscenza dell'utilità di qualsiasi tipo di manifestazione (se supportata da contenuti) e adorano sentirsi parte del mondo. Lei fa benissimo a esprimere la sua opinione e gli altri fanno benissimo a risponderle. Secondo me l'unica differenza tra lei e #salvaiciclisti è che lei scende in strada tutti i giorni e tiene per sé quello che prova pedalando (e quello che desidera accada grazie alle sue scelte) mentre chi è sceso in piazza ha deciso di condividere, ognuno con le proprie idee, un momento di riflessione importante rispetto all'andamento della società. Ognuno ha deciso di aderire per le proprie convinzioni, nessuno mi ha catechizzato, per esempio. Odio gli estremisti freakkettoni, odio gli stronzetti/oni che pur di litigare con un automobilista fermerebbero il traffico piuttosto che divulgare il proprio pensiero, odio chi manca di rispetto e odio tutti quelli che esprimono odio pur avendo il potenziale di raccontare le proprie ragioni su un blog, in piazza o nelle scuole, per esempio. C'è tanta gente che si occupa di spiegare cosa c'è dietro ad alcune scelte, come potrebbero cambiare le nostre città, come potremmo cambiare noi. E c'è chi decide di scrivere un post provocatorio, per guadagnare lettori, o chi opta per organizzare una campagna, per gridare le proprie ragioni. Che differenza c'è tra lei e #salvaiciclisti?

Ps: prima di veder corretti eventuali strafalcioni, raccomando ai noiosissimi puristi della lingua e ai censori da blog di leggermi semplicemente, senza tensione. Non sono qui per polemizzare. Ma per dire.

Pps: Signor Tonelli, decido di non firmarmi solo perchè c'è la possibilità di non farlo. E fa gioco a entrambi.

Massimiliano Tonelli ha detto...

Come si fa a dire che mi tengo le cose per me quando sono stato il primo ad aprire un seguito blog sull'argomento? Mah... Strani forte siete...