lunedì 7 ottobre 2013

Ignazio Marino, Guido Improta e l'eccessiva fretta nell'avere un nuovo bike-sharing a Roma. Sarà buona consigliera?

2 commenti
Ieri il sindaco Ignazio Marino si è recato a Ostia, con il treno e in bici a inaugurare un nuovo progetto di pedonalizzazione del Lungomuro, ops, del Lungomare. Bene. Meno bene le dichiarazioni che in quella circostanza sono state diramate sul bike-sharing.
Si confermano insomma le voci che vogliono il Sindaco molto, anzi troppo, premuroso nel far partire il bike-sharing subito all'inizio del prossimo anno. 

Dovremmo essere contenti, contentissimi: per come la mette il Sindaco a gennaio si dovrebbero iniziare a installare 80 stazioni per un totale di quasi 1000 biciclette. Peccato tuttavia che la cosa presenti dei contorni di grande pericolo. In primis 80 stazioni non sono un bike-sharing per un territorio come Roma, sono una azione pubblicitaria. E' come dire che si pedonalizzano i Fori Imperiali e poi chiunque può transitarvi in auto. 80 stazioni non bastano, insomma, e il bike-sharing romano, se si vogliono fare le cose come si deve e non come le fece Veltroni e, ancora peggio, Alemanno, deve partire con un programma di sviluppo che può avere anche uno start a 80 stazioni, ma poi deve procedere a fasi di ampliamento rapide e successive che portino il servizio ben oltre al centro storico (con 80 stazioni si riesce a fatica a coprire il I Municipio): di questo programma non appare esserci spazio. Anche perché deve essere in nuce, deve essere pronto all'inizio, perché deve essere poi sviluppato dalla stessa ditta che gestirà il servizio. 

Ecco, appunto, la ditta. Come verrà selezionata. A quanto ci risulta, per fortuna, Guido Improta non è più sulle posizioni, indifendibili, che aveva palesato la scorsa estate. Quando apparve essere favorevole ad un'irricevibile offerta di alcune ditte pubblicitarie romane (evitiamo gli aggettivi...) che per salvarsi il fondoschiena (nel 2014 le loro concessioni devono spirare e si deve finalmente procedere a dei regolari bandi pubblici che mettano una volta per tutte la parola fine allo scandalo-Cartellopoli romano), per salvarsi il fondoschiena, dicevamo, avevano proposto di regalare all'amministrazione un pateracchio di bike-sharing pur di mantenere i loro impianti sul territorio. E' ovvio che il bike-sharing non si fa così ed è ovvio che il bike-sharing a Roma lo possono fare solo (solo!) le società che fanno i grandi bike-sharing nel mondo. I modelli, anche tecnologici, sono tre: o quello di Barcellona e Milano, quello di Parigi e Lione, quello di New York e Londra. Non ci sono altre alternative all'altezza. Ma, con questa fretta ma come ora cattiva consigliera, come si farà a fare un bando serio che contempli anche i cambiamenti nel comparto delle affissioni che dovranno essere rivoluzionate nei prossimi mesi?  Il bike-sharing deve, dovrebbe, andare insieme alla riforma dell'advertising outdoor e dunque di pari passo, con questa accelerazione si separeranno i destini delle due.

Staremo a vedere, ma si rischia di infilarsi in un vicolo cieco. L'optimum, invece, sarebbe aspettare la fine del 2014 e inserire un ampio schema di bike-sharing dentro al bando per la cartellonistica per legare le sorti dei due comparti. Il rischio è fare qualcosa che non sia efficace, che dunque non sia rispettato ne dagli utenti ne dalla volgarità degli automobilisti. E già sarà difficilissimo convincerli che non possono posteggiare più dentro le stazioni...