martedì 19 maggio 2015

Chi rema contro il bike-sharing? Una lettera di Vas all'Agenzia per la Mobilità

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Il 6 aprile 2015 su Vasroma.it è stato pubblicato un articolo dal titolo “VAS sollecita la pianificazione delle ciclostazioni per il bando di gara relativo al sevizio di Bike Sharing”, che riportava il messaggio di posta elettronica anche certificata, indirizzato all’Assessore ai Trasporti ed alla Mobilità, Guido Improta, ed al Presidente ed Amministratore Delegato della Agenzia per la Mobilità, Carlo Maria Medaglia.(http://www.vasroma.it/vas-sollecita-la-pianificazione-delle-ciclostazioni-per-il-bando-di-gara-relativo-al-sevizio-di-bike-sharing/#more-18182) 
Non avendo ricevuto nessuna risposta a distanza di ormai quasi un mese e mezzo, mi sono visto costretto a trasmettere il seguente messaggi odi posta elettronica, anche certificata, direttamente alla Agenzia per la Mobilità e solo per conoscenza all’Assessorato ai Trasporti ed alla Mobilità ed all’Assessorato per Roma Produttiva.
———- Messaggio inoltrato ———-
Date: 17 maggio 2015 11:24
Oggetto: Re: Pianificazione delle ciclostazioni per il bando di gara relativo al sevizio di Bike Sharing
A: mobilita@comune.roma.it
Cc: “Marta.leonori@comune.roma.it” , “romaproduttiva@comune.roma.it” , assessoratomobilita@comune.roma.it 
Con riferimento al messaggio di posta elettronica sotto riportato debbo lamentare che, malgrado l’obbligo di risposta prescritto dall’art. 2 della legge n. 241/1990, a distanza ormai di quasi un mese e mezzo non c’è stato alcun seguito al di fuori dell’invito della direttrice del Dipartimento Mobilità Annamaria Graziano a comunicare direttamente al sottoscritto l’esito delle valutazioni in merito di rispettiva competenza. 
In questo frattempo ho potuto accertare che in un comunicato del 2 febbraio 2015 l’Agenzia per la Mobilità ha precisato a BiciRoma di aver “portato avanti un lavoro di progettazione che produrrà i suoi frutti nell’anno in corso”  e che riguarda fra l’altro il “Bike sharing (220 stazioni e 4mila biciclette su tutti i Municipi) con il posizionamento già condiviso con gli enti territoriali”.
Il suddetto comunicato non mi sembra in sintonia con gli 8.000 mq. di superficie espositiva pubblicitaria che la Giunta Capitolina ha deciso di concedere come corrispettivo per un servizio di Bike Sharing che dovrebbe essere quanto meno di 350 stazioni e non certo di 220 stazioni. 
So che spetta all’Agenzia per la Mobilità la stesura del bando di gara per assegnare la gestione decennale di un servizio di Bike Sharing che inizialmente potrebbe riguardare anche un numero minore di ciclostazioni, presumibilmente proprio 220 stazioni, per le quali il corrispettivo in termini di superficie espositiva pubblicitaria sarà sicuramente inferiore agli 8.000 mq. stabiliti dalla Giunta Capitolina (presumibilmente 6.000 mq. circa). 
Ma ciò non esime comunque l’Agenzia per la Mobilità dall’obbligo di pianificare tutte e 350 le ciclostazioni previste dal PGTU proprio per avere “a regime” (anche in prospettiva della gestione del servizio per i decenni successivi al primo) una perfetta corrispondenza con la pianificazione complessiva degli 8.000 mq. di superficie espositiva pubblicitaria, che spetta alla S.p.A. “Aequa Roma” distribuire nei 15 Piani di Localizzazione. 
Si sollecita in conclusione l’Agenzia per la Mobilità a pianificare da un lato tutte le ciclostazioni del servizio di Bike Sharing previste dal PGTU e non soltanto una parte di esse, predisponendo dall’altro lato un bando di gara per l’assegnazione della gestione del minor numero di ciclostazioni che la Giunta Capitolina riterrà di mettere in funzione per il primo decennio. 
Si rimane in attesa di un cortese riscontro, che si richiede ai sensi degli artt. 2, 3 e 9 della legge n. 241/1990. 
Un cordiale saluto. 
Dott. Arch. Rodolfo Bosi
Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione ambientalista “Verdi Ambiente e Società” (VAS)

lunedì 16 marzo 2015

Subito il bike-sharing per il Giubileo 2016. Ecco il Comunicato del Coordinamento Roma Ciclabile

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Subito il bikesharing per il Giubileo

Con il Giubileo annunciato da Papa Francesco, l’amministrazione di Roma Capitale ha dichiarato di voler puntare alla mobilità sostenibile per accogliere i pellegrini e consentirgli di muoversi più facilmente nella città. Ci sembra molto positivo utilizzare i grandi eventi per dotare tutta la città, anche oltre i grandi eventi, delle condizioni necessarie per cambiare profondamente le attuali forme di mobilità.
Oltre alle pedonalizzazioni e ai percorsi sicuri per le biciclette (compresa la via Francigena), l’altro grande servizio che, se realizzato in tempo, potrebbe portare un contributo decisivo per gestire in modo sostenibile il grande incremento di flussi previsto, è il bikesharing. E’ già previsto nel PGTU, sono state poste le condizioni finanziarie per la sua realizzazione con la riforma del PRIP, riteniamo strategico che la sua realizzazione, prevista entro il prossimo anno, venga anticipata entro l’apertura del Giubileo prevista per l’8 dicembre di quest’anno. Con la rete prevista di 300/350 stazioni. Sarebbe un grande segnale di efficienza e attenzione per tutta la città.

Coordinamento roma ciclabile

lunedì 6 ottobre 2014

Il bike-sharing romano torna su Striscia La Notizia. E questa volta Guido Improta lo promette per primavera 2015. GIà, ma quale bike-sharing promette?

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Lode a Striscia La Notizia che periodicamente torna sullo scandalo assoluto del bike-sharing romano. Il video è qui e fa il paio con quello della scorsa primavera, che ritrovate qui indietro di qualche post, che ebbe come protagonista Marino. Marino ha deciso di non presentarsi ed ha mandato avanti Guido Improta il quale ha promesso un bike-sharing per la prossima primavera. Chissà a cosa si riferisce Improta. Ad un bike-sharing serio e vero che si potrebbe fare - ecco la novità rispetto allo scorso maggio - a seguito dell'approvazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari dedicando a questo non più del 6% dei cartelloni? O al ridicolo e patetico bike-sharing a pedalata assistita, poche stazioncine totalmente inutili di cui oggi stesso si sono aperte le offerte della gara? In questo secondo caso l'intervento di Striscia sarà necessario anche la prossima primavera...

venerdì 16 maggio 2014

La vergogna assoluta del bike-sharing romano torna su Striscia La Notizia. Ecco il video

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Il video è qui, ma nessuno, nel video, ha spiegato che il bike-sharing a Roma lo avremo solo quando avremo sistemato il settore della cartellonistica. Il sindaco, tuttavia, lo sa perfettamente. 

giovedì 27 febbraio 2014

I tre modi per finanziare un bike-sharing, le grandi opportunità del Comune di Roma e i tentativi di depistaggio

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Da qualche tempo alcune ditte cartellonare, essendosi sentite molto attaccate da blog, Facebook e Twitter dei comitati che cercano di liberare Roma da questo cancro, hanno tentato la carta di venire sul territorio dei blogger e dei cittadini aprendo siti e profili sui social network. E' il caso di "Esterniamo" che da un po' di mesi sproloquia senza sosta cercando di spiegarci che la situazione romana va bene così, che non si possono fare i bandi per la cartellonistica, che Parigi, Madrid, Londra e New York fanno schifo mentre Roma è perfetta e nulla può e deve cambiare compresa la presenza di centinaia di ditte operanti in un settore - le affissioni appunto - ove in tutte le città europee ci sono al massimo tre o quattro operatori.

Ora Esterniamo arriva anche a parlare di bike-sharing (ecco perché ce ne occupiamo) cercando di mettere in cattiva luce la possibilità (pensate a Milano, a Parigi ecc) di avere biciclette in condivisione pagandole con la pubblicità esterna. Ma in questo articolo i cartellonari di Esterniamo si tradiscono da soli. 

Diciamolo subito: ogni cosa che dice l’autore è esatta. E’ una ricostruzione perfetta di come non funzioni il bike sharing finanziato dalle sponsorizzazioni. Si badi, dalle sponsorizzazioni, non dalla pubblicità in conto terzi nel lungo periodo (sono due modelli di business completamente alternativi che nell’articolo vengono grossolanamente uniti nel tentativo di buttarla in caciara e raccontarci la favoletta che altrove è tutto brutto mentre Roma, nel suo caos cartellonaro che non ha aggettivi, è meglio di altri posti).


Ma ribadiamo. Una città può finanziare il bike sharing attraverso 3 modelli:

  1. Se lo compra con soldi attinti dal bilancio (come vorrebbe fare Roma secondo l’ultimo PGTU con le sue 80 ridicole stazioni)
  2. Lo finanzia con le sponsorizzazioni (in questo caso il servizio è gestito dal Comune in proprio oppure attraverso un fornitore esterno del servizio, e i costi complessivi sono ribaltati, in tutto o in parte, sullo sponsor, come nel caso di Barclay a Londra)
  3. Lo finanzia in cambio dell’assegnazione di mq di pubblicità collocata in appositi impianti per l’intera durata del servizio (in questo caso il servizio bike-sharing è completamente fornito e gestito dalla ditta che ha vinto l’appalto che, in cambio, ottiene la gestione della pubblicità: è il modello di Milano e, più in grande, di Parigi).

Tralasciando il n.1, il modello che si è dimostrato nei fatti il più efficiente è il n.3. Infatti:

  • Il Comune, assegnando l’appalto secondo il modello 3, ottiene che l’azienda aggiudicataria garantisca un perfetto livello di esecuzione del servizio per l’intera durata dell’appalto (da 10 a 20 anni), attraverso gli SLA definiti in capitolato.  Se non lo fa scattano penali sino alla risoluzione del contratto. In questo modo il progetto è realmente a costo zero per il Comune e il dimensionamento del servizio (n° di stazioni, di bici...) lo sceglie il Comune che, in sede di definizione del PRIP (non dopo!), stabilisce cosa vuole fare: quante stazioni voglio? In base a quello, posso destinare nel PRIP il numero di mq di pubblicità necessari al loro finanziamento. E’ la straordinaria occasione che ha Roma oggi, di poter con la nuova legislatura ripartire da zero con un PRIP progettato ad hoc non solo per il bike-sharing ma per tutti i servizi che abbiamo mille volte ripetuto: arredo urbano, mappe, toilette, segnaletica. Tutte cose che a Roma servono come il pane e che una sana pubblicità esterna gestita da ditte diverse dagli attuali criminali potrebbe garantire.

  • Il modello n.2 basato sulle sponsorizzazioni è debole per i seguenti motivi:
    • Il guadagno derivante dalla sponsorizzazione è certo solo nei primi anni, quando si sottoscrive il contratto con il primo sponsor, poi è aleatorio perché dipende dagli sponsor successivi.
    • Questo significa che se al termine del contratto con il primo sponsor non ne trovo un altro che mi garantisce la copertura dei costi del servizio, ho le seguenti opzioni:
1. riduco il servizio (meno manutenzione, meno stazioni, meno bici)
2. ci aggiungo soldi pubblici per mantenere il servizio e le promesse fatte ai cittadini (come nel caso di Londra)
    • Non c’è nessuna garanzia di copertura dei costi sul lungo periodo: quando termina l’effetto novità del primo sponsor è molto difficile riuscire a reperire gli stessi fondi con il secondo, il terzo etc. perché la novità è terminata e l’asset dal punto di vista pubblicitario è molto meno attrattivo per chi vi investe sopra.
    • Non è possibile programmare una crescita certa del servizio perché incerti sono i livelli di finanziamento.


Purtroppo a Roma il livello miserabile degli interlocutori pubblici è tale che articoli del genere possono passare come verità assoluta...

domenica 15 dicembre 2013

Bike-sharing nel mondo. Confronto internazionale. Ecco perché il bike-sharing da 80 stazioni che vuole fare la Giunta Marino è qualcosa di semplicemente inutile

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Parigi - 1230 stazioni con circa 14mila bici
Londra - 570 stazioni con circa 8mila bici
Barcellona - 420 stazioni con circa 6mila bici
Milano - 184 stazioni con circa 3mila 500 bici
Lione - 340 stazioni con circa 4mila bici
New York City - 330 stazioni con circa 6mila bici (servizio appena partito, pronto ad essere portato a 10mila bici)


E' del tutto evidente che parlare di 80 stazioni e mille biciclette serve soltanto a farsi le foto con sindaco e assessore belli impettiti di fronte ad una stazione - rigorosamente centrale - il giorno dell'inaugurazione. Fine. Non servono ad altro. Non affrontano o risolvono problemi di viabilità, non spostano numeri, non entrano negli occhi della città, non danno un servizio ai turisti. Niente. Come fare? Semplice: inserire il progetto di bike-sharing nel più ampio progetto di revisione (e rivoluzione) della cartellonistica. Con alcune migliaia di mq di impiantistica pubblicitaria da destinare a questo scopo, nell'ambito dei bandi che si dovranno (si dovranno!) svolgere nel 2015 per mettere una buona volta la parola fine allo scandalo mafioso della cartellonistica romana, si potrebbero ottenere le stazioni (un numero ci auguriamo più vicino a 500 che a 300) necessarie ad un bike-sharing degno di questo nome e che davvero potrebbe impattare sulla mobilità a Roma. Il tutto, ovviamente, a costo zero per l'amministrazione. Basta avere lucidità, basta volerlo.

lunedì 7 ottobre 2013

Ignazio Marino, Guido Improta e l'eccessiva fretta nell'avere un nuovo bike-sharing a Roma. Sarà buona consigliera?

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Ieri il sindaco Ignazio Marino si è recato a Ostia, con il treno e in bici a inaugurare un nuovo progetto di pedonalizzazione del Lungomuro, ops, del Lungomare. Bene. Meno bene le dichiarazioni che in quella circostanza sono state diramate sul bike-sharing.
Si confermano insomma le voci che vogliono il Sindaco molto, anzi troppo, premuroso nel far partire il bike-sharing subito all'inizio del prossimo anno. 

Dovremmo essere contenti, contentissimi: per come la mette il Sindaco a gennaio si dovrebbero iniziare a installare 80 stazioni per un totale di quasi 1000 biciclette. Peccato tuttavia che la cosa presenti dei contorni di grande pericolo. In primis 80 stazioni non sono un bike-sharing per un territorio come Roma, sono una azione pubblicitaria. E' come dire che si pedonalizzano i Fori Imperiali e poi chiunque può transitarvi in auto. 80 stazioni non bastano, insomma, e il bike-sharing romano, se si vogliono fare le cose come si deve e non come le fece Veltroni e, ancora peggio, Alemanno, deve partire con un programma di sviluppo che può avere anche uno start a 80 stazioni, ma poi deve procedere a fasi di ampliamento rapide e successive che portino il servizio ben oltre al centro storico (con 80 stazioni si riesce a fatica a coprire il I Municipio): di questo programma non appare esserci spazio. Anche perché deve essere in nuce, deve essere pronto all'inizio, perché deve essere poi sviluppato dalla stessa ditta che gestirà il servizio. 

Ecco, appunto, la ditta. Come verrà selezionata. A quanto ci risulta, per fortuna, Guido Improta non è più sulle posizioni, indifendibili, che aveva palesato la scorsa estate. Quando apparve essere favorevole ad un'irricevibile offerta di alcune ditte pubblicitarie romane (evitiamo gli aggettivi...) che per salvarsi il fondoschiena (nel 2014 le loro concessioni devono spirare e si deve finalmente procedere a dei regolari bandi pubblici che mettano una volta per tutte la parola fine allo scandalo-Cartellopoli romano), per salvarsi il fondoschiena, dicevamo, avevano proposto di regalare all'amministrazione un pateracchio di bike-sharing pur di mantenere i loro impianti sul territorio. E' ovvio che il bike-sharing non si fa così ed è ovvio che il bike-sharing a Roma lo possono fare solo (solo!) le società che fanno i grandi bike-sharing nel mondo. I modelli, anche tecnologici, sono tre: o quello di Barcellona e Milano, quello di Parigi e Lione, quello di New York e Londra. Non ci sono altre alternative all'altezza. Ma, con questa fretta ma come ora cattiva consigliera, come si farà a fare un bando serio che contempli anche i cambiamenti nel comparto delle affissioni che dovranno essere rivoluzionate nei prossimi mesi?  Il bike-sharing deve, dovrebbe, andare insieme alla riforma dell'advertising outdoor e dunque di pari passo, con questa accelerazione si separeranno i destini delle due.

Staremo a vedere, ma si rischia di infilarsi in un vicolo cieco. L'optimum, invece, sarebbe aspettare la fine del 2014 e inserire un ampio schema di bike-sharing dentro al bando per la cartellonistica per legare le sorti dei due comparti. Il rischio è fare qualcosa che non sia efficace, che dunque non sia rispettato ne dagli utenti ne dalla volgarità degli automobilisti. E già sarà difficilissimo convincerli che non possono posteggiare più dentro le stazioni...

lunedì 26 agosto 2013

Il rilancio del bike-sharing di Guido Improta? Una doppia sciagura sia per i ciclisti sia per i cittadini che richiedono la riforma della cartellonistica. Ecco perché

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L’iniziativa di “rilancio”, tra tante virgolette, del bike-sharing a cui sta lavorando l’assessore Guido Improta e che è stata anticipata dalla stampa qualche giorno fa appare fin da subito molto deludente. Un semplice e banale piano, già esistente all’epoca Alemanno, che non porta alcun vantaggio a questo servizio che ha bisogno di ben altro respiro per risultare decisivo. Non dimentichiamo che il bike-sharing, dove fatto funzionare come si deve, ha drenato fino ad un 10% di spostamenti urbani liberando strade e combattendo la congestione del mezzo pubblico. In una città come Parigi, per capirci, l’istituto dello sciopero dei mezzi pubblici ha perso completamente forza (pensate a Roma il venerdì…) perché tanto la gente in ufficio ci arriva uguale grazie al bike-sharing. Uno strumento potentissimo che per funzionare deve avere determinate caratteristiche che sono profondamente lontane da uno schema di 80 stazioni come lo prevede Improta.
Con 80 stazioni, in una città sconfinata, Roma avrebbe (pur con un abbonamento simile, anzi un po' superiore, a quello di altre città: 40€) meno postazioni di Torino, meno della metà di Milano con un terzo delle biciclette della città lombarda. Inutile addentarsi in spiegazioni tecniche: con 80 stazioni il bike-sharing non serve ad alcunché.
Non si capisce poi perché per installare delle stazioni occorra il vialibera della Soprintendenza. Che sovente boccia ma che non boccia mai la sosta delle auto, anzi neppure viene interpellata. Per un parcheggio di biciclette serve il loro assenso, per un parcheggio di autovetture no: bizzarro, no!?

Al di là delle questioni dimensionali e delle questioni architettoniche e di tutela, passiamo alle questioni gestionali. La terribile notizia per tutto il movimento che si occupa di combattere la cartellopoli romana (ovvero quello scandalo incredibile che negli ultimi anni ha ulteriormente peggiorato la annosa consegna del mercato della pubblicità ad una pletora di ditte spesso para-criminali) è che il Comune sta cercando di scindere le sorti del bike-sharing da quello dello scandalo cartellopoli. Dovunque il bike-sharing funzioni infatti, con poche eccezioni come Londra ma con tante conferme come Parigi, Lione, Milano, Torino, sono le società dell’impiantistica pubblicitaria  a gestirlo. Da qui l’assioma secondo cui a Roma il bike-sharing  avrebbe potuto funzionare solo dopo una radicale sistemazione (che oggi è alla portata grazie alla scadenza delle concessioni nel 2014) del mercato pubblicitario inserendo  il bike-sharing stesso tra i ‘tornaconti’ in un eventuale bando di gara che assegnasse le nuove concessioni. Ora cosa succede? Succede che il bike-sharing si cerca di farlo lo stesso, non più in cambio di cartelloni pubblicitari e dunque non più nell’ambito di una risistemazione del comparto cartelloni. L'amminirazione, a quanto pare e speriamo davvero di sbagliarci, immagina di non poter risolvere il bubbone dei cartelloni e allora trova, maldestramente e goffamente, le strade per aggirarlo.

Avremo, dunque, un bike-sharing che non servirà a nessuno, con sole 80 stazioni su un territorio che dovrebbe averne almeno dieci volte tanto, e in compenso non potremo più neppure utilizzare questo argomento come leva e grimaldello per richiedere a gran voce la sistemazione del comparto cartelloni. Una perdita secca su entrambi i fronti, un uno due da ko.

Auguriamoci che l’assessore alla mobilità, che ha giustamente la delega per la ciclabilità, corregga rapidamente la rotta. Anche perché altre caratteristiche minori del progetto (demenziali le bici elettriche, pericolosissimo per il Comune doversi caricare dei costi del vandalismo) appaiono valorizzare il nostro pensiero: non occorre inventarsi nulla, i modelli esistono già e vanno soltanto copiati.

lunedì 22 luglio 2013

Interrogazione urgente sul bike-sharing. Come risponderà Ignazio Marino a questi puntuali appunti?

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La bella interrogazione sul bike-sharing presentata da Enrico Stefàno del Movimento Cinque Stelle mentre tutto il Consiglio Comunale (e pure la Giunta) o dormono o, nonostante le condizioni di questa città, pensano all'agosto di vacanza... Bravo!
PS. E notate come si affonda sul tema cartelloni: evidentemente il M5S ha capito più di altri che è da lì che si deve transitare per ottenere un efficiente bike-sharing a Roma...