domenica 1 gennaio 2012

Bike Sharing a Roma e Parigi. L'ulteriore confronto. Due conti

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Quanto è costata in termini di mq la partenza del Velib' parigino ovvero del più grande e importante schema di bike-sharing al mondo? Facciamo due conti.

Per le 20.600 biciclette previste dal Velib' nel 2006/2007 vennero messi in palio 1280 cartelloni da 2mq e 348 cartelloni da 8mq. Fanno complessivamente 0,25mq a bicicletta.


Per le 850 biciclette previste dal bike-sharing sono stati messi in palio, da un bando ancora in essere, 1500 mq di impianti pubblicitari. Fanno 1,76mq a bicicletta.


Aggiungeteci che il bando per il bike-sharing parigino venne pubblicato nel 2007, venne espletato, assegnato, gestiti i ricorsi e il servizio inaugurò proprio nel 2007. A Roma il bando è stato pubblicato nel 2011 ma lo stesso Comune prevede le prime colonnine installate solo nel 2013. Dopo due anni. Dunque, a quanto pare, con 6-7 anni -se tutto andrà "bene"- di ritardo rispetto a Parigi avremo un servizio 25 volte più piccolo di Parigi in una città come la nostra che è 11 volte più estesa di Parigi. Ne deriva che il servizio romano sarà circa, di fatto, 250 volte meno interessante di quello parigino. Duecentocinquanta volte. In compenso il tutto costerà alla città di Roma sette volte di più. Comparando questo ulteriore dato e incorporandolo vediamo che il servizio romano avrà quando sarà inaugurato una qualità

1750 volte peggiore

rispetto a quella parigina.


Pensate quanto Roma paga la situazione del mercato pubblicitario. E' vero a Parigi c'è un monopolio da parte di un'unica azienda che ha richiamato su se anche alcune critiche negli anni. Ma in determinati e delicati settori è meglio il monopolio o la mafia?

martedì 20 dicembre 2011

Dalla padella, alla brace

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C'è un combinato disposto di tutte le responsabilità. La pessima stampa romana, la scadente amministrazione romana, il pubblico romano. Tutto. Insomma una inchiesta -e ci voleva una inchiesta?- di Repubblica denuncia lo stato di abbandono del bike-sharing capitolino con foto eloquenti. Tutte le biciclette sono state rubate, le stazioni sono in balia della sosta selvaggia come tutta la città.

Per tutta risposta il Comune cosa fa? Stringe i tempi sulla gara? Dichiara una stretta sui controlli? Aumenta le sanzioni in prossimità delle stazioni del bike-sharing? Naaa. Promette l'acquisto di ulteriori 200 biciclette. 200 biciclette che saranno acquistate e associate ad un servizio che non funziona, che non è utilizzabile, che è appetibile esclusivamente per i redivivi Ladri di Biciclette. Come continuare a riempire di acqua un colapasta.

Intanto sui giornali di oggi un breve avviso ufficiale annunziava la proroga per la gara del bike-sharing in cambio di pubblicità. Segnale che non c'è stata attenzione da parte delle ditte, che la gara rischia di andare deserta. E se così non sarà, comunque -queste sono le indicazioni ufficiali- l'assegnazione della gara è prevista per il luglio 2012; poi bisognerà aspettare i ricorsi, i permessi, le soprintendenze. Insomma l'amministrazione sembra proprio improntata a rendere operativo il servizio (che comunque sarà ridicolo rispetto a tutti gli altri bike-sharing e avrà addirittura meno di 900 bici) giusto a ridosso delle elezioni comunali del 2013. Tra un anno e mezzo... Peccato che non ci cascherà nessuno.

venerdì 25 novembre 2011

Bike-Sharing Roma partecipa alla giornata dei blog contro lo scandalo cartelloni

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Lo ripetiamo per i meno attenti. A Roma -nella migliore delle ipotesi- ci sono 200mila impianti. Per avere un inizio (un inizio!) di bike-sharing decente ne occorrono 700. 700 impianti sono lo 0,4% dei 200mila presenti. Un numero così infinitesimale rispetto al quale cambierebbe davvero poco o nulla se gli impianti saranno in più rispetto al Piano Regolatore (Piano Regolatore che di per se è già una merdata) o saranno ricompresi nello stesso.

Purtroppo su questa questione si stanno alzando le solite polemiche, probabilmente sollecitate dagli stessi cartellonari mafiosi decisamente destabilizzati dal fatto che, per una volta in questa città, la pubblicità esterna non servirà soltanto a gonfiare i conti in banca del crimine organizzato, ma sarà utile per i cittadini dando in cambio un servizio. Micidiale per la camorra cartellonara visto che qualche cittadino (e qualche amministratore) a quel punto potrebbe chiedersi: ma se ci sono 700 cartelloni che ci danno un comodo e utile servizio di bike-sharing, come è possibile che 200mila impianti non ci diano nulla se non degrado e quattro lire (20milioni l'anno, una media di trenta centesimi al giorno per ogni impianto)?

Dunque in bocca al lupo al bando per il bike-sharing.

martedì 15 novembre 2011

A Roma vi sono -stima prudenziale- 200mila impianti pubblicitari. Di questi 150mila abusivi. Per il PD il problema sono i 700 dedicati al bikesharing

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"Bike sharing, la gestione ai privati
In cambio nuovi spazi pubblicitari"
Dal presidente della commissione capitolina Trasparenza, Massimiliano Valeriani (PD), arriva lo stop al bando di affidamento, perchè aggiudicherà anche alcuni impianti ritenuti illegittimi
di GIULIA CERASI
Stop al bando per l'assegnazione della gestione del bike sharing ai privati perché "esistono motivi di illegittimità della delibera". A dirlo è il presidente della commissione capitolina Trasparenza, Massimiliano Valeriani. In una lettera inviata agli assessori comunali all'Ambiente e alla Mobilità, Marco Visconti e Antonello Aurigemma, e all'Agenzia per la Mobilità, il consigliere pd Valeriani contesta quella parte del provvedimento che affida alla società che si aggiudicherà il servizio anche 1.500 metri quadrati di spazi pubblicitari per dodici anni. Spazi ritenuti illegittimi, dal momento che i 700 nuovi impianti andranno in deroga al regolamento sulle affissioni e al futuro piano regolatore degli impianti pubblicitari.

Ad oggi la pubblicità connessa al bike sharing è permessa solo sulle colonnine, sulle pensiline, sulle rastrelliere e sulle biciclette stesse. Ma nella delibera del 3 agosto scorso, con cui il Comune ha incaricato l'Agenzia per la Mobilità di sviluppare il nuovo servizio affidandolo tramite bando alla gestione di una società esterna, è spuntata una formula con cui si concedono gli impianti separati dalle postazioni delle bici. "Come mai chiede il pd Valeriani nella lettera non è stata valutata la possibilità di utilizzare i 27mila metri quadri di impianti comunali evitando così l'installazione di nuovi cartelloni?". Il consigliere Pd ha dunque chiesto il ritiro della delibera e il blocco della pubblicazione del bando.


(da Repubblica di oggi)


*Che dire. Da una parte è assurdo l'atteggiamento del PD. Dall'altra sono evidenti una serie di cose. Dei 200mila vergognosi impianti abusivi della città l'assessorato all'ambiente non è riuscito a strapparne neppure mezzo. Per il bike-sharing ha dovuto, a quanto pare, aggiungerne 700 in più (lo 0,40%) e su questi 700, ovviamente, il PD fa la cresta visto che vuoi o non vuoi si tratta di un aumento di impianti. E' del tutto evidente che Roma, a differenza di tutte le altre capitali europee non potrà avere il suo bikesharing se prima non si procederà all'azzeramento delle autorizzazioni pubblicitarie ed alla loro riassegnazione -come è capitato a Napoli- previo bando. All'interno del bando verrà inserito, tra gli oneri della ditta vincitrice, anche quello di gestire un bike-sharing. Come succede in tutte le città del mondo. Il problema è che questo bando non ci sarà mai, perché sopra alle affissioni vi sono gli interessi della mafia e questa mafia ha qualcuno che le tiene... bordone dentro al Comune. Non resta che sperare nell'Europa, in Mario Monti, nella rivoluzione del marcio mondo dei servizi municipali che si prospetta.
Che tristezza.

venerdì 28 ottobre 2011

Ecco il bike-sharing a Roma

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Un doppio danno. Sia perché non c'è un servizio che dovunque è stato realizzato ha fatto svoltare la mobilità urbana. Sia perché si alimenta la cattiva educazione, la violenza, la sopraffazione, la violazione delle regole. Quando, ipoteticamente, un servizio partirà davvero bisognerà ricominciare da capo: facendo capire ai signori proprietari di questi scooter che lì non si posteggia.
foto Claudio Salvatore

lunedì 17 ottobre 2011

Il peggiore servizio d'Europa

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Ecco due foto scattate oggi alla stazione BikeSharing di Campo dei Fiori. Prima tappa della mia passeggiata domenicale alla ricerca di una bicicletta attraverso le seguenti stazioni: S. Andrea della Valle, Argentina, Pantheon, Oratorio, Fontana di Trevi, Spagna, Popolo e Flaminio. Tutte vuote tranne Argentina (1 bicicletta rotta) e Flaminio (ben 3 biciclette rotte). L'unica stazione con il cartellino risulta essere Campo dei Fiori. Sapevo già che non avrei trovato nessuna bicicletta, essendo "in manutenzione" da parecchie settimane (poi che cazzo stiano facendo non si sa), ma è da notare l'informazione particolarmente precisa e diffusa di ATAC...
Urelianu Colombani

giovedì 6 ottobre 2011

L'unico bike-sharing in Europa con gli addetti che consigliano di non abbonarsi. E fanno bene

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Salve sono un pendolare come molti altri. La mattina prendo il treno presto per arrivare al centro di Roma esattamente a piazza di Spagna, sappiamo benissimo in che condizioni versano le metro della capitale sa di "transumanza" andare a lavoro. Ieri parlando con dei colleghi avevo trovato una soluzione per evitare la bolgia di persone che trovo ogni mattina nella metro A: il bike-sharing. Un fulmine a ciel sereno. Oggi euforico per la bella idea dei miei colleghi mi sono recato alla biglietteria della fermata metro Spagna: una gentilissima operatrice mi dice: "le consiglio prima di firmare il contratto di accertarsi che ci siano le bici dove deve prenderle lei, visto che molti cittadini abbonati si stanno lamentando per la mancanza delle stesse", ringrazio l'operatrice e faccio un giro in zona, e guarda caso proprio come diceva lei, alle 9.30 di questa mattina i posteggi di piazza di Spagna, via della Scrofa e del Parlamento era totalmente vuoti... Mi sono chiesto allora funziona molto bene in molti cittadini sfruttano il servizio, ma poi sono capitato sul vostro sito e mi sono accorto che in realtà non è un servizio, ma un bel disservizio: non funziona per nulla! Siamo i soliti zimbelli d'Italia. Una delle poche cose buone che erano nate qui a Roma è durata meno del previsto!
A. T.

mercoledì 28 settembre 2011

Piegato dall'abbandono e dall'incuria. E sul bando di gara, non si sa nulla...

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Questa la situazione della postazione del bike sharing su Via del Corso senza contare che il bar lì presente la usa come sostegno a grossi pannelli pubblicitari ed al leggio del menù.
Riceviamo segnalazioni su come anche le altre stazioni non se la passino meglio.
Romani e turisti passando qui davanti si faranno sicuramente una bella idea della città.
Fausto Bonafaccia

lunedì 19 settembre 2011

Tra un anno, estate 2012, solo Roma e l'Africa non avranno dei seri schemi di bike-sharing. Leggete cosa sta succedendo a New York

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Sarà triste, ma alternativa non c'è: dobbiamo parlare dell'estero. Parlare di Roma è impossibile, o, meglio, è possibile solo in negativo: si parla dell'estero per capire come e quanto vergognarsi a Roma.
A questo giro andiamo a New York per raccontare e raccontarci la vera svolta, il vero spartiacque che segnerà il prima e dopo degli schemi di bike-sharing mondiali. Il piano per il bike-sharing newyorkese, che partirà la prossima estate promette di cambiare la percezione del mondo (del mondo!) rispetto a questo servizio. Il bike-sharing a New York, diciamo subito, è un successo annunciato di proporzioni siderali. Perché? Perché la città si sta sempre più europeizzando, la morfologia è favorevole, stanno nascendo tante ciclabili, lo stile di vita green è di moda e andare in giro con costosi e inquinanti suv è, da quelle parti, roba da bifolchi e sfigati. Tutto il contrario di questa Italia che si merita oggi di essere colonia dell'Albania, con tutto il rispetto dell'Albania dove il rispetto delle leggi non scritte della civile convivenza ci sta superando di gran carriera.

Il sistema, per cui si è già scelta modalità e gestore, partirà con 600 stazioni e con 10mila bici. Insomma il minimo indispensabile per coprire le aree più dense di Manhattan e Brooklyn. Per le altre zone (e per coprire il Qeens, il Bronx e Staten Island, ci sarà tempo). La sostenibilità sarà data dal modello londinese: uno sponsor sulle stazioni e sulle bici. Qui c'è il pdf per la ricerca delle aziende sostenitrici (che a quanto pare potranno essere più di una). Una opportunità di visibilità che si rivelerà formidabile: la scadenza per le adesioni è fissata al 30 settembre, ma c'è da immaginare una fila di corporation nonostante la crisi.
Il bike-sharing newyorkese infatti diventerà l'icona della nuova mobilità urbana. A New York oltre la metà degli spostamenti urbani medi stanno sotto le due miglia. Il bike-sharing è il migliore strumento in assoluto (certo non quando il cielo manda quelle micidiali nevicate, è chiaro) per questo tipo di spostamenti. L'icona della nuova mobilità, dicevamo. Sì perché nonostante il successo clamoroso in città come Londra, Milano, Barcellona, Lione e Parigi, il bike-sharing non ha ancora avuto quella epopea di visibilità che solo il cinema può conferire. New York è una città cento vole più cinematografica di tutte le altre città citate messe assieme, ne consegue che già a partire dal 2012 decine e decine saranno film e telefilm ad immortalare questo nuovo e impareggiabile modo di spostarsi in città.

E le città che ne saranno sprovviste faranno la figura di grandi megalopoli del sottosviluppo.

Altra curiosità che dimostra quanto l'amministrazione Bloomberg (uh, toh, un sindaco di destra...) tenga al progetto: sul sito dell'assessorato alla mobilità della città si trova un pratico programma (spiegato anche nel video sopra e raggiungibile qui) per suggerire dove collocare le 600 stazioni. La scelta finale avverrà tenendo conto delle indicazioni dei cittadini.

Infine, ecco il sito ufficiale della New York City Bike Share, una iniziativa, ripetiamolo, che non costerà neppure un dollaro alle affaticate casse pubbliche della Grande Mela.

martedì 13 settembre 2011

Tutti i numeri di Torino

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Novità per il ToBike, lo zoppicante bike-sharing torinese che, ormai con 13mila abbonati inizia a farsi largo all'ombra della Mole Antonelliana. ToBike ad oggi ha 60 stazioni. Vi ricorda qualcosa? Già, siamo più o meno sulle dimensioni alle quali si vuole fare arrivare il servizio a Roma dopo il già contestato bando.
Con due differenze. La prima è che Torino, rispetto a Roma, è qualcosa meno di una città minuscola. E dunque le 60 stazioni hanno un peso specifico cinque o dieci volte superiore. La seconda è che a Torino, per la prossima annata, si prevede un raddoppio del servizio: 57 stazioni in più per arrivare a 117.
A Roma, purtroppo, non si prevede niente, salvo 70 goccioline in un oceano sconfinato. Partire da 70 postazioni va bene, ma solo se già si prefigurano i successivi step di sviluppo. Da concordarsi, fin da subito, con la società che vincerà il bando.

giovedì 8 settembre 2011

Davanti al Parlamento e dietro alle loro automobili

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In effetti è inutile chiacchierare, commentare, parlare. Non c'è nulla da dire. Non c'è nulla da aggiungere alla violenza ignobile che palesano le immagini. Il nostro lettore, Massimo Guareschi, semplicemente chiosa: "viene da piangere". E noi, che abbiamo lo stesso identico sentimento, siamo con lui.